Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Alleati e Resistenza. Gli aiuti ai partigiani tra ideologia e realtÓ PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedý 07 settembre 2010

A Salò sarà presentato domani mercoledì 8 settembre, alle ore 21, il volume «Gli Alleati e la Resistenza italiana» (Il Mulino, 2010) di Tommaso Piffer, all’interno della rassegna «Incontri con l’Autore» curati da Roberto Chiarini e organizzati dal Centro Studi Rsi e dall’Amministrazione saloina.Si tratta di una ricerca basata sulle carte d’archivio inglesi e americane che fa luce sulla complessa e controversa vicenda dei rapporti tra Alleati e Resistenza italiana che tante discussioni ha suscitato sia in sede storiografica che, soprattutto, in sede politica. La ricerca di Tommaso Piffer chiarisce molti passaggi e, in particolare, sfata alcuni luoghi comuni invalsi sull’argomento, quali la presunta discriminazione delle formazioni comuniste da parte degli americani per ragioni ideologiche. Dei risultati del suo lavoro abbiamo parlato con l’autore. 

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8 settembre 1943: l’Italia è spaccata in due. Al Sud il governo di Badoglio. Al Nord il nuovo stato fascista, la Repubblica sociale italiana. «Chi non è in grado di rivivere nella mente la situazione di allora – ha scritto Max  Salvadori – non sa quanto era difficile mettere insieme i pezzi di un puzzle che era la Resistenza, pezzi rappresentati da notizie incerte, vaghe, spesso contraddittorie, a volte esagerate, quasi sempre distorte […]. Ci vollero settimane e mesi per ottenere un quadro corretto di quanto era avvenuto dopo l’8 settembre». Che idea si erano fatti gli inglesi e gli americani della Resistenza italiana in questa prima fase? Gli alleati adottarono lo stesso atteggiamento nei suoi confronti?

Subito dopo l’armistizio gli alleati non avevano grande fiducia nella possibilità che nell’Italia occupata si sviluppasse un forte movimento partigiano. Dopo tutto l’antifascismo non aveva mai dato segni di grande vigore e Mussolini era stato cacciato per una congiura interna al fascismo. Ci vollero mesi perché gli alleati si convincessero del contributo che poteva venire dalla Resistenza italiana. Da quel momento, siamo all’inizio dell’estate del 1944, la sostennero senza riserve.

Nel novembre del 1943 due dei maggiori esponenti della Resistenza, Ferruccio Parri e Leo Valiani, si recano in Svizzera. Scopo della missione: incontrare i rappresentanti alleati per discutere degli aiuti anglo-americani ai partigiani. Emerge in quella occasione una difforme idea su peso e ruolo della Resistenza italiana?

Parri e Valiani avrebbero voluto costituire fin da subito grosse formazioni partigiane, mentre i rappresentanti anglo-americani avrebbero preferito che ci si concentrasse su piccoli gruppi di sabotatori. L’episodio è stato molto enfatizzato per dimostrare un supposto desiderio alleato di non permettere la costituzione di gruppi troppo forti per motivi essenzialmente politici. In questa fase però la preoccupazione era militare: gli alleati non pensavano che gli italiani fossero in grado di costituire grosse formazioni, che peraltro avrebbero attirato rappresaglie tedesche in un momento in cui loro non erano in nessun modo in grado di garantire un aiuto. Un anno dopo la situazione sarebbe stata molto diversa, così come l’atteggiamento alleato.

Si è molto insistito sulle incomprensioni intercorse tra Alleati e partigiani. In che misura si devono a diverse impostazioni ideologiche, a pregiudizi politici o a semplici diverse logiche di comportamento? La massima tensione si ha una prima volta nell’agosto del ’44, quando Mccaffery, capo dei servizi segreti inglesi, ricevette l’ennesima protesta, una seconda nel novembre dello stesso anno, all’indomani del Proclama Alexander che mette in mora l’iniziativa partigiana.

È chiaro che per gli alleati la Resistenza rappresentava un contributo militare utile ma non essenziale nella lotta contro i tedeschi, mentre per gli italiani assumeva anche il significato di un riscatto morale dopo il ventennio fascista. Questo generava delle incomprensioni, ad esempio sull’opportunità di occupare grosse aree liberate dai tedeschi per affermare la propria presenza anche quanto questo non aveva nessuna utilità militare. Oppure sulla tendenza ad ingrossare le formazioni per motivi di prestigio anche se si sapeva benissimo di non avere le armi per tutti. Fu un incontro difficile che richiese pazienza da una parte e dall’altra.

Tra giugno e settembre 1944 gli anglo-americani inviano ufficiali di collegamento in tutte le regioni d’Italia occupate dai nazi-fascisti. È fondata l’accusa rivolta agli alleati di aver discriminato fin da subito le formazioni di sinistra?

Quello della discriminazione delle formazioni di sinistra è un mito privo di alcun fondamento documentario. Spesso anzi le formazioni garibaldine furono preferite perché ritenute militarmente più aggressive. Del resto in Jugoslavia gli alleati adottarono la stessa politica, sostenendo le formazioni di Tito a discapito di quelle nazionaliste, e anche in Grecia prima della rivolta del dicembre 1944 i comunisti furono appoggiati dai servizi segreti inglesi.

In vista della Liberazione, quali sono le direttive alleate sulla smobilitazione dei partigiani? C’è in particolare la questione scottante del disarmo delle formazioni partigiane che – si vedrà in seguito – non fu affatto generalizzata e sarà causa nell’immediato dopoguerra di un sanguinoso strascico di violenze.

La direttiva era di smobilitare prima possibile i partigiani. Questo generò del risentimento, ma non era obiettivamente possibile fare altrimenti: il mantenimento dell’ordine pubblico era incompatibile con la presenza di grossi gruppi di civili armati dietro le linee. Per quanto riguarda le vendette il discorso degli alleati fu improntato a un crudo realismo: ai partigiani fu sostanzialmente detto di fare quello che volevano, purché con l’arrivo del governo militare fosse ristabilito immediatamente l’ordine.

 

(Elena Pala, Alleati e Resistenza. Gli aiuti ai partigiani tra ideologia e realtà, in "Giornale di Brescia", 7 settembre 2010, p. 27).

Ultimo aggiornamento ( martedý 07 settembre 2010 )
 
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