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C’è il dibattito sulle foibe. Liceo vietato a senatore di An. PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 13 febbraio 2008
Marco Tavazzi, Varese. C’è il dibattito sulle foibe. Liceo vietato a senatore di An. I docenti: «Pellicini è fascista, non può parlare di crimini contro l'umanità», in «Libero», 8 febbraio 2008, p. 46.  

 

Torna la censura dei "rossi" e l'istituto tecnico del Nord del Varesotto ripiomba in un clima da anni Settanta. Dove ai "fascisti" non è da­to diritto di parola. Ma questa volta non sono gli studenti, bensì gli insegnanti, a chiede­re la censura. «I fascisti non hanno diritto di parola»: può essere tradot­ta così, semplicisticamente, la lettera con cui quattordici professori dell'Isis di Luino, in provincia di Varese, hanno chiesto di non far parlare l'ex senatore di An Piero Pellicini in occasione della "Giornata del Ricordo", durante la quale si commemorano i martiri delle Foibe.

 

Come alla Sapienza

 

Dopo il più eclatante caso alla Sapienza di Roma, dove addirittura fu negata la parola al Papa, la storia si ripete. E la vittima è, in questo caso, lo storico esponente di An del luinese, l'ex senatore Pellicini, che fu proprio tra i relatori della legge che introdusse, quattro anni fa, la giornata dedicata alle vittime delle Foibe.

 

Preside in crisi

 

Questi i fatti. Il preside dell'istituto tecnico, Carlo Martegani, ha deciso di com­memorare la giornata con un'assemblea pubblica, alla quale ha invitato l'ex senato­re. La reazione dei professori rossi non si è fatta attendere. E sulla scrivania del dirigente scolastico ecco arrivare una missiva, con quattordici fir­me, nella quale gli insegnanti sostengono che «l'ex senatore Piero Pellicini non è adatto a parlare del Giorno del Ricor­do, perché è il rappresentante di un partito che viene stori­camente dal Fascismo».Questa la motivazione che accompagna il tentativo di censura attuato dai docenti. Pellicini dovrebbe parlare all'istituto il 13 febbraio pros­simo, anche se la giornata del ricordo è fissata per il doppio appuntamento di domani e dopo. Ma la partecipazione dell'ex senatore, nonostante il polverone, non è ancora da considerarsi completamente saltata.

 

Partita aperta

 

Lo assicura il dirigente sco­lastico, che pur tendendo la mano agli insegnanti, non vuole rinunciare alla parteci­pazione del relatore, dichia­rando che «soprattutto per il bene degli studenti, sto cer­cando uno storico che possa affiancare Pellicini nella trat­tazione dell'argomento, in modo da non dare adito ad ulteriori polemiche».Anche perché, aggiunge il preside, la trattazione dell'ar­gomento riguarderebbe so­prattutto l'iter che la legge, per istituire la giornata, ha avuto in Parlamento. E rela­tore della legge è stato pro­prio Pellicini, quando sedeva sui banchi di Palazzo Mada­ma.

 

Senatore allibito

 

«Avevo già partecipato lo scorso anno nella stessa scuola, senza polemiche - spiega Piero Pellicini -. Non capisco perché questa volta le condizioni dovrebbero essere diverse. Avevo addirittura ri­cevuto apprezzamenti anche da professori di sinistra. Cre­do che si tratti di un atto di intolleranza, un atto che non riesco a comprendere. Una sorta di caccia alle streghe, forse dettata dalla caduta del Governo. Aspetto istruzioni dal preside Martegani per ve­dere se ci saranno le condizioni per la mia partecipazio­ne».

 

Giovani in corteo

 

Se la partecipazione del se­natore per ora rimane sospe­sa, è data per certa la manifestazione di Azione Giovani per lo stesso giorno. I ragazzi di An, appreso il fatto, hanno subito espresso  solidarietà a Pellicini. E hanno annunciato una manifestazione davanti all'istituto lo stesso giorno della conferenza. «È scanda­losa la censura messa in atto da alcuni professori - afferma il presidente provinciale di Azione Giovani, Stefano Cle­rici -. Chiederemo al Provve­ditorato interventi immediati. E annunciamo che saremo presenti quel giorno, con un presidio fuori dalla scuola, per manifestare la nostra po­sizione. E difendere il Giorno del Ricordo - aggiunge - il cui significato è stato messo in dubbio e svilito da questo ri­gurgito di estremismo rosso stile Sessantotto, messo in at­to dal corpo docente che, in­vece, dovrebbe insegnare agli studenti che cosa sono state le Foibe».   
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 13 febbraio 2008 )
 
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