Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
I morti sono morti comunque morirono PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 27 settembre 2007

Angelo Crespi, I morti sono morti comunque morirono,

 

in «Il Domenicale», 22 settembre 2007, p. 3.

 

  L’idea di Letizia Moratti di dedicare il Sacrario ai Caduti di Largo Gemelli in Milano a tutti i morti della guerra, partigiani e aderenti alla Rsi di Salò, nonostante le polemiche suscitate, appare condivisibile. La proclamata (anche a sinistra) necessità di ricostruire una memoria storica condivisa in Italia ha bisogno di atti concreti. E questo potrebbe essere il primo. D’altronde l’esempio di libertà della Resistenza, seppur offuscato da una recente storiografia revisionista che ne ha messo in luce i lati oscuri, resiste ed è certamente di valore, ma non può essere usato in chiave politica per sempre. L’uso strumentale che ne fanno oggi i partiti di sinistra infatti depotenzia anche quello di buono che la Resistenza ancora incarna. È scorretto, in primis dal punto di vista storico, escludere da una sorta di consesso democratico della memoria un’ampia parte degli italiani che scelsero di continuare a combattere sotto le insegna della Rsi, bollandoli tuot court come esecutori del male assoluto. Significherebbe non ammettere che quella tra il 1943 e il 1945 fu una guerra civile e non una guerra tra il bene assoluto e il male assoluto. Che molti che restarono a combattere nella Rsi lo fecero per motivi diversi dalla consapevole adesione al male. Talvolta, certo, per adesione convinta al fascismo, spesso seguendo l’esprit dei tempi, talvolta inconsapevolmente, oppure per formazione, per giovinezza, perfino per sbaglio. Non certo e non tutti per convinzione antidemocratica. Sull’altro versante bisognerebbe sottomettersi alla pretesa superiorità morale dei partigiani e credere, sbagliando, che tutti quelli dall’altra parte furono buoni, tutti resistenti per scelta democratica, e non, come purtroppo fu, anche per motivi rivoluzionari, con intenti antidemocratici, spesso macchiandosi a guerra finita degli stessi delitti commessi dagli avversari in precedenza. Ecco, questo è il modo giusto per sbagliare e continuare a mantenere in vita fallaci distinzioni. I morti sono morti. Alcuni sono morti buoni, altri sono morti meno buoni. I morti buoni e i morti cattivi sono da entrambe le parti. In ogni caso dopo sessant’anni possono giacere insieme. Sarà Dio a distinguere se nella sua infinita bontà lo vorrà fare.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 27 settembre 2007 )
 
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