Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il passato che non passa
Rudolf Hess e Mengele, quando l’Occidente ha paura del passato PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 23 luglio 2011

Apparentemente la rimozione della tomba del braccio destro di Hitler, Rudolf Hess, divenuta nel tempo punto d’incontro e meta di pellegrinaggio di teste rasate e di varie specie di nostalgici e fanatici del nazismo, così come la vendita all’asta di diari, disegni e carte varie di Josef Menghele, l’"angelo della morte” di Auschwitz, dovrebbero essere meritevoli di una scarna colonna nella sezione della cronaca. Viceversa hanno guadagnato intere pagine sulla stampa quotidiana e suscitato viva attenzione almeno nel milieu intellettuale. Evidentemente toccano due punti nevralgici insieme della nostra sensibilità democratica e della memoria del nostro passato recente. Si tratta della persistenza e tenacità di un mondo di esaltati cultori della più tragica esperienza totalitaria del XX secolo e della riproposizione di un serio imbarazzo vissuto dalla coscienza democratica, prima nel memorizzare quella pagina criminale di storia scritta dalla pur civile Europa senza riuscire a formulare un paradigma non partigiano dell’antifascismo, poi nel decidere, una volta per tutte, l’atteggiamento da assumere nel contrasto alle reviviscenze di quel passato.

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Il Duce: "L'America salverà l'Occidente" PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 23 aprile 2011

Il 2 aprile 1945 il capo del fascismo rilasciò l'ultima intervista parlando con il poeta francese Pierre Pascal. Nel rarissimo documento, affiora un uomo fuori dalla realtà ma dall'aforisma tagliente 

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Alla ipotesi avanzata da Renzo De Felice in Rosso e Nero sulla concorrenza fra i servizi segreti inglese e americano per risolvere la «questione Mussolini» o nel senso di liquidarlo fisicamente o di deferirlo a un Tribunale internazionale, gli storici britannici hanno reagito male. Richard Lamb ha scritto di non aver trovato traccia negli archivi del Public Record Office né del carteggio Churchill-Mussolini né di iniziative poste in essere dal premier britannico per far eliminare il dittatore italiano da agenti dell’Intelligence Service. Pierre Milza, nel volume Gli ultimi giorni di Mussolini, di prossima pubblicazione per Longanesi, replica a tono a Lamb dichiarando di essere molto perplesso di fronte ai verdetti inappellabili pronunciati sulla base della consultazione degli archivi, in particolar modo quando si parla di servizi segreti i cui atti dovrebbero, per definizione, restare celati.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 28 aprile 2011 )
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La destra è al governo da quasi vent'anni. Ma la sua cultura resta ancora all’opposizione PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 23 aprile 2011

Dopo quasi vent’anni al potere, sembra di essere ancora negli anni '70. Non è (solo) colpa della sinistra. L'antifascismo è diventato antiberlusconismo: restano i vecchi tabù. Poco è stato creato dal 1994 a oggi: si oscilla tra indifferenza e sindrome di Stoccolma

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Ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire. Falso. Il tempo è circolare, torna su se stesso, è l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale, è quel passato che non passa mai.Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso uno stigma negativo per cui venivi emarginato, non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi su giornali «di destra» eri guardato male. Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»...

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 aprile 2011 )
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Ecco cosa si studia da generazioni sul nostro Novecento PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 23 aprile 2011
GLI STATISTI COMUNISTI
...E QUELLI CATTOLICI
Nel manuale La storia di Della Peruta-Chittolini-Capra (Le Monnier), ancora oggi si descrivono così tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, «un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali»; Enrico Berlinguer, «un uomo di profonda onestà morale e intellettuale, misurato e alieno alla retorica»; Alcide De Gasperi «uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica».

I GULAG? UN EFFETTO COLLATERALE
DI UN IDEALE SACROSANTO
In Elementi di storia di Camera-Fabietti (Zanichelli) si continua a leggere «l’ignominia dei gulag sovietici non è dipesa da questo sacrosanto ideale (il comunismo), ma dal tentativo utopico di tradurlo immediatamente in atto o peggio dalla conversione di Stalin al tradizionale imperialismo».


Ultimo aggiornamento ( martedì 26 aprile 2011 )
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Perché abbiamo espulso il fascismo dal nostro immaginario collettivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 21 marzo 2011

Nel clima di interesse per la sensibilità patriottica degli italiani (è appena trascorsa la festa per il 150 ° anniversario dell’Unità d’Italia, e vi sono le incognite degli eventi bellici in corso) vorrei sollevare un problema spinoso. Il problema è questo: l’espulsione del fascismo dall’immaginario dell’identità nazionale (ossia dal senso di appartenenza al noi collettivo della Nazione).I simboli chiave dell’identità italiana sono il Risorgimento e la Resistenza (guerra di liberazione «nazionale» ), non il fascismo che è espunto dal quadro. Sarebbe ridondante portare prove al riguardo, tanto il dato è ovvio, non smentibile. Da un lato, il Risorgimento denota la fase storica in cui gli Stati dinastici regionali vengono abbattuti e si forma il Regno d’Italia quale nuovo Stato nazionale e democratico; dall’altro, sono gli uomini della Resistenza (e le truppe anglo-americane) ad abbattere il fascismo, instaurando in Italia la democrazia (la Repubblica). Vi è pertanto un nesso tra l’Italia risorgimentale e l’Italia repubblicana: la prima stabilisce il sistema delle libertà politiche, che la seconda reintroduce. Il che ci fa subito capire la struttura del nostro immaginario, la ragione per la quale il fascismo è a esso estraneo, e la conseguente esecrazione del fascismo che è impressa a fuoco sulla nostra pelle collettiva. Il fascismo fu un regime esecrabile perché dittatoriale, che soppresse le libertà politiche, e condusse il Paese all’obbrobrio delle leggi razziali e alla catastrofe. Penso che nessuna persona amante della libertà e della democrazia possa dissociarsi da questo giudizio. Ciò detto, ed era necessario dirlo per evitare ogni fraintendimento, penso anche che il problema della intrinseca incompatibilità tra fascismo e identità nazionale vada ripensato. Partiamo da una constatazione. Il fascismo, come regime storico, scompare dalla realtà nel 1943-45. Eppure, l’antifascismo, che fu l’idea motrice dei partiti della Costituente, continua come simbolo vitale per tutta la storia della Repubblica fino ai nostri giorni. Questo dato di fatto si illumina se andiamo a vedere quel che dicono alcuni studiosi di vaglia (Dino Cofrancesco, Ernesto Galli della Loggia, Giovanni Orsina). Questi illustrano che l’uso della coppia fascismo/antifascismo è un’arma della lotta politica, tanto duttile quanto efficace, cui ricorre una varietà di forze politiche e culturali succedutesi nel tempo (ad esempio e in primo piano il potente Pci, e i suoi eredi attuali).

Ultimo aggiornamento ( lunedì 21 marzo 2011 )
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