
| Guerra civile, Garzón lancia «l’operazione verità», Censimento di tutte le vittime |
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| Scritto da elena | |
| domenica 08 febbraio 2009 | |
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Elisabetta Rosaspina, Spagna - La decisione è figlia della Legge sulla memoria. E divide il Paese: a favore i socialisti, contro i popolari, Guerra civile, Garzón lancia «l’operazione verità», Censimento di tutte le vittime: saranno setacciate anche le sacrestie di 23mila chiese, in «Corriere della Sera», 3 settembre 2008, p. 18.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Per ora il giudice Baltasar Garzón vuole soltanto sapere quanti sono: quanti fucilati, quanti dispersi, quanti sepolti ignoti ci siano ancora nei cimiteri di campagna, nella terra nuda e, naturalmente, nel più imponente mausoleo della Guerra civile spagnola, il Valle de los Caidos, a poche decine di chilometri da Madrid, vicino all’Escorial. Il magistrato ha chiesto al governo, ai comuni di Madrid, Siviglia, Granada e Cordoba, alla conferenza episcopale, all’abate Anselmo Alvarez, custode della basilica e di 34 mila tombe, tra le quali quella di Francisco Franco, di collaborare al primo censimento «giudiziario» delle vittime di un conflitto che la Spagna ha preferito, per trent’anni, non rivangare. Né quantificare con precisione. Ma, in virtù della legge sulla Memoria storica, approvata dal parlamento spagnolo alla fine del 2007, tredici associazioni che da anni si battono per disseppellire corpi e ricordi hanno chiesto al tribunale nazionale di far luce sulla sorte di migliaia di persone, in maggioranza appartenenti al bando repubblicano e ancora senza una lapide o un certificato di morte. La richiesta del giudice a parrocchie, istituzioni, municipi, registri pubblici di fornire ogni dato o documento disponibile sulle fosse comuni o su altre sepolture provvisorie per combattenti e civili uccisi durante la repressione franchista, dovrebbe servire a stabilire la competenza di un’indagine che si apre oltre settant’anni dopo. Ancora non è un’inchiesta diretta a stabilire responsabilità o a emettere condanne. Ha un limite temporale: intende risalire fino al 17 luglio del 1936, il giorno della «Sollevazione nazionale», il golpe guidato da Franco, al tempo generale dell’esercito. Per la Procura è un caso da archiviare, un argomento di discussione soltanto storica o politica. Garzón potrà conformarsi a questa opinione o mandare la polizia giudiziaria a frugare nelle sacrestie di 22.827 chiese, negli schedari locali e nazionali, tra i verbali delle esecuzioni più o meno sommarie, per tentare di dare una risposta ai discendenti degli scomparsi. A riflettere con calma sul dilemma non lo aiuterà il clima che ha generato la notizia. In Spagna sembra ancora troppo presto per dissigillare quel capitolo: «Riaprire le ferite del passato non porta a niente, chiunque lo faccia» si è schierato il presidente del Partito popolare, e leader dell’opposizione, Mariano Rajoy, che non ha mai nascosto il suo dissenso dalla legge sulla Memoria storica voluta dal governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero. Che, riguardo all’iniziativa del magistrato, ha espresso invece solo la sua «considerazione di rispetto». Lo scopo della legge, secondo il premier, è di «ampliare e riconoscere i diritti di coloro che soffrirono le conseguenze della guerra civile e della dittatura». Non la vede così l’eurodeputato dei popolari, Jaime Mayor Oreja, secondo il quale è invece «una delle leggi più perniciose» elaborate dai rivali. Nemmeno le indagini online dei quotidiani danno risultati concordi: il 71% dei lettori di El Pais si dichiara favorevole al censimento dei desaparecidos, il 77% degli intervistati da El Mundo è invece contrario. |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 12 febbraio 2009 ) |
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