
| Il colonnello Izzo un ''eroe nero'' per l'8 settembre |
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| Scritto da Redazione | |
| venerdì 03 ottobre 2008 | |
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Alfio Caruso, Il colonnello Izzo un ''eroe nero'' per l'8 settembre. Con Franco in Spagna, ferito a El Alamein dopo l'armistizio scelse la Resistenza L'unico italiano insignito con la Service Cross, in «La Stampa», 5 settembre 2008, p. 32.
L'8 settembre 1943 il tenente colonnello Giuseppe Izzo sta ultimando a Bari il lungo periodo di convalescenza. E' uno dei pochi sopravvissuti della divisione paracadutisti Folgore, che a el Alamein ha scritto la pagina più gloriosa della sgangherata guerra italiana. Izzo ha guidato il V battaglione del 186°. Gli avevano affidato il settore nevralgico di Nagb Rala, l'ultimo avamposto prima della leggendaria depressione di el Qattara, dove il deserto assume i contorni della fine del mondo. Al mattino del 23 ottobre Izzo aveva scoperto in un modo assai singolare che il tratto nei pressi della depressione non era stato minato: vi si aggiravano infatti alcuni cammelli e il tenente Gola era stato ben felice di poterne abbattere uno. Spezzatino garantito per l'intero presidio dopo tre mesi senza carne a meno di voler considerare tali i moscerini che si mescolavano alla sabbia e alla pasta. Izzo, però, aveva raggelato la tavolata: quei ruminanti a spasso dinanzi alle postazioni non erano turisti sperduti, ma esche britanniche per studiare il terreno. Lo spezzatino era andato di traverso a molti, soprattutto a Gola, incaricato di predisporre le mine. Alle dieci della sera il furibondo bombardamento aveva annunciato l'inizio dell'offensiva. Il battaglione di Izzo, malridotto da tre mesi di combattimenti, aveva dovuto fronteggiare la brigata francese rinforzata da un reggimento carri. L'attacco si era sviluppato proprio nella zona non minata. Al grido «Avanti Savoia» Izzo aveva condotto fuori dalle buche 98 parà con baionette e bombe a mano protetti soltanto dai mortai di Gola, che per dirigere meglio il tiro stava in piedi malgrado diverse ferite. Alle 7 del mattino gli uomini e i carri del generale Koenig avevano ripiegato. La resistenza del V aveva salvato il fronte meridionale dell'Afrika Korp. Dei 98 parà ne erano sopravvissuti 34; i mortaisti, che esaurite le granate si erano anch'essi slanciati all'assalto, erano meno di 10. Izzo giaceva pressochè dissanguato da una profonda ferita alla gamba con minaccia di cancrena. Sulla barella accanto alla sua avevano steso Gola agonizzante per un ampio squarcio al ventre. Dopo un anno di cure e di ospedali Izzo ha chiesto di essere reintegrato nella Nembo, la divisione di paracadutisti approntata in sostituzione della Folgore. Giunge, invece, l'armistizio. Izzo domanda subito di essere spedito in prima linea. Come tanti dei pochi sopravvissuti della Folgore non ha dubbi da quale parte schierarsi, benchè da ufficiale effettivo abbia svolto la carriera sotto il regime e partecipato pure alla spedizione fascista nella guerra civile spagnola. Ma i 39 mesi di guerra gli hanno fatto intendere il sanguinario bluff di Mussolini: alla pari di molti italiani della «generazione sfortunata», Izzo intuisce che per cambiare pagina bisogna sfidare il passato. Fino a primavera svolge compiti di collegamento con l'VIII armata, poi il generale Morigi lo nomina capo di stato maggiore della Nembo. Ma Izzo ribolle: vuole un comando operativo. E' tra i protagonisti dell'offensiva estiva nel '44 fino al fondamentale sfondamento di Filottrano: la Nembo si offre di sloggiare la guarnigione tedesca per evitare che l'aviazione britannica rada al suolo il paese con i diecimila abitanti stipati nelle cantine. Nei libri inglesi figura seconda soltanto a Cassino fra le battaglie sanguinose della campagna d'Italia. Nella primavera del '45 parte l'attacco conclusivo degli Alleati. Il nostro esercito ha riunito i parà della Nembo e gli incursori del San Marco nel gruppo di combattimento Folgore. Izzo guida il II battaglione. Il 19 aprile bisogna espugnare lo sbarramento di Case Grizzano per aprirsi la strada verso Bologna. Izzo conduce i suoi all'arma bianca: il 4° reggimento paracadutista e' sfrattato, ma non domo. Per cinque volte i tedeschi si rifanno sotto, il battaglione però tiene, malgrado l'inferiorita' numerica. Una raffica di mitra fa saltare la mano a Izzo, che non abbandona la posizione. Al calar delle tenebre un solo edificio rimane in possesso del nemico. Nella notte ci si ammazza tra grugniti e fiochi lamenti lavorando anche di pugnale. Il 4° abbandona Case Grizzano e Casalecchio de' Conti. Il giorno dopo i fanti dell'87° Friuli entrano a Bologna. Il maresciallo Alexander, comandante in capo delle forze alleate, riempie di elogi nel bollettino ufficiale i mangiaspaghetti. Lo stato maggiore statunitense attribuisce a Izzo, UNICO ITALIANO a riceverla, la Distinguished Service Cross. In seguito arriverà anche la medaglia d'oro. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 ottobre 2008 ) |
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