Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
I «diari del Duce» sono discutibili: zittire che li pubblica è prepotenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 02 settembre 2010

Pierluigi Battista, I «diari del Duce» sono discutibili: zittire che li pubblica è prepotenza, in «Corriere della Sera», 31 agosto 2010, p. 42.  

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Cosa crederanno di aver dimostrato, impedendo a Marcello Dell'Utri di parlare? Di compiere un’azione fieramente antifascista, visto che a contestare a Como è stata l'Associazione dei partigiani o di irrobustire la lotta alla mafia, come avranno pensato i giovani dei centri sociali che lo hanno fatto andar via? O di dar vita all'ennesima manifestazione di intolleranza, togliendo il diritto di parola a un politico bollato e vituperato come un nemico mostruoso? La solita storia, purtroppo. Che in questo caso si tinge anche di un po' di grottesco, visto che la «colpa» di Dell'Utri sarebbe quella di voler pubblicare dei diari di Mussolini. E allora, quale sarebbe il delitto? I presunti «Diari» del duce stanno già suscitando molte polemiche sulla loro asserita, ma non dimostrata, autenticità. E si può discutere, anzi si deve discutere la pretesa di Dell'Utri di accreditarne la paternità mussoliniana senza l’ausilio di perizie indipendenti, di valutazioni storiche, di esami spassionati. Ma la polemica culturale non c'entra niente con le liturgie della messa al bando decretata da un manipolo di prepotenti. Il bavaglio e una brutto simbolo.

Sempre, non a giorni alterni. Trasformare una discussione politica in un tema di ordine pubblico, poi, rappresenta un atto di intimidazione, anche se animato dalle migliori intenzioni. Nessuno può arrogarsi la facoltà di stabilire chi può parlare e chi no. Nessuno può calpestare il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere in una manifestazione pubblica le proprie opinioni. Non dovrebbe essere difficile. Basta aspettare le regole della democrazia. Senza distinguo pretestuosi. Senza eccezioni. Eccezioni, tra l'altro, unilateralmente decise da chi è più bravo a urlare in piazza.No, la democrazia non funziona così. E spiace doverlo ricordare ai partigiani che contribuirono alla rinascita della democrazia in Italia dopo gli anni della dittatura. Così come bisogna ricordarlo a chi pensa di rafforzare la lotta alla mafia negando a Dell'Utri il diritto di dire la sua, qualunque essa sia. E se pensano di ottenere consenso con azioni corali di disturbo e di intimidazione, si sbagliano. La loro azione è pure controproducente, oltre che intollerante. Basta attenersi a una regola semplice semplice: tutti hanno lo stesso diritto di parola. Tutti, nessuno escluso. È davvero così difficile?
Ultimo aggiornamento ( giovedì 02 settembre 2010 )
 
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