Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
"Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini": 26 agosto 2009 a Sal˛ PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedý 20 agosto 2009

Ti aspettiamo mercoledì 26 agosto 2009

alle ore 21 sul lungolago di Salò

 

per la presentazione del volume

di Gianni Scipione Rossi

"Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini"

edito da Rubbettino.

 

 

Sample Image Sample Image

 

 

Interverrà l’autore, intervistato

da Antonio M. Arrigoni.  

La governante Cesira Carocci (Gubbio, 1884-1963) è l'unica donna, a parte la moglie Rachele, che abbia vissuto in casa di Mussolini, dal 1923 al 1934.

Al contrario di altri collaboratori - dal commesso Navarra all'autista Boratto non ha mai rivelato segreti, né lasciato memoriali. Tra le "donne del duce" è forse la più misteriosa.

Grazie a meticolose ricerche per la prima volta ne viene svelato il volto e chiarito il ruolo.

Raccomandata da Margherita Sarfatti, ribattezzata da D'Annunzio "Suor Salutevole", diventò col tempo interfaccia tra la "società civile" e il dittatore. Confidente, infermiera, "segretaria", entrò in conflitto con donna Rachele. La moglie del duce riteneva che ne coprisse i tradimenti e che lei stessa fosse una delle tante amanti. Nonostante la simpatia della sorella del duce, Edvige - provata da una lettera privata inedita - alla fine fu licenziata.

Tommaso Montesano, La cameriera tuttofare racconta manie e scappatelle di Benito, in «Libero», 16 novembre 2007.

 

 

Scipione Rossi pubblica la biografia di Cesira Carocci, governante personale del Duce «Facevo ogni giorno la spesa in un negozio diverso per evitare che fosse avvelenato».

 

Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Gianni Scipione Rossi "Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini" (Rubbettino, pp. 160, euro 10). Ma chi era Cesira? Per quasi dodici anni, dal 1923 al 1934, è stata l'ombra del Duce. Condividendone i segreti, gli sfoghi e i progetti tra le mura domestiche. Cesira Carocci, classe 1884, umbra di Gubbio, era molto di più di una semplice governante. Era "la" donna di Benito Mussolini. Talmente vicina al capo del governo da suscitare la gelosia della moglie Rachele, che alla fine riuscirà ad ottenere il suo licenziamento. Alla base della decisione, il timore che Cesira coprisse i tradimenti del marito. O, peggio, che avesse intrecciato con il Duce una relazione sentimentale. C'è tutto questo nel libro che Gianni Scipione Rossi, giornalista Rai (dove dal 1999 è vicedirettore di "Rai Parlamento"), dedica a Cesira, ribattezzata "Suor Salutevole" da Gabriele D'Annunzio per la cura con la quale si occupa del Duce.

La storia tra Cesira e Mussolini quando il capo del fascismo si trasferisce a Roma come presidente del Consiglio. Dopo la parentesi al Grandhotel, Mussolini trova un appartamento a via Rasella e ha bisogno di una cameriera che si occupi della sua nuova casa. La famiglia, Rachele in testa, si trova a Milano. Ecco così Cesira, consigliata al Duce da Margherita Sarfatti, «che in quei tempi occupava un posto importante nel cuore di Mussolini». Al termine di un colloquio di lavoro «freddo e burocratico», la ventinovenne Cesira è assunta ed entra nella casa del capo del governo con un salario mensile di trecento lire. Il rapporto, però, scrive l'autore, è «destinato a prendere presto un'altra piega». Nel senso che Cesira, dopo un anno trascorso da «cameriera tuttofare, puntuale ed efficiente», conquista la fiducia del padrone di casa. Succede ai tempi del delitto Matteotti (10 giugno 1924), quando Mussolini, in piena bufera politica, è per la prima volta colpito dai sintomi dell'ulcera allo stomaco. Cesira, improvvisandosi infermiera, veglia per tre giorni accanto al Duce in modo impeccabile. E allora, ricostruisce Scipione Rossi, che comincia l'idillio. Perché la donna sa che «a quel punto il Duce non la percepisce più come un'estranea, per quanto efficiente. In qualche modo è penetrata nella sua intimità. E diventata una persona di famiglia». Che dieci anni dopo, in servizio a Villa Torlonia, è subissata di suppliche in qualità di "signorina"; "segretaria"; "vedova Mussolini". E, insomma, percepita come l'interfaccia di Mussolini al pari, se non più di donna Rachele. Una fedeltà che il Duce non dimenticherà mai, al punto da farle recapitare ogni mese un vitalizio a carico dell'amministrazione del "Popolo d'Italia", il giornale fondato da Mussolini.

Ultimo aggiornamento ( giovedý 20 agosto 2009 )
 
< Prec.   Pros. >