Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Corrado Augias, Promemoria per la festa del 25 aprile PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 18 maggio 2008

Corrado Augias, Promemoria per la festa del 25 aprile, in «La Repubblica», 24 aprile 2008, p. 36.

 

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Caro Augias,

domani è il 25 aprile, festa della nostra Repubblica, la stessa alla quale Berlusconi non ha mai partecipato e che il suo amico Dell'Utri, vuole cancellare insieme alla Resistenza dai libri di scuola. Mi chiedo quale peso avrà questo comportamento sulla sensibilità degli ita­liani. Mi pongo questa domanda con uno spirito per dir così storico. Quale peso ha quella ricorren­za 63 anni dopo i fatti? E' ancora sentita, dalla maggioranza del paese, come la festa della riscossa nazionale? o è solo una delle tante date che si usa ricordare più per obbligo commemorativo che per reale rispondenza ai sentimenti collettivi? Duole dirlo ma a mano a mano che se ne vanno coloro che di quegli avvenimenti sono stati protagonisti c'è il rischio che la memoria di quegli anni, degli atti d'eroismo che li segnarono, dello stesso significato nella storia del paese, impallidisca fino a scomparire e allora l'atteggiamento di un uomo come Berlusconi, che quei valori non ha mai sen­tito, potrebbe finire per essere giustificato se non altro dal tempo trascorso.

Enzo Gangi e.gangi@alice. It

Nei pressi della strada in cui abito c'è una scritta sul muro che dice '25 aprile festa dei vigliacchi'. Comparve parecchio tempo fa, infatti gli anni hanno sbiadito i carat­teri oggi appena leggibili. Ci ho messo un po' a capire il senso politico dell'invettiva. Poi ho de­cifrato che il 'vigliacchi' era rivolto a coloro che dopo l'8 settembre 1943 combatterono con gli Anglo-Americani, destinati chiaramente alla vittoria, contro il manipolo di eroi che erano ri­masti con i tedeschi nonostante la certezza d'u­na sconfitta imminente. Effettivamente se si ste­rilizza la storia mutilandola dei valori, gli eventi conclusivi della seconda guerra mondiale pos­sono anche essere letti così. Una storia che non si chieda in nome di che i due fronti combatte­vano e che mondo sarebbe diventato quello dei vincitori. Per fortuna di tutti (compresi gli eroici manipoli) vinsero gli Americani e l'incubo di un mondo nazista rimase confinato alla tragedia di quegli anni, alla cecità di chi non fu capace dive­dere a quale patto infame fosse legato. E 63 anni dopo? Credo che abbia ragione Aldo Schiavone quando scrive (Rep. 19.04 u. s.) che le elezioni hanno confermato, tra l'altro, lo slitta­mento del nostro drammatico Novecento dal piano delle reazioni emotive "a quello più fred­do e lontano della sola storia". Socialismo, fasci­smo, comunismo stanno uscendo dalla memo­ria attiva del paese insieme a molti altri momen­ti, fasi, regimi e personaggi che fino a pochi anni fa accendevano passioni capaci di arrivare fino alla violenza. E' probabile che un ventenne leg­ga di quei fatti con la stessa scarsa partecipazio­ne della spedizione dei Mille o della battaglia di Austerlitz. Anche quando le emozioni si placa­no i valori però restano. Il 25 aprile è una tra le poche ricorrenze fauste della nostra storia, una 'Liberazione' che tutti avrebbero il dovere, e la gioia, di celebrare.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 21 maggio 2008 )
 
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