Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Si amplifica «il piacere dell’archivio» a Salò: il fondo Vincenzo Caputo, ufficiale della S. Marco PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena   
venerdì 23 gennaio 2009

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Uno pensa all’archivio e si immagina un lavoro di mera e passiva conservazione materiale del patrimonio documentario di un fondo archivistico: in realtà è tutta un’altra storia e ben ce la racconta Arlette Farge:

 

«d'estate come d'inverno il documento d’archivio è gelido

– e così sono le carte anche da noi a Salò, andiamo al risparmio – .

Nel decifrarlo si tratti di una pergamena o di una cartaccia,

le dita si intorpidiscono e si macchiano di fredda polvere nera.

Per occhi non esercitati è poco leggibile anche

quando è coperto da una scrittura precisa e regolare.

Arriva sul tavolo di lettura spesso in fascicoli,

legato con dello spago o stretto da cinghie,

insomma infagottato, con gli angoli divorati dal tempo e dai roditori;

prezioso, INFINITAMENTE e fragile, lo si manipola con cautela

per paura che un modesto inizio di deterioramento diventi magari definitivo.

Al primo sguardo si può capire se, dopo la sua archiviazione,

è stato consultato anche una sola volta o no.

Un fascicolo intatto è facilmente riconoscibile, non dal suo aspetto generale

(può essere conservato a lungo fra scantinati e inondazioni,

guerre e sconfitte, brinate e incendi),

ma da un certo modo di essere uniformemente

ricoperto da una polvere che non si volatizza,

che rifiuta di levarsi al primo soffio,

senza nessun'altra traccia

tranne quella livida del laccio di stoffa

che lo stringe e lo regge

piegandolo appena nel mezzo.

Fuorviante

e

colossale,

un archivio ha un grande potere di

SEDUZIONE.

Offre brutalmente un mondo sconosciuto

dove i reprobi,

i miserabili,

gli scellerati

giocano la loro parte in una società vivace e instabile.

La lettura provoca subito un effetto di reale

che nessun testo stampato può suscitare.

Nasce così la sensazione ingenua,

ma

PROFONDA,

di squarciare

un velo,

di attraversare

l'oscurità della conoscenza,

di raggiungere,

come dopo un lungo e incerto viaggio,

l'essenzialità delle persone e delle cose.

L'archivio riesce a mettere tutto a

NUDO:

buttato giù in poche righe,

appare non solo l'inaccessibile,

ma il

VIVENTE.

Si dispiegano

sotto gli occhi

dei brandelli di verità

oggi spenti;

abbaglianti

di nitidezza e di credibilità.

Non c'è dubbio

la scoperta dell'archivio

è una manna regalata

che giustifica appieno il suo nome:

FONTE.

L'archivio è

una

BRECCIA

nel tessuto di tutti i giorni,

la presa di coscienza di un avvenimento.

In esso

tutto

si focalizza

su qualche attimo della vita di personaggi ordinari,

raramente visitati dalla storia.

Esso

affatica

FISICAMENTE

perché è eccessivo,

invadente come le maree equinoziali,

le valanghe e le inondazioni.

Il raffronto

con dei fenomeni naturali e imprevedibili

non è affatto fortuito:

a chi lavora negli archivi accade spesso

di immaginare il suo percorso in termini di

tuffo,

immersione,

addirittura naufragio...»

 

ecco, il Centro Studi Rsi vi offre da oggi un naufragio

 tra mine, campi minati, mitragliatrici Breda 37,

mortai da 45, pistola modello 34,

 

…testi, appunti, fotografie

 della Scuola Ufficiali GNR di Modena,

donatici da Vincenzo Caputo, classe 1925,

avvocato in pensione,

autore di pubblicazioni storico-militari,

ufficiale nelle file della San Marco

durante la Rsi.

 

 

Ps.

Il Centro

mette a disposizione

anche

 zattere e “Venerdì”

 in caso di

necessità.

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Ultimo aggiornamento ( venerdì 23 gennaio 2009 )
 
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