Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Antisemitismo bipartisan PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 12 maggio 2008

Piero Ignazi, Antisemitismo bipartisan, in «Il Sole 24 Ore», 4 maggio 2008, p. 35.

 

 

L’antisemitismo politico in Europa occidentale prende forma e consi­stenza ideologica nella Francia di fine Ottocento. Sono gli anni Ottanta della fine del XIX secolo che portano linfa intellettuale a quel sentimento di insofferenza e ostilità nei confronti degli ebrei che circolava da secoli, anzi da più di un millennio.

Il primo grande pogrom antiebraico della storia esplode pro­prio nell'XI secolo, con lai crocia­ta, quando, sulla strada per Geru­salemme, i bravi cattolici si dedi­cano a una infernale caccia all'ebreo - all'infedele "interno" – al fine di mondare la terra cristia­na da quella presenza impura. Se­coli dopo, di fronte alla moderni­tà e alle sue tensioni, si riaffaccia prepotente, soprattutto in Fran­cia, la pulsione per una "rigenera­zione morale".

Bisogna nettare il suolo sacro dalle presenze inqui­nanti che indeboliscono la forza morale, ma anche biologica, del­la nazione. L'invocazione del sangue e suolo di Maurice Barrès e la caccia ai métèques di Charles Maurras alimentano il delirio complottista delle forze oscure e potenti e antinaziona­li; delirio che culmina nel caso Dreyfus, alfa e omega dell'antise­mitismo prenazista.

Tutta la letteratura e pamphlettistica antisemita del Novecento trae ispirazione dall'elaborazione intellettuale maturata in quegli anni, che prefigura l'ebreo come un nemico della nazione per sua alterità culturale, religiosa e raz­ziale: non potendosi fondere il po­polo e non condividendo i suoi de­stini - e, in più, essendo cosmopoli­ta e "mondialista" avant lettrenon può che rappresentare una co­stante minaccia. Tutto ciò non ri­guarda un passato lontano ed esaurito. Quella (pseudo) lettera­tura, ma anche quella alta di un Drieu La Rochelle e di Ezra Pound, continua ad alimentare il mondo della destra più o meno ra­dicale. Scorrere le pubblicazioni di alcune case editrici di destra di­mostra che lo stereotipo poundiano della contrapposizione tra san­gue e oro, il messaggio evoliano della minorità spirituale delle raz­ze impure, il timore dei complotti di organizzazioni ricche,potenti e nascoste hanno ancora molti esti­matori. Alcuni titoli sono esempli­ficativi di quali immagini e conce­zioni circolino in quell'ambiente: La soluzione finale: problemi e polemiche, Olocausto: dal dram­ma al business, È autentico il dia­rio di Anna Frank? Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni, fino a un raggelante Come ricono­scere e spiegare l'ebreo.

Nonostante materiali così in­quietanti, negli ultimi anni è circolata piuttosto la favola dell'antisemitismo di sinistra, confonden­do la critica al governo e alla politica israeliane, spesso più morbi­da di quella espressa da tanti in­tellettuali e cittadini israeliani, con l'antisemitismo. E ignorando che le radici ideologiche e cultura­li dell'antisemitismo allignano, e tuttora prosperano, a destra. Nel­la cultura della sinistra, come insegnava Norberto Bobbio, regna il principio dell'eguaglianza de­gli uomini e quindi, by definition, non c'è posto per l'ostilità contro un popolo in quanto tale. Nella tradizione della destra conservatrice l'eguaglianza ha un ruolo minore, non centrale, ma è nella destra non liberale che l'egua­glianza degli individui e dei popoli viene sottodeterminata agli obiettivi detta (di una) nazione. E infine, se qualcuno ha ancora qualche dubbio sulla collocazio­ne politica dell'antisemitismo, perché non raccoglie le dichiarazioni sugli "ebrei" - non sul governo israeliano - di alcuni rappre­sentanti dei movimenti alla de­stra del Pdl (e magari di qualcu­no appena accolto a braccia aper­te nel partito di maggioranza)?
Ultimo aggiornamento ( venerdì 16 maggio 2008 )
 
< Prec.   Pros. >