Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il caso Partigiano. Nel ‘90 denunciò le uccisioni in Emilia a guerra finita. PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 02 settembre 2010

Elsa Muschella, Il caso Partigiano. Nel ‘90 denunciò le uccisioni in Emilia a guerra finita. Violante: finito il ciclo storico di cui fu un protagonista. Otello Montanari, vent’anni dopo: «Escluso dal Pd», in «Corriere della Sera», 31 agosto 2010, p. 13.

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MILANO - «Io ero e sono Nessuno». Si sente come il suo vecchio nome di battaglia, il partigiano Otello Montanari. Giusto vent’anni fa Il Resto del Carlino pubblicava il suo intervento sulle vicende oscure degli uomini della Resistenza e le sparizioni nel «triangolo della morte», articolo spesso issato come bandiera rossa di un impegno a colmare i vuoti della Storia e poi confinato in archivio sotto la legenda del «Chi sa parli». Invocando un contributo alla verità, Montanari puntava il binocolo sulle campagne tra Castelfranco, Manzolino e Piumazzo, nel Modenese, dove un gruppo di partigiani continuò a uccidere anche dopo la fine della guerra. Adesso, a 84 anni, l’ex combattente e deputato del Pci si fa intervistare dallo stesso quotidiano e lancia critiche a una sinistra ingrata: «Da vent’anni sono escluso. Il Pd non ha la responsabilità che ebbe il gruppo dirigente comunista ma attua una politica di preclusione, di non utilizzazione delle ricerche e delle notizie». Se la prende con l’Anpi e con l’Istituto storico della Resistenza, colpevoli a suo dire di una discriminazione tra compagni declinata in pagine di libri nei quali «si dice che io opero al limite del grottesco». Ma è soprattutto la sua parte politica ad averlo dimenticato: «Il Pd non utilizza i protagonisti viventi della campagna della verità. Per quell’appello ci ho sofferto e ci soffro. Dopo tutto questo tempo non si sono purgate le cose, ci sono parecchie ombre».

Ecco perché Nessuno non trova pace mentre scorre un elenco di inviti mai ricevuti a piccoli eventi nella sua Reggio Emilia: dibattiti, feste locali, commemorazioni di quegli anni e dei personaggi più volte avvicinati e conosciuti. Amareggiato, sfida i vertici di un partito di cui custodisce la tessera, nonostante tutto: «Dal Pd mi aspetto un invito a preparare insieme un convegno per fare luce su tutte le vicende del Dopoguerra. Un confronto pubblico e aperto, senza preclusioni. Portiamo avanti insieme un’operazione di trasparenza, per una politica dell’onestà». Chi condivide «totalmente» il suo pensiero, per ragioni familiari, è l’onorevole Renzo Lusetti, dell’Udc. Dopo la Liberazione, suo nonno materno scomparve nel «triangolo della morte» e lo zio di suo padre, don Umberto Pessina, fu freddato dai partigiani: «Otello lo conosco, la sua è una battaglia giusta. La sinistra lo ha sempre mal sopportato e poi emarginato. Quando militavo nel Pd proposi più volte un’opera di riconciliazione con quella parte di storia: non ho mai trovato terreno fertile, me ne andai anche per questo». Un genuino apprezzamento al «Chi sa parli» arriva da Luciano Violante, da sempre sostenitore di una lettura del passato capace di superare la coesistenza di due storie d’Italia, una per i vincitori e una per i vinti: «Montanari fece bene a impegnarsi in quel suo scritto, all’epoca rilanciò vicende note aprendo un acceso dibattito. Ogni guerra, anche la più giusta, porta con sé aspetti tragici. Anche alla luce di episodi gravissimi di quel periodo nessuno può negare il valore supremo della lotta di liberazione dal nazifascismo». Violante ricorda un incontro con Montanari di qualche tempo fa, per una giornata in omaggio a Nilde Iotti: «Lui c’era. Ma la ruota del tempo gira e magari i nuovi dirigenti del partito locale non lo conoscono. Io credo che ognuno di noi percorra un ciclo storico, finito il quale non si può pensare di essere sempre sulla cresta dell’onda».  
Ultimo aggiornamento ( giovedì 02 settembre 2010 )
 
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