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Nese Marco, Gli Alleati tornano in Sicilia «Lo sbarco? Troppi errori». Un gruppo di generali Usa sulle orme di Patton e Montgomery «Vittoria amara» Sentieri di guerra Oggi gli ufficiali statunitensi ammettono che fu una vittoria amara. I tedeschi ritardarono l’avanzata e allungarono la guerra Da Caltagirone, dov’era il quartier generale della Divisione Goering, i generali hanno ripercorso per quattro giorni i sentieri di guerra, in «Corriere della Sera», 25 maggio 2010, p. 25. CALTAGIRONE (Catania) - L’Italia moderna cominciò a nascere il 10 luglio 1943. Lo sbarco degli Alleati in Sicilia cambiò il corso della storia. «Furono i capi militari con le loro decisioni sul campo a determinare il futuro, a creare un nuovo mondo», dice il generale Carter Ham, comandante delle forze militari americane in Europa. Ora, per capire come quei leader superarono le difficoltà e gestirono i combattimenti, il generale Ham e un gruppo di suoi colleghi degli Stati Uniti sono tornati sulle orme dei loro predecessori. Insediati a Caltagirone, dov’era il quartier generale della Divisione Goering, per quattro giorni ripercorrono i vecchi sentieri di guerra. In pratica, vanno a scuola da mitici condottieri come il britannico Bernard Montgomery e l’americano George Patton, che guidarono l’operazione Husky, avanzando fra montagne e fango. Si comincia dal porto di Gela, dove sbarcò la Settima Armata di Patton. Alle spalle di Gela si apre una lunga valle. Sembra una spianata adatta a uno scontro tradizionale, come ne avvenivano fra Greci e Persiani. E fu proprio così, un urto frontale fra americani e panzer tedeschi. Nella notte, gli Alleati lanciarono i paracadutisti. Al generale Ham sembra di rivivere «la loro angoscia: non sapevano dov’erano capitati, dov’era il nemico, e in quel momento potevano contare solo sul sangue freddo del loro comandante». Perché i mezzi cambiano, spiega un ufficiale, «ma la responsabilità di trovare soluzioni mentre divampa la battaglia ricade sempre sui capi». Un capo straordinario fu Bill Darby, le cui imprese vengono studiate in questa specie di West Point dal vivo. Darby sopraffece gli italiani della Divisione Livorno. In seguito partecipò allo sbarco di Salerno, alla battaglia di Anzio e fu ucciso pochi giorni prima della fine della Seconda guerra mondiale.
Camp Darby in Toscana è intitolato a lui. Con le mappe in mano viene ricostruita la battaglia di Ponte Olivo e la sconfitta dei soldati di Hitler a Piano Lupo. I loro Tiger erano vulnerabili perché si muovevano con difficoltà sugli stretti e aspri sentieri siciliani. Per un paio di giorni si unisce ai generali l’ambasciatore americano David Thorne. Da bambino visse a Roma e conobbe l’uomo che durante l’invasione della Sicilia sostituì Mussolini, il generale Pietro Badoglio. «Abitavo di fronte alla sua villa. Era vecchio ormai. Coi miei amici facevamo fracasso e lui si imbestialiva». Ora la residenza di Badoglio è la sede dell’Ambasciata cinese. I capi commisero anche errori. Alcuni gravi, come quello di Montgomery. Se ne discute nello scenario selvaggio di Vizzini, il paese dello scrittore Giovanni Verga. A Vizzini la marcia di Montgomery fu bloccata. Doveva avanzare con l’Ottava Armata sulla direttrice Siracusa-Catania e prendere infine controllo di Messina. Ma invece di tenere le truppe unite le divise su tre linee, una protesa lungo la costa, le altre due incuneate verso ovest. Montgomery, famoso anche per il cappotto che porta il suo nome, era invidioso di Patton. Allargando la sua area d’azione cercava di spingere l’americano sempre più a ovest e impedirgli di arrivare a Messina prima di lui. Così Patton, seguito dal fotografo di Life Robert Capa, andò a conquistare Palermo. Ma Montgomery non sfondava. E Patton ebbe il tempo di entrare per primo in una Messina rasa al suolo, il 17 agosto, più di un mese dopo l’invasione. Oggi i capi militari americani non hanno difficoltà a dipingere i due comandanti sul campo, Montgomery e Patton, come uomini più forti e audaci dei loro due superiori, l’americano Dwight Eisenhower (che poi fu presidente degli Stati Uniti) e il britannico Harold Alexander. Inoltre, americani e britannici si detestavano. Alexander riteneva gli americani incapaci di combattere. E gli americani non riuscivano a contenere la loro anglofobia. Per questo l’operazione Husky era nata fra mille controversie. Le ultime tappe portano agli strapiombi rocciosi di Leonforte, a Cerami e al picco di 1100 metri sul quale sorge Troina, dove infuriò per sei giorni la battaglia finale, la più dura. Uno dei protagonisti fu il colonnello Harry Flint che il ruvido Patton definì «il più fottuto coraggioso soldato della fottuta Settima Armata». A Troina trovarono solo «orrore e strazio». I tedeschi se n’erano andati. Nel giro di sei notti, riuscirono a traghettare al di là dello Stretto 59.576 uomini, 13.689 veicoli e più di 40 mila tonnellate di materiali. Incredibilmente, nessuno cercò di bloccarli. I piani dell’invasione, sibilò Montgomery, li aveva fatti «un idiota». I suoi capi Alexander e Eisenhower non avevano previsto uno sbarco anche in Calabria, per intrappolare i tedeschi sull’isola. La Sicilia era conquistata, ma il nemico era fuggito e oggi i generali americani ammettono che fu «una vittoria amara». I tedeschi della Divisione Goering attesero gli Alleati sulla penisola, ne ritardarono l’avanzata e allungarono la durata della guerra. |