Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Alice de Fonseca, amante e Giovanna d’Arco del duce PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 02 settembre 2010

Elena Pala, Alice de Fonseca, amante e Giovanna d’Arco del duce. Presentato a Salò il libro di Gianni Scipione Rossi, in «Giornale di Brescia», 2 settembre 2010, p. 40.

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La «donna-madre patriottica, rurale, florida, forte e prolifica» è l’immagine della donna cara al fascismo e si oppone a quella offerta dalle pagine patinate dei rotocalchi femminili del tempo, quali Cordelia, Grazia o Lei-Annabella. Qui trova spazio la «donna-crisi», «cosmopolita, urbana, magra, isterica, decadente, sterile». A metà strada tra il primo e il secondo modello femminile si può situare Alice de Fonseca, una tra le meno note «donne del duce», la cui storia - ricca di elaborati intrecci - strega il lettore nel libro «Storia di Alice, la Giovanna d’Arco di Mussolini» di Gianni Scipione Rossi (Rubettino, 2010), presentato ieri sera sul lungolago di Salò all’interno della rassegna Incontri con l’Autore, curata da Roberto Chiarini e organizzata dal Centro Studi Rsi e dall’Amministrazione salodiana.

Da un lato, Alice è «donna-madre». È «disinteressata» al punto di non domandare nulla a Mussolini «nemmeno quando ebbe un rovescio di fortuna». È madre di Virgilio, figlio che Mussolini sbatte in faccia più volte a Claretta Petacci come «suo», forse soltanto per ingelosirla. Per Claretta, Alice «sembra una sorta di incubo», è «una vecchia vipera» che si insinua assiduamente nelle conversazioni tra lei e Benito. È premurosa, quando Mussolini si ammala di ulcera al duodeno, gli è accanto, di fatto sostituisce Margherita Sarfatti e si adopera per far venire da Londra il luminare Aldo Castellani.

Dall’altro lato, Alice è «donna-crisi». Amante del duce per quasi nove anni, è intelligente, «capace di influire sull’anima dell’uomo amato, non più giovane - annota nel 1942 Attilio Tamaro, ministro plenipotenziario a Berna - ma bella e molto piacente».Fiorentina di nascita, perfettamente bilingue grazie a una nonna inglese, Alice è una donna intraprendente. Nel 1922 scrive a Benito - chiamato nelle corrispondenze col «nom de plume» Italo - di voler mettere in piedi un’opera di propaganda a favore dell’«illustre governo» nel Nord America, dove il marito - Francesco Pallottelli, impresario del noto pianista Valdimir de Pachmann - svolgerà dall’agosto 1923 al maggio 1924 una tournée di concerti classici. È poliglotta, com’è già accennato, sono infatti in inglese i suoi interventi «per chiarire al popolo del Nord America che cosa è realmente accaduto quando i fascisti guidati da Mussolini hanno preso le redini del governo in Italia». Si presenta alla stampa americana quale «personal rappresentative of Premier Mussolini of Italy» e nel 1923 inizia la carriera da «Giovanna d’Arco del fascismo» con discorsi, concerti benefici, convegni. Questi sono gli anni in cui Alice stringe un’amicizia affettuosa con Gabriele D’Annunzio. Si reca più volte sul «pigro lago» a Gardone, al Vittoriale, e «cade in un deliquio romantico-letterario»: «Buona notte mio dolce Ariel - scrive una sera Alice, Alis, al Vate - io rimango nascosta tra i cuscini, cercami e mi troverai…». Un rapporto intenso prima, famigliare poi. Un rapporto che comunque non si interrompe nonostante le gelosie di Benito.Quando non segue il marito impresario, Alice, esponente della buona borghesia, trascorre d’estate le giornate al mare, a Forte dei Marmi, e in campagna a Fabriano, a Villa Gioia, fino alla riapertura delle scuole. Ed è questo, la «casetta rustica» come la chiama Alice, il suo «buen retiro» all’indomani della decisione di rompere con Benito. La frattura è improvvisa - si legge nel diario del ministro Tamaro. Si ritira a vivere in campagna a Fabriano, «molto sdegnata che Mussolini si legasse alla Petacci senza dirle nulla». Ma la rottura non è definitiva. Da «patrona laica», raccoglie le suppliche dei bisognosi di Fabriano e le inoltra al presidente del Consiglio anche all’indomani dell’8 settembre 1943. Non solo. Nel 1944 con la famiglia sfolla sul lago di Como. Mistero: il fatto che lei abbia doppio passaporto italiano e britannico ha spinto a pensare che possa essere stata uno dei tramiti tra Mussolini e gli inglesi. Non vi sono prove. Lo si legge nel memoriale del figlio. Ma così doveva essere.

Una storia d’amore svoltasi nell’ombra di un potere vissuto tra un’ufficialità manipolata e un privato censurato non può che concludersi lasciando dietro di sé un velo di mistero.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 02 settembre 2010 )
 
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