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Cultura, la rivoluzione c'è già PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 30 luglio 2008

Sandro Bondi, Cultura, la rivoluzione c'è già, in «Corriere della Sera», 23 luglio 2008, p. 32.

 

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RISPOSTA A GALLI DELLA LOGGIA / 1

 

Caro direttore, mi permetta di rubarle un poco di spazio per riprendere l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia dal titolo «La cultura come risorsa» uscito sul Corriere di ieri. In questi ultimi dieci anni, ho sempre seguito con interesse le periodiche critiche di Galli della Loggia sulla cultura di centrodestra. Grazie anche al pungolo di Galli della Loggia e al suo lavoro editoriale, in questo decennio molto si è fatto in un’ottica liberale. Penso alla lunga battaglia sul revisionismo che ha avuto proprio Galli della Loggia tra i protagonisti. Oggi la percezione che gli italiani hanno della propria recente storia patria si è modificata ed è certamente meno piegata dall’ideologia. Non solo storici di vaglia, penso a Elena Aga Rossi, hanno fatto luce in modo definitivo sulla guerra civile e sul ruolo del Partito Comunista, ma anche formidabili ricercatori e divulgatori come Giampaolo Pansa sono riusciti a sgretolare luoghi comuni radicati fin negli intimi gangli della nostra coscienza.

Da questo punto di vista, le celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia possono diventare l’occasione per acquisire seppure gradualmente una memoria condivisa del nostro passato. Non le nascondo che, proprio perché mi sono riconosciuto nelle linee tracciate dal professor Galli della Loggia, ho avuto la sensazione di un certo fallimento nel modo in cui evidentemente ho comunicato in questo primo mese di lavoro le linee programmatiche del mio ministero e i valori fondamentali a cui intendo ispirare la mia condotta. Il bellissimo articolo di Galli della Loggia mi permette tuttavia di ribadire che stiamo preparando una sorta di rivoluzione copernicana, il cui inizio è appena percettibile. Non si tratta ovviamente, di sostituire una vecchia ed esaurita egemonia, con una nuova, ma di dare strumenti di libertà che possano slegare la cultura dal giogo della politica. Per esempio: il sistema di tax credit che abbiamo da poco introdotto nel settore cinematografico, come nelle migliori democrazie liberali, dà la possibilità al cittadino e all’impresa privata di decidere su destinazioni specifiche di spesa pubblica togliendo alla politica il carico di far prevalere una propria concezione del bene o del bello. Quanto poi alla «bellezza», ho da subito indirizzato il mio mandato a questo valore che insieme a Galli della Loggia ritengo imprescindibile. Al di là di una vuota retorica, il Ministero che dirigo ha il compito istituzionale di tutelare la bellezza dell’immenso patrimonio che abbiamo ereditato dal nostro passato, e di tramandarla alle generazioni future nelle migliori condizioni possibili, ma ha anche il dovere di stimolare a produrne di nuova, per lasciare delle testimonianze alte e nobili della nostra civiltà. In questo senso, ho presentato un disegno di legge sulla qualità architettonica, approvato dal consiglio dei ministri, e intendo sostenere l’arte contemporanea in tutte le sue varie rappresentazioni, dall’architettura, appunto, all’arte figurativa, dal cinema e dal teatro alla cura dei nostri archivi e alla promozione del libro. Qui si vedrà se il nostro Paese ha perduto quell’energia interiore, come la chiama Galli della Loggia, quella fonte spirituale dalla quale gli artisti traggono ispirazione per creare le loro opere e una Nazione intera trae la forza e l’energia per proseguire nella sua opera di civiltà e di umanizzazione. Sono convinto anch’io, inoltre, che la bellezza sia un valore politico nel senso più alto del termine, perché genera ordine, induce all’imitazione positiva, e perché costituisce, specialmente in un Paese come il nostro che rappresenta nel suo insieme lo spazio della bellezza, uno scrigno di informazioni e di valori indispensabili per progettare il nostro futuro. Non è vero, perciò, me lo consenta Galli della Loggia, che la destra non sembri avere alcuna consapevolezza di tutto ciò. A me pare di non avere parlato che di questo nel breve periodo che ci separa dalla formazione del governo, e di avere investito il mio futuro politico, se posso dare un qualche minimo valore alla mia persona, proprio nell’impegno di governo a favore della cultura. In questo momento avverto anch’io fortemente l’angoscia che provava il grande Giovanni Spadolini, di fronte alla sottovalutazione diffusa da parte delle classi dirigenti di questo Paese del valore essenziale della cultura, e, come se non bastasse, alle prese con l’incomprensione da parte di sensibili uomini di cultura come Galli della Loggia per i primi atti di questo ministero (penso a Pompei, al piano nazionale dei Musei), che dimostrano se non altro di un impegno appassionato, totale e onesto. In un momento epocale di crisi - concordo anche in questo con Galli della Loggia - la sopravvivenza della nostra civiltà non può che passare attraverso una riscoperta identitaria di quei valori (il sapere, il passato, la bellezza) che hanno permesso nei secoli scorsi lo sviluppo e la crescita. E ciò nella consapevolezza che un Paese, soprattutto come l’Italia, che non investa e non scommetta nella cultura è un Paese che ha rinunciato al futuro.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 agosto 2008 )
 
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