| Ancora sul caso Moratti |
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| Scritto da Redazione | |
| domenica 11 novembre 2007 | |
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Rodolfo Sala, Il sindaco non va a ricordare i caduti. Protesta dell’Anpi. Cuore Nero: sfilata militare “per i nostri morti”, in «La Repubblica», Milano cronaca, 1 novembre 2007, p. V. Alta tensione tra le associazioni dei partigiani e il Comune. E proprio nel giorno di Ognissanti, a Milano tradizionalmente dedicato anche all'omaggio dei caduti per la Liberazione. Alla cerimonia che ogni anno si tiene al Campo della gloria del cimitero Maggiore, dove sono sepolti 3.976 antifascisti milanesi, oggi il sindaco non prenderà parte. Rientrata ieri sera da una missione in Medio Oriente, Letizia Moratti fa sapere che a Musocco ci andrà domani, per inaugurare la stele che ricorda i morti sul lavoro. Un'assenza assai sgradita all'Anpi: «Ritengo che questo sia un impegno al quale un sindaco non possa sfuggire, onorare la memoria di chi ha perso la vita per la libertà è un dovere per ogni rappresentante delle istituzioni», spiega il presidente Tino Casali, che come ogni anno stamattina prenderà la parola al Campo della gloria. A rappresentare Palazzo Marino stamattina ci sarà il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, al quale probabilmente fischieranno le orecchie. Casali è infatti intenzionato a risollevare con forza una questione che ha già messo in allarme la sua associazione: la recente proposta della giunta comunale di trasformare il Sacrario di Sant' Ambrogio in un luogo che ricorda tutti i morti della "guerra civile", vale a dire i combattenti antifascisti e i caduti della Repubblica di Salò (anche loro ospitati al cimitero Maggiore, ma al campo 10). L'Anpi è contrarissima a questo per ora solo eventuale trasferimento, e soprattutto «a mettere insieme tutti i morti in un calderone», insiste Casali. Che aggiunge: «Sarebbe una cosa fuori dal mondo, noi siamo molto preoccupati e lo dirò in modo chiaro nel mio intervento». C'è un altro problema, che rischia di turbare la cerimonia in programma alle 10.30 al Campo della gloria. Riguarda proprio l'annunciato omaggio ai repubblichini da parte di esponenti della destra radicale che gravitano attorno al circolo Cuore Nero (la cui sede, proprio vicino al cimitero Maggiore, fu devastata da un attentato incendiario la scorsa primavera). Da giorni è un tam tam incessante su più di un sito della destra oltranzista. che riportano tra l'altro due comunicati delle associazioni combattentistiche della Rsi: per le 10.30 è confermata la "sfilata militare", cui farà seguito una "messa in onore di Benito Mussolini". Anche quelli di Cuore Nero confermano: «Andremo a rendere omaggio ai nostri morti,dl tutto dopo le croci celtiche disegnate qualche giorno fa sulla lapide che ricorda lo studente Alberto Brasili, ucciso dai neofascisti nel '75 in via Mascagni, proprio davanti alla sede dell'Anpi che rischia lo sfratto dal Comune. Casali si è rivolto alla Questura, che ha garantito il massimo della vigilanza: «Temiamo che la nostra cerimonia venga trasformata in un'indegna gazzarra», spiega. Resta comunque il gelo con Palazzo Marino, anche (e non solo) per l'assenza del sindaco, che quest'anno preferisce non esserci per evitare polemiche interne alla sua maggioranza. Già l'anno scorso An aveva avuto parecchio da dire sulla decisione della Moratti di partecipare alla cerimonia al Campo della gloria e di disertare l'omaggio ai repubblichini (il suo predecessore Gabriele Albertini invece al Campo 10 ci è sempre andato, dopo essersi tolto la fascia tricolore). Sfratto annunciato a parte, l'Anpi inoltre non ha certo visto di buon occhio il convegno organizzato la scorsa settimana da An a Palazzo Marino, dal titolo "Onoriamo e ricordiamo il sacrificio dei soldati italiani, ieri ad El Alamein e oggi combattenti per la civiltà e la libertà".
Teresa Monestiroli, Il sindaco al Campo della Gloria senza la fascia tricolore. L' Anpi: ingiusto mettere tutti sullo stesso piano. Partigiani e repubblichini, visita con polemiche, in «La Repubblica», Milano cronaca, 3 novembre 2007, p. II. Si è tolta la fascia tricolore per far visita sia ai partigiani che ai repubblichini. Una passeggiata «in forma privata», quella del sindaco Letizia Moratti che giovedì aveva disertato, non senza polemiche, la tradizionale cerimonia al Campo della Gloria organizzata dall'Anpi preferendo invece una visita solitaria (o quasi) nel giorno dei Morti. Una commemorazione intima, seguita da una preghiera al campo 10, quello dei caduti della Repubblica di Salò. Non era mai successo. L'anno scorso, infatti, il sindaco aveva scelto di ricordare i partigiani, non i repubblichini come invece faceva il suo predecessore Albertini (che però distingueva le due cerimonie togliendosi la fascia al campo 10) sollevando accese polemiche. «I due appuntamenti istituzionali di oggi (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - erano per ricordare chi ha fatto grande la nostra città e i caduti sul lavoro. In forma privata mi sembrava giusto recarmi anche dai partigiani che hanno combattuto per la democrazia e, con spirito di riconciliazione, anche da chi ha militato sotto un'altra bandiera. Mi auguro un giorno di poterci andare con la fascia tricolore». Una riconciliazione, ha spiegato il sindaco, «di cui ha parlato anche dal cardinale Tettamanzi nella sua omelia» che ieri, nella messa della mattina, ha celebrato tutti i defunti nel giorno a loro dedicato: «I caduti di tutte le guerre sia appartenenti alle istituzioni che al mondo del volontariato» e «chi ha dato la vita per l'ordine, la pace, la crescita economica e sociale del nostro Paese». Critico il presidente dell'Anpi, Tino Casali, che dice: «È stato un errore togliersi la fascia per andare al Campo della Gloria. Perché così ha messo le due commemorazioni sullo stesso piano». Dura anche l'opposizione: «I sentimenti di pietà non possono far dimenticare le differenze tra chi ha combattuto per negare la libertà e chi per difenderli» commentano Majorino e Fanzago.
Andrea Montanari, No del sottosegretario al sacrario unico per partigiani e repubblichini: "Revisionismo fuorviante”. Bobo Craxi bacchetta la Moratti "I morti non sono tutti uguali", in «La Repubblica», Milano cronaca, 4 novembre 2007, p. VI. Dopo Cgil, Cisl e Uil, anche il governo prende le distanze dalla proposta del sindaco Letizia Moratti di un sacrario che raccolga le spoglie di partigiani e repubblichini. «Milano, medaglia d'oro per la Resistenza - attacca il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi - non ha bisogno di revisionismi storici sommari e fuorvianti. E giusto tuttavia ricordare che nell'immediato dopoguerra vi furono uccisioni a scopo di vendetta che vennero addebitate alla lotta partigiana, anche se tali non erano. Detto questo, la pietà umana verso i vinti non deve far dimenticare la stretta antidemocratica del fascismo e la persecuzione degli oppositori a Milano e in tutta la Lombardia». Il messaggio è per il sindaco Moratti, che solo ventiquattr'ore prima aveva rilanciato una proposta dell'assessore ai Servizi civici Stefano Pillitteri, cugino di Bobo Craxi, e che venerdì, senza fascia tricolore, aveva visitato sia il cimitero dei partigiani sia quello dei repubblichini a Musocco. E arriva dall'esponente del governo che in questi mesi è più impegnato per la candidatura di Milano all'Expo 2015. «Questo non c' entra nulla - chiarisce subito - ma le famiglie milanesi conoscono bene le storie di quei morti. Non sono tutti uguali. Se i nostri giovani cominciassero a non sapere più come è nata la nostra democrazia finirebbero col non credere più a nulla. Siamo nati dalla resistenza partigiana e siamo stati liberati anche dagli alleati. Me lo ha insegnato mio padre: un conto è avere pietà per i morti, mala ricerca di una legittima pacificazione nazionale non si può spingere fino alla cancellazione della memoria. Noi siamo nati dal sacrificio dei partigiani, non dei repubblichini. Se fossimo stati tutti fascisti le cose sarebbero andate diversamente». Letizia Moratti non replica. Parla invece il vicesindaco Riccardo De Corato di An. «Credo che Bobo Craxi farebbe bene a vedere piuttosto ciò che in Spagna sta facendo Zapatero e in passato un grande leader socialista come il portoghese Soares. Grazie a loro la guerra civile è un capitolo chiuso. In Italia purtroppo abbiamo Bobo Craxi e dopo settant'anni siamo ancora qui. In Spagna, Francisco Franco fece costruire la Valle de los Caidos per ricordare tutti i morti. Trovassimo anche in Italia un po' dell'ultimo spirito spagnolo questa polemica sarebbe chiusa per sempre». Durissimo il leader storico dell'associazione partigiani Tino Casali: «Mi ritrovo con soddisfazione nelle parole di Bobo Craxi. Non si può speculare sui valori della Resistenza per trasformarli in qualcos'altro come fa il sindaco Moratti. Non siamo carne da macello. No al sacrario comune». D'accordo la capo gruppo del Pd in Comune Marilena Adamo: «Quante sciocchezze. Franco fece sparire i morti tra gli oppositori. Zapatero semmai sta facendo una legge per riabilitarli».Difende il sindaco il ciellino Ma zio Lupi: «Immaginavo che dopo settant'anni una pietra sui morti potesse unire, senza per questo mettere in discussione un pezzo importante della nostra storia. Si può provare umana pietà anche per chi ha sbagliato». L'Udc Luca Ruffino non si sbilancia: «Mi riconosco nel sindaco, ma posso condividere anche le parole di Craxi». |
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 11 novembre 2007 ) |
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