Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Archivio delle fonti orali
Intervista al figlio di Gastone Tanzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedý 20 marzo 2014

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Abbiamo realizzato un'intervista al figlio (classe 1928) di Gastone Tanzi (classe 1899), il quale ci ha messo generosamente a disposizione non solo i ricordi della sua vita e di quella del padre negli anni del Ventennio e della Rsi ma anche vari diari del padre scritti negli anni 1940-1947.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 22 marzo 2014 )
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L'8 settembre dei lettori PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 04 novembre 2013

Prosegue la pubblicazione dei diari, dei ricordi e delle testimonianze sull’8 settembre e la caduta del fascismo inviati in redazione al Corriere dai lettori. In molti casi si tratta di testi di svariate pagine. Per ragioni di spazio, sono stati ridotti.

POTENZA SCOPRE LA GUERRA

Le bombe su Potenza caddero la sera dell’8 settembre 1943! Mio padre, Pasquale, affacciato al balconcino della casa di via Plebiscito al numero 7, stava conversando con il compare Alfredo commentando proprio la firma dell’armistizio e la fine della guerra. Io, un bimbo di 11 anni con i pantaloncini corti, ero seduto su uno sgabellino [...] incantato da quei discorsi da grandi quando due colpi sordi fecero tremare i vetri del balcone.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 09 gennaio 2014 )
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Dai ricordi di Claudio De Ferra, reduce della Rsi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 04 novembre 2013

 

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Lo sto guardando e mi commuovo. Adesso anche lui mi guarda e fa un sorriso.

“Come va, amico mio?”

“Non posso lamentarmi, poteva andarmi peggio, molto peggio.”

“Lo immaginavo. Anzi lo speravo. Insomma ti è andato tutto bene.”

“Hai ragione, sono stato fortunato. Molto più di tanti altri, lo so bene.”

Ultimo aggiornamento ( venerdý 08 novembre 2013 )
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L'8 settembre nei ricordi del reduce Claudio De Ferra PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 04 novembre 2013

 

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 L’impatto con la caserma era stato terribile. Quell’edificio, davanti al quale era passato tante volte fin da ragazzo e dal quale aveva visto uscire tanti bravi soldatini sardi pronti per la parata, gli appariva ora, dall’interno, un immenso alveare vuoto. Era veramente immenso ed era una desolazione vederlo vuoto, esangue, privo di vita. Per attraversarlo occorreva tempo e pazienza, ad ogni edificio ne seguiva un altro, e poi un altro ancora. C’erano le sale delle armi, tante, alcune vere ed altre finte, da esercitazione.

Ultimo aggiornamento ( martedý 05 novembre 2013 )
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Ancora dai ricordi di Claudio, ex ufficiale Gnr: Pola, 1945 PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
domenica 02 gennaio 2011
“Non ricordo una bora del genere. Questa notte pareva che ribaltasse la casa. Di sicuro superava i centocinquanta chilometri all’ora. Sai cosa sono centocinquanta chilometri all’ora?”         “Certo che lo so, nonno. E’ quella velocità a cui si prende la multa sull’autostrada se c’è l’autovelox. Ma lo stesso papà ci prova e io ho paura, ma sto zitta …”         “Sai, Arianna, anch’io, quando avevo qualche anno di meno, ci provavo. Mi è andata sempre bene, ma non si dovrebbe. Però ti dirò che una volta non c’erano i limiti di velocità e ognuno si regolava come meglio credeva. In America, invece, c’erano già quando ci andai nel 1960. Ed erano bassissimi. Figurati che sulla Masspike, ossia sulla highway che gira attorno a Boston, c’era il limite di 50 miglia all’ora, circa 80 chilometri, e c’era un traffico che non ti dico. Le macchine, i macchinoni di quella volta, stavano in fila sulle quattro corsie per parte tutti a 50 miles, tutti disciplinati come un fiume che scorre lentamente verso a foce.”         “Mi pare di esserci stata con te su quel fiume, nonno. Tu mi fai vivere la tua vita come se fosse la mia. Ti voglio tanto bene, nonno …”         “Arianna, i nonni sono fatti proprio per questo. Se no, ai bambini chi racconterebbe le fiabe? I genitori sono troppo occupati per farlo, lo sai bene che mamma e papà lavorano tutto il giorno. Papà fuori e la mamma fuori e poi in casa. Dove troverebbero il tempo per raccontarti le fiabe?”         “Ma tu non mi racconti solo fiabe. Quelle le raccontavi quand’ero piccolina. Adesso sto per fare i quindici, sono ormai grande, vado al liceo.”         “E’ per questo che ti racconto fiabe vere. Se no, mi diresti che ti annoio. Ma ero partito dalla bora di questa notte e voglio ritornarci. Una bora così non la ricordavo …”         “Eh no, nonno, non me la racconti giusta, questa volta. Mi ricordo un tuo racconto di quando eri ragazzo. Me lo ricordo bene, eri a Pola che allora era italiana.”         “Brava! Che memoria! Tu sei la mia memoria, Arianna mia.”         “Me la ricordo bene, ma voglio che me la racconti di nuovo perché mi piace come le racconti tu le tue storie.”“Sì, era appena arrivato il 1945, la guerra sarebbe finita nella primavera, ma nessuno lo poteva sapere. Quel gennaio fu freddissimo. E non c’era il riscaldamento nelle case, come adesso. Al solo pensarci mi vengono i brividi. Sai, entravamo nel letto per dormire e ci pareva di trovarci in una buca di ghiaccio. Sento ancora quel freddo anche adesso che sono passati più di sessanta anni. Ma nessuno stava meglio. Solo una volta mi era capitato, giusto l’anno prima, di trovare una stanza, nella caserma dov’ero, con la stufa accesa. Io ero un abusivo perché la stanza era per i sottufficiali e io ero un semplice soldato. Ma mi lasciarono dormire lì, forse per compassione.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 06 gennaio 2011 )
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