
| 25 aprile. Tutti in festa ma divisi |
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| Scritto da Redazione | |
| venerdì 02 maggio 2008 | |
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MAttia Feltri, Tutti in festa ma divisi, in «La Stampa», 26 aprile 2008, pp. 1 e 35.
«Mi sono rivolto a tutti gli italiani», ha detto il Presidente Giorgio Napolitano al culmine del suo generoso e onesto sforzo. Ma le piazze ieri erano centinaia, luoghi fisici e luoghi dello spirito, ognuno di noi con la sua celebrazione, ortodossa o no, minoritaria, personale e pure la celebrazione del nulla. Molti sanno vagamente quale sia la ricorrenza, molti sanno che è un giorno di ozio, e si organizzano la sacrosanta gita fuoriporta. Qualcuno era sceso nelle strade, nottetempo, per affiggere manifesti di solidarietà ai combattenti delle nuove Brigate rosse sotto processo; qualcuno, a Milano, si era armato di bombolette spray per imprimere sui muri l'identità del nuovo assassino della libertà: Confindustria. Qualcuno, in Friuli, ha stampato e distribuito volantini neonazisti: «Achtung Banditen. Traditore della patria». Qualcuno, a Roma, dal centro del corteo, ha fischiato e insidiato i fratelli Alberto e Piero Terracina, scampati ad Auschwitz, per la colpa di essere ebrei come gli ebrei che «occupano la Palestina».Qualcuno, a Genova, ha contestato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, per le posizioni della Conferenza episcopale sugli omosessuali, sulle coppie di fatto, sull'aborto, sulla procreazione assistita. Qualcuno, a Firenze, è andato a deporre mazzi di fiori sulle tombe dei soldati americani. Qualcuno, a Cuneo, ha partecipato alla cerimonia di intestazione dei giardini pubblici a Claus von Stauffenberg, l'ufficiale tedesco che per qualche ora credette di aver ucciso Adolf Hitler nella Tana del lupo e di averne rovesciato la dittatura. Ognuno aveva la sua piazza, il suo vecchio e nuovo nemico, la sua calda memoria oppure il suo fresco rancore. È stato un 25 Aprile tutto sommato calmo, e paradossalmente frantumato. Beppe Grillo ha fatto esultante la conta dei presenti, che erano molti, e si è proclamato figlio e nipote dei partigiani di oltre sessant'anni fa; i nuovi fascisti stanno nelle redazioni, ha detto, e si ripromette di spazzarli via. Chissà quanti del suo popolo erano lì per l'ultima Resistenza e quanti per godere dello show. È la cronaca che si trascina appresso la storia, la tira per i capelli, se la ridiségna addosso. I ragazzi dei centri sociali hanno mostrato i pugni alla sinistra sconfìtta ed extraparlamentare per indicargli come si sta in piazza. Il ballottaggio di Roma, vibrante e patetico, ha costretto i leader del Partito democratico ad argomentazioni lise: arrivano i fascisti, arriva la marea nera. Silvio Berlusconi ha lavorato al governo e si è intrattenuto per il caffé col nostalgico Giuseppe Ciarrapico. Roberto Maroni ha tosato l'erba. Fausto Bertinotti si è chiuso nel silenzio. Il neofascista Luca Romagnoli era dolente perché la data gli ricorda «violenza e sconfitta». E siccome è la festa di tutti, tutti hanno fatto festa, a modo proprio, insieme con un ricordo, con un feticcio, con uno spettro o con niente. |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 10 maggio 2008 ) |
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