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Dal 25 aprile al 20 settembre, le difficoltà di creare una vera identità condivisa PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 21 aprile 2008

Emilio Gentile, Un’Italia divisa per le feste.  Perché nessuna ricorrenza nel nostro Paese è stata in grado di fondare una coscienza nazionale? Dal 25 aprile al 20 settembre, le difficoltà di creare una vera identità condivisa, in «Il Sole-24 Ore», 20 aprile 2008, p. 31.

 

 

Nella Storia d'Italia nel XXI se­colo, pubblicata nel 2108 dalla casa editrice Il Nazionale Co­smopolita, per la serie «Me­morie Condivise», si legge quanto segue: «Il 25 aprile 2008 si celebrò solennemente in Italia il sessantatreesimo anniversario della liberazione e il ritorno della democrazia. Alla cerimonia nella ca­pitale, erano presenti, con il Presidente della Repubblica, numerosi esponenti po­litici: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Walter Veltroni, ciascuno con una coccarda trico­lore sul petto. Ovunque gli italiani festeg­giarono l'evento con un inno corale di fe­deltà allo Stato nazionale e alla democrazia nata dalla Resistenza. Grande commo­zione suscitò l'impresa compiuta dai Volontari della Pulizia, organizzati dalla Lega Nord, per liberare Napoli e la Campania dalle immondizie, nell'anniversario della Liberazione. La celebrazione del 25 aprile 2008 fu il simbolo di una rivoluzione cultu­rale, che aveva dato agli italiani una co­scienza nazionale comune. Erano 147 anni che ciò non accadeva. Cioè da quando, il 17 marzo 1861, era nato lo Stato italiano».

Potrebbe essere questa la descrizione della ricorrenza del 25 aprile 2008, dopo le elezioni politiche del 13 aprile, che han­no prodotto una rivoluzione parlamenta­re nella storia della Repubblica: per la pri­ma volta non saranno rappresentati nelle due Camere partiti che si richiamano al comunismo o al fascismo. I maggiori par­titi della nuova legislatura si riconosco­no reciprocamente una legittimità demo­cratica. Ora, poiché nessun partito eletto in Parlamento il 13 aprile si richiama al fa­scismo né rifiuta la Repubblica nata dalla Resistenza, si può immaginare che la ceri­monia del prossimo 25 aprile possa avve­nire come è descritta nel brano immagi­nario citato all'inizio. Sarebbe questa una vera rivoluzione culturale nella storia de­gli italiani. Vediamo perché.

Secondo molti studiosi, senza una me­moria comune rielaborata periodicamente attraverso le feste della nazione, non può esserci identità nazionale. Le fe­ste nazionali rinnovano nella collettività la coscienza di appartenere a una comu­nità di storia, di ideali e di valori condivi­si, al di sopra delle differenze dei partiti che si avvicendano al Governo. Nei centoquarantasette anni della loro vita co­me cittadini di uno Stato nazionale, gli italiani non sono mai riusciti a riconosce­re in un evento della loro storia il princi­pio fondante di una memoria collettiva. La memoria collettiva degli italiani è sta­ta finora un luogo di conflitti provocati da valori, principi e ideali non condivisi, inclusa la stessa idea di nazione.

Le feste nazionali istituite dalla monarchia, come la festa dello Statuto e il 20 set­tembre, furono sempre momenti di con­flitto fra gli italiani. Nel 1911, quando lo Sta­to celebrò i primi cinquanta anni di unità, gli italiani cattolici, socialisti, repubblica­ni, nazionalisti e internazionalisti, prote­starono contro l'Italia monarchica nella quale non si riconoscevano. Dopo la vitto­ria italiana nella Grande Guerra, l'anni­versario del 4 novembre divenne un altro momento di conflitto fra nazionalisti e in­ternazionalisti, fascisti e antifascisti, in una guerra civile che si concluse con l'in­staurazione dello Stato totalitario. Nuo­vo regime, nuove feste. Che consacraro­no l'identificazione del fascismo con la nazione italiana. Alle feste nazionali fu tolto O carattere conflittuale, come agli italiani era stata tolta la libertà di pensie­ro, di parola e di voto.

Dopo la fine del fascismo, il nuovo Stato democratico conservò della precedente storia italiana solo il 4 novembre, accanto al 25 aprile e al 2 giugno, anniversario della Repubblica. Sulla unità patriottica antifascista, i partiti antifascisti che rifondarono lo Stato nazionale avrebbero potuto costi­tuire la memoria comune dell'Italia repub­blicana. Nel 1946, celebrarono uniti il 25 aprile. Poi, con la Guerra Fredda, iniziò una guerra civile ideologica fra gli italiani comunisti e gli italiani anticomunisti, che reciprocamente si accusarono di esser tra­ditori della Patria, al servizio dello stranie­ro. L'anniversario del 25 aprile fu per decenni identificato con il monopolio dell'antifascismo da parte dei comunisti. Nep­pure l'anniversario dell'Unità d'Italia riu­nì gli italiani nella rielaborazione di una memoria comune. Quando, nel 1961, il Go­verno democristiano celebrò i pruni cen­to anni di Unità, con la benedizione del Pa­pa, che attribuì a un disegno della provvi­denza e agli auspici della Chiesa l'unifica­zione degli italiani nella identità cattolica della nazione, alte si levarono le proteste degli italiani laici, liberali, radicali, comunisti, socialisti e neofascisti. Poi, iniziò una lunga stagione di oblio della nazione, negli anni più turbolenti della Prima Re­pubblica. Le feste della nazione divenne­ro scialbi cerimoniali finché furono can­cellate dalla memoria e dal calendario del­le feste civili. Solo il 25 aprile continuò a infiammare periodicamente la guerra ide­ologica fra memorie contrapposte. La presenza in Italia del più forte partito neofascista d'Europa trasformò il 25 aprile, da evento storico della nazione, in una gior­nata di mobilitazione permanente dell'an­tifascismo militante, contro la minaccia di un fascismo perenne annidato ovunque, nella società e nello Stato. Anticomunismo divenne sinonimo di fascismo. Poi finì la Guerra Fredda, il Partito comunista ripudiò il comunismo, ma il 25 aprile conti­nuò a essere la giornata dell'antifascismo militante. Come avvenne il 25 aprile 1994, quando fu insediato il primo governo Ber­lusconi, del quale facevano parte anche membri del partito neofascista, diventato nel frattempo postfascista ripudiando il legame col fascismo. Poi, l'antifascismo militante declinò. E con esso la mobilitazione del 25 aprile.

La rianimazione delle feste nazionali, durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, ha forse rinnovato la popolarità di un rituale, ma è difficile dire se ha fonda­to una memoria nazionale comune. Qual­cuno ha proposto di fondare la memoria nazionale su una storia comune condivisa. Ma ciò sarebbe possibile solo con una rimozione collettiva delle differenze fra i valori, i principi e gli ideali che hanno divi­so gli italiani. Come dire: i combattenti per la libertà e i combattenti contro la li­bertà sono accomunati dal valore del com­battimento, e questo basta a riconoscere la pari dignità dei loro principi e dei loro ideali. È difficile dire se una storia così concepita sarà mai scritta, sacrificando la verità storica sull'altare della memoria co­mune. Una verifica potrà essere fatta fra tre anni, quando gli italiani celebreranno i centocinquanta anni della nascita dello Stato nazionale. Allora, forse, potremo scrivere un'altra pagina della nostra immaginaria Storia d'Italia nel XXI secolo.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 23 aprile 2008 )
 
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