
| Festa della Liberazione ma non dalla responsabilità |
|
|
|
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 05 maggio 2008 | |
|
Giorgio Ferrari, Festa della Liberazione ma non dalla responsabilità, in «Avvenire», 25 aprile 2008, p. 2.
Con il passare degli anni il 25 aprile - festa della Liberazione con la "I" maiuscola - ha gradualmente trascolorato il suo significato storico offrendo più di una sponda a chi della liberazione dal nazifascismo intendeva farne l'allegoria di qualcos'altro. La data-simbolo che segnava nel 1945 la fine del lungo inverno delle libertà e la rinascita della democrazia è diventata oramai una specie di coperta tirata ora di qua ora di là, a volte a beneficio di un'aggressiva e chiassosa protesta di piazza (persino senza alcun riferimento ai farti storici), altre volte come pretesto per rivendicare libertà da qualcuno o da qualcosa. Come quella - è il caso di Torino e del V2 Day grillesco che vi si annuncia per oggi - che promette di lanciare una campagna per la liberazione dell'Italia dal giornalismo asservito e codino, da una casta di "pennivendoli" (il termine a dire il vero venne coniato durante il fascismo) scandalosamente proni al potere e pronti a vellicarlo con le armi bieche della lusinga e della piaggeria. Tutte "doti", a onor del vero, di cui il giornalismo italiano non è privo, come non mancano certi episodi di vergognosa sudditanza da parte dei giornali nei confronti dei poteri forti, del politicamente corretto e - spesse volte - anche della politica tout court. «I giornalisti - scrive sul suo blog il comico genovese promotore dell’iniziativa - sono una casta privilegiata, i privilegi che discendono dal potere politico per cui invece di esercitare una funzione di informazione, controllo e denuncia ne sono voce e cassa di risonanza». Prendiamo atto. Per lo meno dell'attenzione che Grillo manifesta per le date-simbolo: il suo primo V-Day (l'oggetto all'epoca erano i politici) si tenne l'8 settembre dello scorso anno. Ma prendiamo atto anche di quel sottile (sottile?) filo di intolleranza che innerva l'intero campo semantico del plurifrequentato sito in questione. Che è esso stesso la miglior dimostrazione di come un giornalismo senza qualità, ovvero senza senso di responsabilità sia l'arma peggiore nelle mani dei peggiori. Nel leggere fra le tante mail inviate dai volonterosi sostenitori del comico si rileva con stupore e imbarazzo come a volte il loro gergo forcaiolo e barricadero assomigli alla caricatura dei vecchi comunicati delle Br o a certi siti radicali vicini al-Qaeda. Un esempio? «Il giornalista nasce fascista/ogni mattina ritira la lista/ con i comandi dei suoi padroni». Un altro? Eccolo: «Caro giornalista leccapiedi, la rivoluzione è partita, e se serviranno le armi le useremo». Venticinque aprile di liberazione, dunque, con la "i" minuscola", dalla stampa serva e ingannatrice. O per dirla parafrasando un famoso film western, "gli unici giornalisti buoni sono quelli morti". Così evidentemente vorrebbero le tricoteuses del V2-Day. Ma siamo proprio sicuri che una società della comunicazione totalmente deresponsabilizzata, dove qualunque informazione fluisce senza regole e senza controllo in ogni angolo del mondo e dove i giornalisti sono stati messi al bando sia davvero il paradiso della libertà di informazione? O non piuttosto il mostro proteiforme che domina su una babele di linguaggi dove distinguere il vero dal verosimile e il verosimile dal falso diventerà a quel punto impossibile? |
|
| Ultimo aggiornamento ( martedì 13 maggio 2008 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|