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Cefalonia, indizi su Mussolini PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 24 novembre 2007

Paolo Paoletti, Archivi. Un documento della procura di Dortmund apre nuovi interrogativi sulla strage.

Cefalonia, indizi su Mussolini

Secondo la testimonianza rilasciata nel 1964 da un ufficiale tedesco il Duce esortò i nazisti a fucilare gli ufficiali della divisione Acqui,

in «Corriere della Sera», 24 novembre 2007, p. 55.

 

 

RSI Cefalonia

 

 

Come mandante dell'ultimo at­to della strage di Cefalonia, la fucilazione degli ufficiali ita­liani intorno alla Casetta Ros­sa il 24-25 settembre 1943, c'è un indizia­to nuovo: Benito Mussolini. Ad accusar­lo è il tenente colonnello Johannes Bar­ge, che era stato il comandante tedesco a Cefalonia fino al 16 settembre, giorno dell'arrivo dei rinforzi.   

Come risulta da un verbale d'interro­gatorio della prima inchiesta aperta in Germania sull'eccidio, risalente agli an­ni Sessanta, Barge dichiarava il 4 novembre 1964 al procuratore di Dortmund, Obluda: «Prima che io lasciassi l'isola di Cefalonia, ho saputo di un telegramma di Mussolini, il quale aveva ordinato che gli ufficiali della divisione Acqui, che egli definiva ammutinati, dovessero essere fucilati come punizione per la lo­ro diserzione. In proposito devo ricorda­re che il comandante della divisione, ge­nerale Gandin, era considerato come un fedele di Mussolini e che già prima mi era stato detto da parte del comando ge­nerale tedesco ad Atene che il generale Gandin era stato vicino a Mussolini e che era arrivato ad esprimere la devozio­ne della divisione al Duce. Evidentemen­te a causa della delusione e dell'amarez­za per la diserzione a favore di Badoglio, Mussolini deve aver dato l'ordine di fuci­lazione degli ufficiali. lo non ero più a Cefalonia quando gli ufficiali vennero fucilati. (…) Mi sono intrattenuto anche con il maggiore Hirschfeld (il nuovo co­mandante, ndr) su quest'ordine di Mus­solini. Anche Hirschfeld (…) rimase sba­lordito come me. Egli sollevò dubbi sul­le modalità d'esecuzione di un tale ordi­ne di fucilare oltre 100 ufficiali e sull'op­portunità di gettare i corpi dei fucilati in una fossa comune o di farli affondare in mare. (...) Vorrei aggiungere che nell'or­dine di fucilazione di Mussolini erano stati espressamente esclusi i cappellani militari».  Il colloquio Barge-Hirschfeld è un ine­dito, tratto da una documentazione ri­servata, e anticipa proprio quello che poi effettivamente successe: il 24 set­tembre due giorni dopo la resa, nei pressi della Casetta Rossa furono fucila­ti numerosi ufficiali italiani. Nessun cap­pellano venne ucciso.  Per confutare una deposizione circo­stanziata come questa, si può solo soste­nere che il teste dichiarò il falso. Per confutare una deposizione circo­stanziata come questa, si può solo soste­nere che il teste dichiarò il falso. Per coprire se stesso? Perché nel 1964 Barge era commissario capo nella polizia tede­sca e non voleva essere compromesso? No, perché dal 16 settembre 1943, secondo giorno di battaglia, a Barge era stato tolto il comando delle operazioni, quin­di era uno dei pochi ufficiali tedeschi che avevano poco da temere dall'inchie­sta. Allora dichiarava il falso per aiutare gli ex camerati? Neppure questo è vero­simile. Le accuse accolte già nel 1947 dal tribunale di Norimberga parlavano del­lo sterminio di circa quattromila prigio­nieri di guerra; in termini di responsabi­lità penale, che cosa avrebbe comporta­to togliere un centinaio di vittime?  Inoltre si deve considerare che il ge­nerale Gandin, comandante della divi­sione Acqui, era stato condannato a morte da un tribunale militare di guerra tedesco e gli ufficiali erano stati fucilati da regolari plotoni d'esecuzione. Rispet­to ai precedenti eccidi di massa, con l'in­ganno ed estrema crudeltà, questa coda era la meno pericolosa per dei criminali di guerra. Per giustificare quelle esecu­zioni un ufficiale della Wehrmacht non aveva bisogno di scomodare il Duce: gli bastava rifarsi a legittimi ordini superio­ri tedeschi.  Ci fu una pausa nelle fucilazioni il 23 settembre: il generale tedesco Lanz si re­cò a Cefalonia, ma alla fine dell'ispezio­ne lasciò l'isola senza aver dato istruzio­ni sulla sorte da riservare ai prigionieri superstiti. Se tacque, era perché anche lui aspettava ordini superiori. Solo il 24 mattina Lanz emanò le sue direttive. Forse la mossa di Mussolini potrebbe avere raggiunto il suo scopo: sparigliare le car­te e costringere i tedeschi a prendere una decisione.  Si potrebbe obiettare ancora: perché Lanz al processo di Norimberga non ti­rò fuori la storia dell'ordine di Mussoli­ni? Semplicemente perché non era stu­pido: se avesse detto che aveva eseguito un ordine del Duce, e non del Führer, i giudici avrebbero capito che mentiva. Tutti concordiamo sul fatto che un «or­dine» di Mussolini non aveva valore per i tedeschi. Ma Barge non accusava Mus­solini di aver fatto fucilare gli ufficiali italiani, ma di aver dato il suo parere, non richiesto, sulla sorte da riservare agli ufficiali superstiti della battaglia e degli eccidi.  A questo punto resta una sola obiezio­ne: il Duce era uomo capace di ordinare un massacro simile? l fatti ci dicono che Mussolini si vendicò: l’11 gennaio 1944 contro i traditori del Gran Consiglio e il 24 maggio sui comandanti «ribelli» dell’Egeo, Luigi Mascherpa e lnigo Campio­ni. Ma agli occhi del Duce gli ufficiali di Cefalonia avevano commesso un crimi­ne ancor più grave: non solo lo avevano tradito, ma si erano «ammutinati». Mus­solini aveva anche motivi personali con­tro il generale Gandin, che dal 1940 era stato al comando supremo, ufficiale di collegamento con i vertici militari germanici. Per cinque volte (l'ultima il 26 maggio 1943) Gandin aveva fatto rapporto al Duce per conto del capo di stato maggiore Ambrosio, in luglio il dittatore gli aveva fatto recapitare a Cefalonia una propria foto con dedica, come sua richiesta. Mussolini poteva pensare: fino a poche settimane fa quel giorno è stato un mio fedelissimo, ma ora ha tradito ed è rimasto alla testa degli ammutinati. Non potrebbe essere allora che il Duce, ormai deciso a lottare fino in fondo accanto a Hitler, volesse dimostrare al Führer che era disposto ad usare il pugno di ferro? Ma questa decisione avrebbe potuto anche significare: prima che lo faccia Hitler, ci penso io a punire i traditori.  Mussolini sapeva bene di non poter dare ordini ai tedeschi. Ma forse proprio per la sua debolezza, voleva dimostrare a Hitler la sua determinazione nel riprendere in mano lo Stato e l'esercito il telegramma era solo una mossa politica, di fronte alla quale i tedeschi dovettero reagire: così Lanz, sentiti i suoi superiori, il 24 settembre dette l'ordine giudicare il solo Gandin e di fucilare senza processo gli altri ufficiali, ma estendendo la grazia non solo ai cappellani, ma anche «ai fascisti, agli ufficiali di origine tedesca e agli ufficiali di sanità».  

Ultimo aggiornamento ( sabato 24 novembre 2007 )
 
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