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25 Aprile. Così rinacque l'idea della Patria PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 02 maggio 2008

Valerio Castronovo, Così rinacque l'idea della Patria, in «Il Sole 24 Ore», 26 aprile 2008, p. 12.

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Celebrando a Genova la ricorren­za del 25 aprile, il presidente del­la Repubblica Giorgio Napolita­no ha affermato che la Resistenza fu «anche guerra civile». Ciò non signifi­ca tuttavia alcuna revisione di sorta nei riguardi dell'importanza che la Resi­stenza ha avuto nel riscatto del nostro Paese dalla dittatura fascista e nella sua rinascita democratica, come del resto ha tenuto a ribadire il Capo dello Stato. D'altra parte, che la lotta di liberazio­ne contro le truppe d'occupazione tede­sche fosse sfociata anche, dall'autunno 1943 e per oltre un anno e mezzo, in un conflitto fratricida fra italiani era quan­to da tempo avevano rievocato studio­si e storici sia pur di diversa ispirazio­ne, basti citare per tutti Renzo De Feli­ce e Claudio Pavone. Altrettanto asso­dato è il fatto che gran parte della popolazione fosse rimasta inizialmente estranea allo scontro frontale fra la Re­pubblica di Salò e il movimento partigiano, non prendendo posizione per l'una o per l'altro, all'insegna di una sor­ta di strategia di sopravvivenza, in atte­sa dello sviluppo degli eventi.

Ma proprio e anche per questo va ri­conosciuto il ruolo di quanti scelsero allora di schierarsi decisamente dalla parte della Resistenza, mettendo in gioco la propria vita in una lotta che a mol­ti sembrava persa in partenza, data la consistenza soverchiante delle truppe tedesche e in considerazione del fatto che la Germania nazista non pareva af­fatto in procinto di capitolare.

D'altra parte, se Mussolini avrebbe poi affermato, alla vigilia della fine del risorto regime fascista, che s'era con­vinto a costituire la Repubblica sociale per patriottismo, per scongiurare la vendetta di Hitler ed evitare così all'Ita­lia la stessa sorte toccata alla Polonia, è pur vero tuttavia che ciò non era basta­to a evitare una lunga catena di eccidi nei confronti della popolazione civile da parte dei tedeschi, oltre alla deporta­zione nei campi di concentramento in Germania di migliaia e migliaia di italia­ni (fra soldati e ufficiali rimasti fedeli al giuramento alla monarchia, cittadini di origine ebraica e operai e tecnici so­spettati di boicottare la produzione imposta dalle autorità d'occupazione nelle fabbriche del Nord). A non contare l'annessione di fatto al Terzo Reich dell'Alto Adige, del Trentino e della Venezia Giulia.

Certo, non mancarono nelle file dell'esercito di Salò uomini e donne che vi si erano arruolati per motivi ideali, per esorcizzare la disfatta e per salvare "l'onore nazionale", finendo tuttavia per divenire dei gregari passivi dei Comandi tedeschi o succubi degli elementi fascisti più fanatici e brutali. Ed è pur i vero che dall'altra parte della barricata si riaffacciarono antichi odi e risentimenti, antagonismi sociali e desideri di vendetta.

Ma non per questo può cambiare il giudizio sulla Resistenza. Essa segnò infatti, dopo la "morte della patria", quale era apparsa all'indomani dell'8 settembre, la sua rinascita. Sia perché la Resistenza valse a indurre gli alleati a considerare l'Italia non più un Paese vinto e sconfitto, anche se il trattamento poi riservateci nel 1947 al tavolo della pace non fu particolarmente indulgente. Sia perché essa contribuì soprattutto alla formazione di una nuova identità collettiva fondata su principi di cittadinanza democratica.

Ciò che costituisce ancora oggi il no stro comun denominatore, al di là delle differenze di schieramento politico.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 maggio 2008 )
 
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