
| A trent'anni dalla morte del «boia delle Fosse Ardeatine» |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 11 febbraio 2008 | |
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Gherardo Ugolini, A trent'anni dalla morte del «boia delle Fosse Ardeatine», la ricorrenza di cui nessuno vuole parlare, in «Giornale di Brescia», 11 febbraio 2008, p. 11.
Chi si ricorda oggi di Herbert Kappler, l'ufficiale delle Ss che comandava Nato a Stoccarda nel 1907, figlio di un semplice autista, il giovane Herbert come tanti altri trovò nel nazismo una strada per l'ascesa sociale. Aderì subito alle Ss non appena Hitler prese il potere e nel 1939 fu mandato a Roma come attaché presso l'ambasciata di Villa Wolkonsky, ma in realtà con la funzione di spiare la polizia italiana. Nel 1943 assunse il comando della Gestapo a Roma e dopo l'Armistizio il suo potere diventò enorme. Fu lui tra l'altro a pianificare la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore e a decidere il sequestro e il trasporto verso Il nome di Kappler è soprattutto ricordato per il ruolo svolto nella razzia al ghetto di Roma, quando intimò ai rappresentanti della comunità ebraica di consegnare entro 36 ore Infine, fu lui il principale responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine stilando l'elenco delle vittime. Dopo la guerra fu arrestato e condannato all'ergastolo che scontò nel carcere di Gaeta fino alla rocambolesca fuga del 1977. Quell'episodio diventò un affaire internazionale. Kappler era detenuto nell'ospedale militare del Celio di Roma. L'evasione avvenne a Ferragosto, in circostanze mai del tutto chiarite. L'ex colonnello riuscì ad eludere la sorveglianza, a scappare e raggiungere Soltau, in Bassa Sassonia, dove aveva casa la moglie Annalise Walther-Wenger. La versione di quest'ultima, che disse di avere fatto tutto da sola, non fu creduta da nessuno. Voci insistenti parlarono di agenti dei servizi segreti tedeschi che avrebbero agito in collaborazione con gli omologhi italiani. Qualcuno tirò in ballo perfino «Odessa», l'organizzazione che aiutò molti criminali nazisti a far perdere le tracce in vari angoli del mondo. In precedenza, in ogni caso, dalla Germania erano venute pressioni molto forti perché si varasse un provvedimento di grazia, il governo italiano, all'epoca guidato da Giulio Andreotti a capo di una maggioranza che si reggeva grazie all'appoggio esterno dei comunisti, si ritrovava stretto in una morsa. Da una parte era chiaro che la concessione della grazia al «boia delle Fosse Ardeatine» non sarebbe mai stata accettata dalla gran parte degli italiani, a cominciare dalla base del Pci, dall'altra nessuno voleva creare un incidente diplomatico con Bonn. L'evasione del detenuto permise ai governi italiano e tedesco di archiviare una pratica che già stava alimentando tensioni eccessive. |
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 11 febbraio 2008 ) |
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