| 25 aprile. Berlusconi: è l'ora della pacificazione nazionale |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 28 aprile 2008 | |
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Paola di Caro, Berlusconi: è l'ora della pacificazione nazionale. «Capire i ragazzi di Salò». Polemiche sull'incontro con Ciarrapico. Bagnasco fischiato a Genova, in «Corriere della Sera», 26 aprile 2008, p. 2.
ROMA - Ha rispettato la tradizione, perché come ogni anno ha disertato le manifestazioni ufficiali. Ma pur in una giornata «di lavoro», tra fittissime consultazioni e incontri con parlamentari vari tra i quali l'autodefinitosi «fascista» Giuseppe Ciarrapico, Silvio Berlusconi ha voluto dedicare al 25 aprile un pensiero, che è anche un auspicio. Perché, scrive il premier in pectore in una nota «credo fermamente che oggi ci siano le condizioni storiche e politiche perché questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualità verso la definitiva pacificazione nazionale». Pacificazione, spiega il Cavaliere, non significa «cancellare la memoria, le ragioni e i torti», ma riconoscere che «chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione». Perché il giorno della Liberazione è certamente «un alto simbolo di libertà» ma indicarono «la strada giusta» quegli «autorevoli esponenti della sinistra» che «quasi dieci anni fa» invitavano a «capire anche le ragioni dei "ragazzi di Salò"», e più recentemente a «saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati e con chi, più sfortunato, finì infoibato». L'accusa di revisionismo della Resistenza è in agguato, Berlusconi lo sa, e dunque arriva la precisazione: «Non c'è revisione storica che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle generazioni successive e per il ritorno dell'Italia nel consesso delle democrazie» e però, «non c'è gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni». Parole che non portano all'abbraccio con gli avversari, tutt'altro. Walter Veltroni si indigna per l'atto di «sfregio nei confronti dei democratici e di questa grande pagina che ha riguardato la storia italiana», cioè il ricevimento di Ciarrapico a palazzo Grazioli, e subito Paolo Bonaiuti e Fabrizio Cicchitto replicano: «Da che pulpito si danno lezioni democratiche? Anche Goffredo Bettini ricevette Ciarrapico all'assise del Pd». Ma c'è anche chi respinge la sostanza politica del messaggio del futuro premier: «La Liberazione è stato un momento di riscatto civile e di ritrovata dignità nazionale. Altro che penosi tentativi di riscrittura della storia», dice la Pd Barbara Pollastrini, in linea con Pierluigi Castagnetti: «I torti rimangono sempre torti e le ragioni ragioni, al di là degli errori delle singole persone, partigiani compresi». Ma è polemica anche su una contestazione subita dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che è stato fischiato nella sua Genova mentre presenziava alle celebrazioni. Durissimi Pier Ferdinando Casini («I fischi a Bagnasco sono una macchia nera su questo 25 aprile»), Gianfranco Rotondi («È una vicenda grave che rovina la festa di tutti gli italiani») e il ministro uscente Beppe Fioroni: «I fischi sono atto di grave intolleranza che offendono non solo i cattolici ma tatto il Paese». |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 01 maggio 2008 ) |
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