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Come le diverse «destre» interpretano la modernità. Tutti i volti di una tradizione PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 02 giugno 2008

Carlo Galli, Come le diverse «destre» interpretano la modernità. Tutti i volti di una tradizione, in «La Repubblica», 13 maggio 2008, p. 43.

 

 

 

 

Come ha insegnato fra gli altri, Norberto Bobbio, la destra e la sinistra si sono dif­ferenziate, in età moderna, secondo coordinate valoriali (uguaglianza o differenza fra gli uomini), po­litiche (autorità o libertà, gerar­chia o autonomia), temporali (progresso o conservazione).

Già fra il 1789 e il 1848 si e visto (lo ricordava Marco Revelli) che sono molte le destre possibili. In questi decenni si presentano in­fatti sulla scena politica i contro-rivoluzionari, cioè la destra che sostiene il radicamento della po­litica in un fondamento che la precede (la tradizione, la religio­ne, la natura, la storia) e che deve essere conservato senza poter es­sere criticato dalla ragione uma­na, pena il crollo dell'ordine poli­tico; c'è poi l'orleanismo, la de­stra del movimento, della libera iniziativa individuale che produ­ce ricchezza per i singoli e per la società, mentre seleziona vinci­tori e vinti, capaci e incapaci, se­condo le leggi oggettive del meri­to e del successo; e infine il bona­partismo, la destra del comando politico dall'alto, della decisione che riorganizza la politica con armi extra-legali e extra-istitu­zionali. Da queste a ben guarda­re derivano anche le successive destre, quelle populiste, quelle localiste e quelle irrazionalistiche.

 

Si tratta, evidentemente, di de­stre diverse; alcune si confronta­no con la modernità al suo nasce­re, altre invece si formano al suo interno; vi sono destre economiche e destre politiche, destre mo­derate e destre estreme, destre conservatrici, reazionarie, auto­ritarie, totalitarie, statalistiche e antistatalistiche, individualisti-che e comunitarie. Si tratta, dal punto di vista teorico e pratico, di diverse possibilità (anche molto differenziate tra loro, a volte reciprocamente ostili e teoricamen­te incompatibili) che si aprono nella lotta politica moderna al­la quale la destra appartiene (a volte con suo disappunto, a volte con compiaciuta consapevolez­za) per chi non ne vuole asse­condare tutte le logiche, ma ne seleziona alcune a scapito di al­tre: che pretenda di attingere l'O­riginario più arcaico o che si proietti nel Futuro più visionario, che si percepisca come destino di potenza o come semplice stru­mento di amministrazione, che si serva della tecnica o che la ri­fiuti, la politica di destra non ha come obiettivo l'emancipazione dei singoli e dei gruppi, e la loro inclusione razionale e paritaria in uno spazio politico giuridificato.

Che la destra non sia sinonimo di inerzia né di chiusura al mon­do, è evidente oggi, nell'età globale, cioè nel ciclo storico inne­scato dalle politiche conservatri­ci ma assai dinamiche di Reagan e della Thatcher, e caratterizzato dal fatto che l'economia e la poli­tica hanno come spazio un mon­do unico ma non unito né unifi­cato. Un mondo, anzi, sempre più attraversato da conflitti, pau­re, incertezze, in cui la politica tende a non presentarsi secondo le coordinate ugualitarie dell'il: luminismo e le istituzioni inclu­denti dello Stato sociale, ma si struttura prevalentemente secondo molteplici differenze, contrapposizioni, esclusioni (di fatto o di principio): la differenza fra amico e nemico, fra occiden­te e islam, fra civiltà e terrorismo, fra cittadino e migrante, fra ricchi e poveri, fra istruiti e ignoranti.

È in questo spazio politico che la destra trova la sua grande oc­casione. Ben lungi dal voler rico­stituire ordini del passato, le de­stre - sono infatti tutte all'opera, oggi, quale più quale meno a se­conda dei diversi contesti politi­ci statali: carismatiche e tecnocratiche, fondazionistiche e nichilistiche, personalistiche e raz­ziste (o biopolitiche), nazionali­stiche e localistiche - agiscono con grande spregiudicatezza e abilità dall'interno della pluralità e della complessità delle società di oggi. Su cui intervengono con politiche che assecondano divi­sioni corporative e paure allarmistiche, risentimenti sociali e frammentazioni culturali, chiu­sure e esclusioni (o subordina­zione) dei non-integrati.

Incorporare la pluralità, la­sciare che le contraddizioni so­ciali si organizzino e trovino combinazioni gerarchiche, pro­spettare politiche contraddittorie - libertà del mercato (il neoli­berismo) e libertà dal mercatori neoprotezionismo) -, far stare insieme la paura della concorrenza e del nemico con la speran­za di vincere la lotta per l'esisten­za o di scavarsi una nicchia pro­tetta, esercitare l'individualismo egoistico mentre si coltivano identità collettive in comunità reali o immaginate, col folklore o con le ronde che creano l'illusio­ne che si possano ritrovare i territori e gli spazi sociali perduti, sca­ricare verso l'Altro (simbolico ma concreto: ogni Diverso è a ri­schio) le tensioni a cui non si da una risposta lineare e razionale: tutto ciò significa che l’immagine di società che le destre promuo­vono politicamente non trova il suo centro in un progetto razio­nale di emancipazione ma pro­prio negli interessi e nelle pulsio­ni che la dividono e la gerarchizzano; è al livello simbolico che vengono offerte forme di unifica­zione identitaria (la nazione, la religione, la comunità locale) con evidente valore risarcitorio, mentre la tenuta del sistema sta nella fiducia verso il leader cari­smatico, del quale è quindi deci­siva Incapacità comunicativa.

Questo combinarsi di inclu­sione e di esclusione none incoe­renza o dilettantismo, ma anzi è una diversa risposta alla questio­ne politica moderna: come si possa far stare insieme l'unità e la pluralità, la forma e il conflitto. E la risposta della destra è la complexio oppositorum, ovvero un'unità politica simbolico-carismatica che nella pluralità delle contraddizioni sociali vede non un problema da risolvere né una ricchezza da dispiegare secondo un progetto razionale ma un'oc­casione per esercitare la forza che differenzia, la potenza nella differenza. Una modernizzazione postmoderna, davanti alla quale la sinistra- con le sue poli­tiche aggiornate, ma pur sempre modernamente orientate all'u­guaglianza e alla razionalità pro­gressiva - finora non casualmen­te boccheggia.

 

I LIBRI

 

NORBERTO BOBBIO

Destra e sinistra. Donzelli 2004

 

GIOVANNI BORGOGNONE

La destra americana. Dall'iso­lazionismo ai neocons. Laterza 2004

 

FRANCOIS FURET

Critica della Rivoluzione francese. Laterza 2004

 

PIERRE-ANDRE TAGUIEFF

Sulla Nuova destra. Vallecchi 2004

 

HUGOVON HOFMANNSTHAL

La rivoluzione conservatrice europea. Marsilio 2003

 

MARCO TARGHI

Il fascismo. Laterza 2003

 

HERVÉUE BRAS

Il demone delle origini. Feltrinelli 2001

 

PIERO IGNAZI

L’estrema destra in Europa. Il Mulino 2000

 

AMBROGIO SANTAMBROGIO

Destra e Sinistra. Un'analisi sociologica. Laterza 1998

 

ALDO BERSELLI

Il governo della destra. Il Mulino 1997

 

ANTHONY GIDDENS

Oltre la destra e la sinistra. Il Mulino 1997

 

STEFAN BREUER

La rivoluzione conservatrice. Donzelli 1995
Ultimo aggiornamento ( giovedì 05 giugno 2008 )
 
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