Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
2 settembre 2009, ore 21, lungolago Sal˛: "Hitler e Mussolini" PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedý 01 settembre 2009

2 settembre 2009

ore 21

Lungolago Salò

 

presentazione del volume

“Hitler e Mussolini. La Repubblica sociale sotto il terzo reich”

 

Interverrà l’autrice Monica Fioravanzo, intervistata da Angelo Ventura.

 

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Recensione 

Emilie Gentile, Il duce temeva un disegno annessionistico da parte del Terzo Reich. Voleva dare agli italiani «la sensazione che esiste una Repubblica», in «Il Sole 24 Ore», 7 giugno 2009, p. 31.

 

 

L’Italia ha perso tutti i territori che aveva ottenuto con la Grande Guerra e con le guerre del Risorgi­mento contro l'Austria. La repub­blica italiana, governata da un regi­me totalitario, è uno Stato a sovranità limitata nell'ambito di un grande impero continentale, sul quale sventola la bandiera rossa con una croce uncinata. È il Nuovo Ordine Europeo del Terzo Reich millenario.

Questo scenario non appartiene a una inven­zione romanzesca: era la sorte cui molti gerarchi nazisti intendevano destinare l'Italia dopo la vittoria della Germania nella seconda guerra mondiale. «Tutto ciò che era un tempo posses­so austriaco deve ritornare in nostra mano», scriveva Goebbels nel suo diario all'indomani dell'8 settembre.

Verso questa direzione erano orientate alcune importanti decisioni prese da Hitler dopo la resa italiana dell'8 settembre. Infatti, fin dal io settem­bre, cioè prima della liberazione del duce e la co­stituzione della Repubblica sociale, il Führer ave­va sottoposto al diretto controllo di due Geuleiter austriaci le zone denominate Alpernvorland, cioè le province di Bolzano, Trento e Belluno, e Adriatisches Küstenland, comprendente le pro­vince di Udine, Gorizia, Trieste, Fola, Fiume e la provincia di Lubiana annessa all'Italia nel 1941. Nel Sud Tirolo fu avviata una operazione di "de­italianizzazione", cancellando i nomi italiani di comuni e strade. Al confine del Brennero fu tolto il cippo che segnava lo Stato italiano. Nelle pro­vince della Venezia Giulia e dell'Istria furono ria­perte le scuole slave che il regime aveva soppres­so. Ma anche nel resto del territorio della Repub­blica sociale, la sovranità italiana era ignorata dai nazisti e dai comandanti militari tedeschi, che spadroneggiavano brutalmente come una forza di occupazione. Al nuovo Stato fascista, costitui­to il 23 settembre da Mussolini per volere di Hitler, il Terzo Reich «non attribuì che un ruolo ausi­liario e strumentale, senza reali margini di auto­nomia, che il duce e il suo governo si illusero talore di ottenere, mentendo a se stessi».

È questo il giudizio conclusivo espresso da Mo­nica Fioravanzo in un nuovo studio sui rapporti fra la Repubblica sociale e il Terzo Reich. Avvalen­dosi di documenti inediti italiani e tedeschi, e con una attenta rilettura critica delle fonti edite, la Fio­ravanzo ha confutato la tesi, sostenuta da alcuni storici, fra i quali Renzo De Felice, secondo la qua­le un Mussolini politicamente defunto, malato, av­vilito, depresso e desideroso solo di rintanarsi nel­la vita privata, avrebbe assunto la guida di un nuo­vo Stato fascista non per ambizione personale né per desiderio di potere, ma unicamente per dove­re patriottico, cioè per proteggere gli italiani dalla furia vendicatrice del Führer, che avrebbe minac­ciato di radere al suolo le principali città italiane se il duce avesse rifiutato. In realtà, precisa la Fiora­vanzo, ancora prima della liberazione del duce, Hi­tler aveva già deciso la costituzione di un nuovo Stato fascista, con o senza Mussolini, perché lo ri­teneva necessario agli interessi del Reich, mentre a questi interessi non avrebbe giovato ridurre l'Ita­lia a una tabula rasa. Quanto a Mussolini, la studio­sa sostiene che la sua decisione di costituire la Re­pubblica sociale fu ispirata dalla volontà, più volte pubblicamente espressa dal duce stesso, di ridare vita a uno Stato fascista, con la speranza che le nuo­ve armi segrete del Reich nazista avrebbero alla fine consentito di sconfiggere gli Alleati.

Mosso da questa illusione, il duce si sarebbe ras­segnato ad assistere impotente alla prevaricazio­ne di ogni autonomia e sovranità della Repubbli­ca sociale da parte del Terzo Reich, invocando invano dal potente alleato che almeno si desse agli italiani, «la sensazione che esiste una Repubblica, un Governo e che tale Governo è considerato alle­ato e il suo territorio non è "una preda bellica" do­po dodici mesi dal riconoscimento ufficiale da parte del Reich, del Governo stesso», come Mus­solini scriveva all'ambasciatore del Reich il 17 ago­sto 1944. Nonostante le assicurazioni di Hitler, Mussolini era convinto, e lo confidava in sfoghi privati, che i tedeschi «perseguono un program­ma annessionistico. Tendono a ridurci a una pro­vincia tedesca». Che un movente patriottico pos­sa aver contribuito alla decisione mussoliniana di costituire la Repubblica sociale, non ci sentiamo di escluderlo recisamente.

Ciò non significa ritenere che la Rsi sia stata una "repubblica necessaria" per salvare l'Italia dalla violenza di una vendetta nazista. Lo stesso De Felice, come ricorda la Fioravanzo, ha affer­mato che la costituzione della Rsi fu «all'origine della guerra civile» che «divise profondamente gli italiani e scavò solchi d'odio tra loro e condi­zionò poi massicciamente per decenni la vita ita­liana». Il movente idealistico di molti giovani e anziani, uomini e donne, che aderirono volonta­riamente alla Rsi convinti di combattere per l'onore della patria, non può oscurare il fatto che il nuovo Stato mussoliniano nacque per collabo-rare alla vittoria del Terzo Reich, cioè alla costru­zione di un nuovo ordine europeo, totalitario, razzista e antisemita, dominato dalla Germania nazista, nel quale probabilmente alla stessa Italia fascista sarebbe stato assegnato il rango di uno Stato vassallo.

 

Monica Fioravanzo, «Mussolini e Hitler. La Repubblica sociale sotto il Terzo Reich», Donzelli Editore, Roma, pagg. 216, € 16,00. 

Ultimo aggiornamento ( martedý 01 settembre 2009 )
 
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