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La legione Tagliamento in Val Camonica PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdý 01 gennaio 2010
Cerchiamo vostri documenti per poter davvero ricostruire uno spaccato di Brescia e del suo territorio, riferito agli anni della Seconda guerra mondiale, il più completo possibile. Non sottovalutate quello che avete in casa, è importante, altro che carta straccia. Le parole sono pietre o meglio lo diventano se vengono valorizzate (non certo se rimangono in un cassetto) e assurgono a documento. Le parole, infatti, diventano pietre solo nella misura in cui vengono registrate e acquisiscono la potenza del documento o addirittura la violenza del simbolo. Riportiamo oggi un documento di 65 anni fa.

Era il primo gennaio 1945. Da due mesi in Val Camonica era di stanza la legione Tagliamento. Tra i suoi ufficiali anche Giorgio Albertazzi.

 

 

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Alcuni militi non tengono fede allo spirito della legione: «Solo quei forti scesero, onta ai fratelli, in campo». Il comandante Merico Zuccari, «addolorato ed anche irritato», non perde tempo ed invia agli ufficiali una circolare, tagliente e mirata, da leggere a tutti i legionari e da far loro rispettare. Ne riportiamo in parte il testo: «È bene che io parli chiaro una volta per sempre.

Io sono un soldato nato, un soldato nel vero senso della parola, un soldato che ha fatto della disciplina più sentita e delle rinuncie più dure il suo abito abituale e la sua norma di vita. Sono stato sempre un convinto assertore della disciplina più rigida, della serietà più completa in ogni manifestazione. Io amo profondamente i tedeschi perché nella loro organizzazione militare trovo quanto è stato sempre il sogno della mia vita. Io non credo all’esistenza di una razza latina, io non credo che la latitudine possa influire sulla mentalità degli individui. Posso citare qualche esempio per confermare la mia asserzione: come è noto l’Impero Austro-Ungarico oltre ai due gruppi etnici basilari era costruito da cechi, slovacchi, croati, bosniaci, erzegovini, italiani eppure il suo esercito marciava, si muoveva, la pensava come quello prussiano.I vecchi coloniali italiani hanno sempre sostenuto che le truppe di colore non potevano portare le scarpe, lo zaino, non potevano marciare al passo senza influire dannosamente sul loro spirito aggressivo, sulla scioltezza dei loro movimenti, sulle loro caratteristiche razziali, ecc.; i francesi hanno dimostrato che i negri, anche appartenenti alle razze più inferiori, come i senegalesi, possono essere equipaggiati, armati ed istruiti come le truppe europee e combattere sui teatri di guerra europei contro truppe fra le più agguerrite ed istruite.

Non credo inoltre all’intelligenza più vivace e volitiva degli italiani perché se è vero che in Italia sono nati dei geni è altrettanto vero che anche nelle altre nazioni, comprese quelle vicinissime al circolo polare sono nati dei geni. Nobel non è nato in Svezia? Edison non è nato negli Stati Uniti? Stephenson non è nato in Inghilterra?

Ebbene, è ora di gettare alle ortiche tutte queste false credenze che hanno rovinato gli italiani e mettersi in testa una buona volta di essere veramente seri, costruttivi, tenaci, freddi, perseveranti e soprattutto disposti a sottoporci alla più dura e ferrea disciplina. Tutte le manifestazioni di esuberanza, che io definisco d’indisciplina e soprattutto di mancanza assoluta di coscienza del proprio stato e dei propri compiti, è una dimostrazione di scarsa serietà e di scarso senso di responsabilità e di ignoranza dei propri doveri verso la Patria e la società. Un reparto è veramente disciplinato, ha effettivamente [una forza m]orale e materiale che non ammette dubbi,  quando i suoi componenti in qualsiasi circostanza di luogo e di tempo sanno essere sei misurati negli atti e nelle parole, ossequienti alle leggi e disposizioni degli organi governativi centrali e periferici, ubbidienti ai superiori ed a tutti gli agenti dell’ordine pubblico che hanno speciali mandati o attribuzioni (come controllo sui treni, posti di blocco, ronde speciali, ecc.).

Ogni atto di intemperanza, di leggerezza, di insubordinazione ricade in maniera negativa sul buon nome del reparto, su me, che ho la responsabilità massima della Legione, ed offende i nostri gloriosi caduti.

L’esuberanza giovanile deve sprigionarsi in forme positive e cioè nei combattimenti, nelle lunghe estenuanti marce, nei momenti di risposo quando lo spirito deve avere ragione sul fisico stanco e fiaccato, quando la sana allegria deve fugare i pensieri malinconici e nostalgici che noi tutti in certi momenti abbiamo.

Cantare in gruppo per le vie di paesi e città, come è avvenuto a Brescia, attrarre l’attenzione dei passanti con manifestazioni che vorrebbero essere di forza, di fierezza e di Fede, invece non sono altro che un segno palese della mancanza assoluta di coscienza militare e politica, non salutare o salutare male i superiori, rifiutarsi di declinare le proprie generalità a superiori, agenti della forza pubblica od a camerati investiti di speciali compiti e funzioni, sono sintomi di indisciplina, di mancanza di serietà, di scarso senso di responsabilità e di comprensione dello speciale momento in cui viviamo. Diciamolo francamente, senza sottintesi: le forze armate regie erano bacate fino alle midolla per mancanza di disciplina interiore e soprattutto per mancanza di forma. Vogliamo noi ricalcare le loro orme? Io dico di no, altrimenti non varrebbe la pena di essere qui in grigioverde e Camicia Nera. Noi dobbiamo assolutamente, per essere utili alla Patria, creare una nova mentalità, un nuovo modo di pensare, di sentire e di vedere, dobbiamo in sintesi insegnare a tutti gli italiani che per essere grandi e forti e necessaria la più rigida e ferrea disciplina in tutti i campi, in tutti i settori, in tutte le manifestazioni individuali e collettive…».
Ultimo aggiornamento ( venerdý 01 gennaio 2010 )
 
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