Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Questa sera a Sal˛ si presenta il saggio di Roberto Chiarini dedicato alla vicenda della Rsi PDF Stampa E-mail
Scritto da elena   
mercoledý 09 settembre 2009

Antonio M. Arrigoni, L’indagine storica tra le fila dell’«ultimo fascismo». Questa sera a Salò si presenta il saggio di Roberto Chiarini dedicato alla vicenda della Repubblica Sociale Italiana, in «Giornale di Brescia», 9 settembre 2009, p. 29.

 

 

Questa sera a Salò, alle 21 sul lungolago Zanardelli, si presenta «L’ultimo fascismo» (Marsilio 2009) studio di Roberto Chiarini sul fascismo della Repubblica di Salò. Sarà introdotto da Tommaso Piffer, dell’Università di Milano. L’incontro rientra negli appuntamenti della rassegna «La storia in riva al lago», organizzati dal Centro Studi Rsi e dalla città di Salò.

Per lo studioso, come per il lettore di cose storiche, affrontare il nodo della Repubblica sociale italiana può rivelarsi un’avventura di non poco conto. C’è un problema numerico: se si volesse partire dal lato dei vincitori, ci si perderebbe in un mare magno di pubblicazioni. Altra faccenda, invece, è mettere il naso nella letteratura sui cosiddetti vinti: una manciata di titoli, spesso venati di nostalgia, basterebbero a far comprendere che aria tira. C’è quindi un ulteriore, e più ostico, problema ideologico legato alla vicenda del fascismo repubblicano. Gli storici engagé, in camicia rossa o nera, su questa pagina di storia ci hanno marciato non poco. «Male assoluto» o «primavera di bellezza»: nell’un caso come nell’altro, la vittima sacrificale è stata quasi sempre la verità storica (se mai possa esistere) e quindi la comprensione reale di una vicenda tragica e complessa come è stata la Rsi, con tutti i risvolti che si possono intuire sulla possibilità di costruire un’identità nazionale condivisa.

 

 

Roberto Chiarini, nel suo saggio «L’ultimo fascismo» cerca di sbrogliare, in poche agili pagine (ricche di fotografie spesso inedite), la matassa intricata dei pro e dei contro, delle luci e delle ombre, che affliggono la vicenda del fascismo repubblicano. Non si può fare a meno - sostiene lo storico - di porsi un problema metodologico fondamentale: «studiare il passato non può prescindere dalla simpatia - nel suo etimo di sympatheia -, ossia della comprensione delle identità nutrite, oltre che del ruolo svolto, dagli attori in campo. Ne consegue che non minore attenzione va riservata ai vinti, se non altro per la semplice ragione che, quando è in atto una guerra, i comportamenti degli attori non si comprendono se non nella dialettica che si istituisce tra entrambe le parti in lotta». Sostiene Chiarini che «ovvia è la considerazione che per un democratico sono altra cosa fascismo e antifascismo, così come è inoppugnabile la constatazione che l’Italia e l’Europa, per cui combattevano i giovani accorsi sotto le insegne della Rsi, prefiguravano un ordine negatore di una convivenza democratica, pluralista» e all’insegna della tolleranza dell’altrui pensiero. Questo tuttavia - sottolinea lo storico bresciano - non può impedire di capire le ragioni di chi si schierò per il fascismo, anche a costo di rischiare la vita per una causa (chiaramente) persa in partenza, e in secondo luogo, di esaminare le dinamiche interne allo Stato fascista sorto sulle ceneri del regime, le strategie e i comportamenti adottati, infine - e qua sta la seconda parte del libro - il portato nel più lungo periodo della storia d’Italia dell’esito della partita di Salò.Certo è che ridurre l’ultimo fascismo al cliché interpretativo di una barbarie consumata da un’orda di sanguinari accecati dall’ideologia - come hanno fatto anche tanti storici d’accademia - è un colpo di mano intellettuale, oltre che un artificio retorico. Trascinare indefinitamente la stagione della resa dei conti - è l’opinione dell’autore -, inevitabile dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, di un’inimicizia - morale ancor prima che politica, non fa bene alla democrazia. Quest’ultima, per sua natura, deve (o dovrebbe) esser capace di includere e ricomprendere le differenze di pensiero che si sviluppano nel proprio seno, ponendo come unica condizione il rispetto delle regole del gioco e delle istituzioni. 
 
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