
| Ecco il nuovo Manifesto della razza. Inserzione schock a Bologna |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 12 maggio 2008 | |
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Alessandro Antonelli, Ecco il nuovo Manifesto della razza. Inserzione schock a Bologna, in «Liberazione», 24 aprile 2008, p. 3.
«L'Italia si muova, si scuota e si sacrifichi per ritornare ai fastigi di quando ci sentivamo di far parte di una razza forte, pura e maestra di vita». Chi l'ha detto? Mussolini, Gentile, Soffici, Papini? No, lo ha detto tale Michele Tossani, sedicente noto assicuratore di Bologna. E la frase appena riportata non è un brano del Manifesto della Razza comparso sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938, ma un'inserzione a pagamento sui quotidiani del capoluogo emiliano. Anno domini 2008, vigilia del 63° anniversario della Resistenza. Mentre Bologna si prepara a celebrare la Liberazione, alcuni fogli locali hanno ospitato il delirio di questo Starace del terzo millennio che si autoproclama un «patriota», che dispensa auguri al nuovo governo, si batte il petto nel vedere che la sua patria è ridotta «a un'italietta disprezzata all'estero», che svende l'Alitalia. E quando capisce che per i francesi «siamo dei chicchirichì», non resiste e dice la sua. E oggi, davanti alle accuse di fascismo si difende così: «Che c'entra? Io parlo di un paese forte, puro». E poi spiega: «L'amor di patria, il senso della famiglia, esistevano prima del fascismo. Questa è la razza, se da fastidio la parola non la userò più, ma il concetto resta. Noi siamo razza europea purissima». Seguono altre dotte disquisizioni etno-antropologiche, da cui apprendiamo che anche tutte le altre sono "razze": «Si chiama razza negra perché tutti sono negri, ma i negri ci sono e sono una razza pura, anche gli egiziani per dire sono una razza pura, antichissima, colta». La cronaca declina involontariamente in sarcasmo, ma la faccenda è affatto seria e ha scatenato le ire di cittadini e amministratori imbufaliti. Dall'Istituto storico della Resistenza hanno presentato un esposto alla Procura, sottolineando come fosse evidente «dalla lettura del messaggio che si tratta di propaganda razzista», mentre un gruppo di intellettuali ha proposto alla Provincia di inserire quella pagina tra i documenti della mostra «L'offesa della razza», attualmente in corso a Palazzo Malvezzi. Intanto a dare fuoco alle polveri si aggiungono i toni sprezzanti degli esponenti del centrodestra bolognese che continuano a puntare sul carattere manicheo delle celebrazioni della Resistenza. Una festa che il deputato Fabio Garagnani, coordinatore cittadino del Pdl, definisce «una data strumentale ad uso e consumo dei delicati equilibri politici di allora». «Ritengo che il 25 aprile porti con sé troppe ombre e morti civili. Anche tra i partigiani c'erano comunisti e liberali e anche qui gli equivoci non sono mai stati chiariti, anzi, ci sono state strumentalizzazioni nelle scuole e negli enti locali». Non pago della sua fantasiosa diagnosi storico-politica, il parlamentare ha uno scatto di reni e lancia la proposta «di sostituire la festa del 25 aprile con il 18 aprile, data in cui ricorre la vittoria del blocco della Democrazia Cristiana su quello comunista: fu la vittoria della Dc ma anche degli alleati laici quali Saragat, Pacciardi, Sforzi, Einaudi, contro il totalitarismo comunista». A Gragnani risponde William Michelini, presidente provinciale dell'Anpi: «La ricorrenza della Liberazione non può essere cambiata. Tra l'altro abbiamo liberato anche Gargnani con la resistenza. Anche lui gode di questa libertà potendo, oggi, dire ciò che pensa». |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 15 maggio 2008 ) |
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