Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
«Die Welle». Come allevare nazisti in una sola settimana PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 24 dicembre 2008

Paolo Mereghetti, «Die Welle». Come allevare nazisti in una sola settimana, in «Corriere della Sera», 24 novembre 2008, p. 37.

 

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TORINO - Bastano sette giorni per trasformare le persone in tanti piccoli dittatori. L’aveva dimostrato (involontariamente) nel 1967 un professore di Palo Alto che, per spiegare come i tedeschi avessero potuto diventare nazisti, aveva istaurato in classe un regime di «disciplina e obbedienza cieca» a cui gli studenti si erano assoggettati al di là di ogni previsione, trasformandosi in pericolosi fanatici. Dopo essere diventata negli Usa un romanzo e un tv-movie, quella storia è adesso all’origine del film tedesco Die Welle (L’onda, in Italia è atteso per marzo 2009) di Dennis Gansel, in concorso al Torino Film Festival.

Ambientato in Germania ai giorni nostri, in una città di fantasia, il film segue fedelmente l’esperimento californiano e ne conserva l’agghiacciante efficacia. Conducendo un corso sull’autocrazia, il professore Rainer (Jürgen Vogel) spinge pian piano gli allievi a far proprie le regole di ogni dispotismo, dallo spirito di gruppo al bisogno di un’identità comune, dall’esaltazione del corpo alla divisione tra «amici» e «nemici». Favorendo così la nascita dell’Onda, un movimento che finisce per negare ogni democrazia e diventa minacciosamente pericoloso per chi non vi aderisce (come è il caso di un paio di studentesse).

Forse qualche spiegazione sociologica potrà apparire sbrigativa (il vuoto dei valori di oggi favorisce il fascino delle cattive idee), ma il film ha un ritmo che conquista e alcuni momenti di forte impatto emotivo. Come le scene in cui si adotta una «divisa» - un’innocente camicia bianca e un paio di jeans - con le conseguenze, immaginabili e non, per i «diversi» che la rifiutano (da far vedere e rivedere a tutti coloro che non si erano sottratti alle chiacchiere sul bisogno o meno dei grembiulini a scuola, ministri compresi). E più dell’inevitabile tragedia finale, colpisce la facilità con cui simulacri di ordine e rispettabilità finiscono per trovare spazio nei cuori e nei comportamenti di una gioventù fin troppo fragile.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 gennaio 2009 )
 
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