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Film sulla strage di S. Anna. Ex partigiani contro Spike Lee PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 12 novembre 2007

Marco Gasparetti, Pochi giorni fa il primo ciak in Toscana. L’appello: «Tagli tre metri di pellicola». Film sulla strage di S. Anna. Ex partigiani contro Spike Lee. Il regista accusato di revisionismo: fu atto premeditato, non rappresaglia,

in «Corriere della Sera», 6 novembre 2007, pp. 30-31. 

SANT'ANNA DI STAZ­ZEMA (Lucca) - Il primo ciak è di pochi giorni fa, nel­le sale cinematografiche uscirà tra un anno e "la sce­neggiatura, già scritta con la consulenza di storici dell'Università di Pisa, è anco­ra top secret, almeno nelle pagine più crude e oscure. Eppure «Miracolo a San­t'Anna», il film di Spike Lee sulla stra­ge consumata il 12 agosto del 1944 dalle Ss di Walter Reder (560 morti tra cui donne e un centinaio di bambini), su­scita già polemiche, accuse di falsi storici e persino di re­visionismo. E alla vigilia del­la sentenza della Cassa­zione (stama­ni a Roma) su quell'eccidio - arrivato al capolinea dopo più di mezzo secolo di colpevole dimenticanza con i fascicoli fatti marcire negli «armadi della vergo­gna» - si materializzano gli spettri di mai sopite polemiche sul ruolo della lot­ta partigiana nell'Alta Ver­silia. A lanciare gli strali sul film del grande regista americano, una sezione versiliese dell'Anpi, ammi­nistratori, politici e storici locali. Arrabbiati per una presunta «licenza cinema­tografica» nella quale lo sceneggiatore, seguendo la trama del romanzo di James McBride (Rizzoli, 2002) al quale si ispira il film, avvalorerebbe la tesi che le Ss fossero a caccia di partigiani.Dunque non un ecci­dio premedita­to e pianifica­to, un atto di terrorismo, co­me lo ha defi­nito il tribuna­le militare del­la Spezia, che due anni fa ha condannato all'ergastolo dieci esecuto­ri materiali (ufficiali e sot­tufficiali oggi anziani pen­sionati che non faranno un giorno di carcere), ma una strage in qualche modo indotta da una rappresaglia.«È una ricostruzione ci­nematografica fasulla, che non tiene conto della real­tà storica - accusano Mo­reno Costa, Enio Mancini e Giovanni Cipollini, della se­zione Anpi di Pietrasanta -. È incredibile che anco­ra oggi si riproponga come causa della strage di 560 civili la presenza dei partigiani a Sant’Anna».E Marco Bonuccelli, ca­pogruppo di Rifondazione alla Provincia di Lucca, scrive: «Pur stimando e ap­prezzando il cinema di Spike Lee non posso rite­nere una ''licenza cinemato­grafica" la totale invenzione sulle motivazioni che portarono i nazifascismi a compiere la strage di Sant’Anna. Quindi è necessario, secondo me, stralciare una finzione di questo tipo altrimenti i danni alla memoria e alla verità storica saranno gravissimi».Giorgio Giannelli, ex giornalista parlamentare e storico, fa un appello al regista e gli chiede un taglio: «Mi metto in ginocchio e chiedo a Spike di tagliare tre metri del suo film. La trage di Sant’Anna non è un romanzo, fu una tragedia che appartiene alla storia. E un episodio inventato può stravolgere la sto­ria. Il film avrà una risonan­za mondiale. Allora tremo a sapere che da Tokyo a New York, da Mosca a Nuo­va Delhi sia raccontata una storia falsa. La no­stra». Eppure c'è chi parla di polemiche insulse, strumentali. Come il sindaco di Stazzema, Michele Sili­cani: «Polemiche che na­scono da una sbagliata in­terpretazione di una scena del film, nella quale un nazista chiede al prete del paese, don Innocenzo Laz­zeri che sarà poi trucidato, dove è un inesistente parti­giano chiamato Papalla e se ce ne sono altri in mon­tagna... Una scena, sostie­ne il primo cittadino, «che non modifica la storia, il va­lore della Resistenza e so­prattutto riafferma che l'eccidio fu premeditato e pianificato come confer­mato da testimoni e stori­ci. Vorrei rassicurare l'Anpi che i valori della Re­sistenza non saranno stravolti e sono certo che Spike Lee farà un capolavoro». Marco De Paolis è il pm del processo contro la strage. Non vuole parlare del film: «Non è mio compi­to e comunque un roman­zo e un film sono anche opere di fantasia – dice -. Da magistrato che ha indagato su quell'eccidio dico solo che non fu una rappresaglia. I soldati nazi­sti massacrarono uomini, donne e bambini e fu un at­to di terrorismo, pianifica­to e studiato nei minimi particolari. Deciso dai ver­tici del comando tedesco come politica del terrore per dissuadere i cittadini ad aiutare i partigiani».  

Frediano Sessi, Gli ordini erano chiari:

colpire e uccidere i civili. 

Nell'estate del 1944 nel corso della ritirata delle truppe tedesche in direzione della linea difensiva predisposta sull'Appennino (Linea gotica), che doveva servire a protezione dell'Italia settentrionale, viene data attuazione da parte degli ufficiali della Wehrmacht degli ordini di guerra contro i civili. Questi ordini non prendono in considerazione soltanto la presenza di partigiani, ma considerano un'insidia anche le popolazioni civili contro le quali è necessario usare un pugno di ferro e, se occorre, la politica delle rappresaglie. In questa ottica il 12 agosto 1944 Sant'Anna di Stazzema, dove hanno trovato rifugio anche qualche centinaio di sfollati dall'intera Versilia, viene raggiunta da alcune colonne militari di tedeschi. Si tratta delle Waffen-SS appartenenti alla 16a Panzergrenadier Division Reichsjuhrer SS intitolata a Himmler. È certo che il tipo di armamento utilizzato e il comportamento adottato dai soldati tedeschi non rimandasse a una azione contro truppe partigiane, ma a un accerchiamento di case e borghi allo scopo di uccidere civili e distruggere e incendiare abitazioni e cascine. Come sappiamo infatti i tedeschi non si limitano a fare uscire dalle case la popolazione, ma forse non considerando l'atteggiamento degli abitanti sufficientemente collaborativo, danno vita a un massacro generalizzato che interessa diverse borgate. In questo senso l'azione non va considerata come una risposta ai partigiani. Il numero totale delle vittime di Sant'Anna è stato fissato, secondo la tradizione, a 560. Alcuni studi recenti stimano la cifra totale a poco meno di 400. Si tratta comunque di una delle stragi più efferate dell'Appennino toscano. A lungo è stato indicato come responsabile del massacro Walter Reder. Studi recenti basati su fonti tedesche indicano un altro battaglione, il 2° della stessa divisione in particolare appartenente al 35° reggimento. 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 12 novembre 2007 )
 
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