| Flop della retorica. Un 25 aprile da cabaret |
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| Scritto da Redazione | |
| venerdì 02 maggio 2008 | |
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Vittorio Feltri, Flop della retorica. Un 25 aprile da cabaret. I Vaffa di Grillo oscurano Bella ciao: dall'antifascismo siamo passati all'antipolitica dei comici. La sinistra ha avuto quel che si merita, in «Libero», 26 aprile 2008, p. 1.
L'Italia è cambiata di più in questo mese che nei sessanta anni precedenti. Il punto di boa è stato la consultazione elettorale: dalle urne è uscito un Paese completamente diverso da quello cui eravamo abituali, anzi rassegnati. Sparita l'ultrasinistra, inconsistente l'ultradestra, svaporato il socialismo. In compenso, Lega fortissima e Popolo della Libertà nettamente più robusto del Pd Veltroniano. Segno evidente che gli elettori hanno ripudiato gli schemi del passato e le vecchie categorie politiche. Forse sono arrivati soltanto adesso gli effetti del tramonto delle ideologie; forse i partiti hanno smesso di suscitare sentimenti di appartenenza; forse hanno deluso. Sta di fatto che una rivoluzione così non era attesa e ora anche chi deve governare ha paura; al primo errore rischia una bocciatura senza appello. Infatti il terremoto è ancora in corso. E ieri c'è stata un'altra scossa tremenda. La sinistra aspettava il 25 aprile per ricompattarsi. Confidava nel ricordo della Liberazione come collante, valore unificante. Sperava di riempire le piazze e da qui avviare la riscossa morale per costruirsi un futuro meno agro del presente.E invece niente o poco niente: addio folle oceaniche, addio distese di stoffa rossa, addio canti storici. Sarà che quasi tutti i partigiani e quasi tutti i fascisti sono morti, o vegetano all'ospizio; sarà che i giovani e le persone di mezza età hanno altri pensieri, la Resistenza si è spenta. È finita l'energia, la retorica è bolsa e non fa presa. Ormai celebrare la Liberazione avvenuta tanto tempo fa è come festeggiare la Vittoria (che in effetti non si festeggia più) nella guerra Quindici-diciotto: una barba, un esercizio stracco. A Torino, mentre in una piazza si radunavano alcune centinaia di canuti per assistere al rito tradizionale in onore degli eroici combattenti eccetera eccetera, in un'altra piazza succedeva il finimondo attorno a Beppe Grillo, profeta della protesta cabarettistica. Migliaia e migliaia di persone eccitate che sottolineavano le battute del comico con ruggiti e una parolina scandita in coro: vaffanculo... vaffanculo... Impressionante, altro che Bella ciao. I concetti espressi dall'imbonitore erano i soliti, ma facevano ridere. I ripetuti vaffanculo poi producevano un entusiasmo liberatorio, molto più liberatorio della Liberazione, praticamente e involontariamente sepolta da un disinibito e velleitario giullare di sinistra. Chi l'avrebbe detto: dall'antifascismo all'antipolitica, da Enrico Berlinguer a Beppe Grillo. Dalla bandiera rossa al vaffanculo. La sinistra ha avuto quel che si meritava. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 02 maggio 2008 ) |
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