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Duce al museo, choc a Gazoldo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedì 08 luglio 2008
Pietro Pacchioni, Duce al museo, choc a Gazoldo, in «Corriere della Sera», 15 giugno 2008, Corriere Lombardia, p. 12.

L'assessore: arte troppo trascurata. Il direttore: abituati a trasgredire. La scultura di Bergonzoni e il ritratto dipinto da Guindani erano sepolti nelle soffitte della sede della Provincia

GAZOLDO DEGLI IPPOLITI (Mantova)- Una delicata testina in terracotta di Balilla ti dà il benvenuto nell' atrio. Più avanti da una grande tela ad olio occhieggia malinconico un giovane Benito Mussolini non ancora mascellone, vestito d' orbace. Non siamo a Predappio, bensì nella cinquecentesca dimora dei conti Ippoliti a Gazoldo, sede del Mam, il museo d'arte moderna che ospita una sostanziosa collezione di capolavori dell' arte mantovana tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento.

La new entry di queste due opere, scampate alla «resa dei conti» dopo la caduta del regime, è avvenuta in sordina, non senza qualche preoccupazione dei curatori del museo, fiore all'occhiello di un borgo passato da feudo secolare dei nobili Ippoliti a «dominio» dei Marcegaglia, Emma compresa. Oggi qui, nei chilometrici capannoni confinanti con i campi di meloni dop, sono impiegate più di 1100 maestranze e ha sede la direzione generale del colosso metallurgico. Nanni Rossi, vicesindaco e direttore del Mam non si è tirato indietro, anche se qualcuno ha storto il naso, quando ha saputo che nelle soffitte polverose di Palazzo di Bagno, sede della Provincia di Mantova, nel corso di un inventario erano saltate fuori due opere d' autore degli Anni Trenta, imboscate ai tempi e sfuggite all'«epurazione». C'è stata una trattativa con l'assessore alla Cultura di Mantova Roberto Pedrazzoli e si è deciso per l'esposizione, infrangendo un tabù. «Noi del Mam siamo abituati alle trasgressioni altrimenti non ci occuperemmo d'arte. La scelta di esporre il ritratto del Duce di Giuseppe Guindani (1886-1946), uno fra i maggiori esponenti dell' arte mantovana, formatosi all' Accademia di Brera e prestigioso ritrattista, assieme al Bresciani e al Lumini è stata immediata. Così come non abbiamo avuto paura ad ospitare la testina di Balilla di Aldo Bergonzoni (1899-1976) il maggior scultore mantovano del '900». Il compito di spiegare l'opportunità di superare tabù ormai obsoleti spetta al critico d' arte Renzo Margonari: «Intendiamo colmare un buco lungo un ventennio e porre fine all'apartheid di tanti artisti che lavorarono per la committenza del tempo. Non si tratta di fare del revisionismo ad ogni costo. Basti pensare che il Bergonzoni e il Guindani rifiuteranno la tessera del Partito fascista. Il ritratto del Duce di 80 x 60 è fra i meno sentiti dell'autore, ma gli fu commissionato da una mostra sindacale. Deliziosa invece la testina di Bergonzoni più ispirata al viso del bambino che alla divisa». E il timore di far da richiamo a raduni di nostalgici o all' opposto di scatenare l' indignazione di associazioni partigiane? «I mantovani sono intelligenti, la prenderanno in modo soft». Su questo non ha dubbi anche l'assessore provinciale Roberto Pedrazzoli. «È un'occasione per approfondire la ricerca su un capitolo artistico trascurato del Novecento che si è voluto rimuovere ma che ha dato opere pregevoli». A Gazoldo si aspettano altre new entry.

Ultimo aggiornamento ( martedì 22 luglio 2008 )
 
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