Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il fascismo non va messo in lavatrice PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 07 aprile 2008

Gadi Luzzatto Voghera, Il fascismo non va messo in lavatrice, in «La Stampa», 12 marzo 2008, p. 35.

 

 

Cos'è stato il fascismo per l'Italia? Quale valutazione da del fascismo la classe politica che og­gi si candida a governare il Paese fondato sulla Costituzione repubblicana nei prossimi cin­que anni? Stando alle reazioni registrate dalle agenzie di stampa alle inusitate dichiarazioni nostalgiche del candidato Giuseppe Ciarrapico, il fascismo è, nella so­stanza, «il passato con cui abbiamo fatto i conti» e il pro­motore delle «ignominiose leggi razziali». Colto con le ma­ni nel vasetto della marmellata, lo stesso Ciarrapico ha evocato dal cappello di prestigiatore il coniglio buono per tutti gli spettacoli: «Mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del '44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma». E anche Fiamma Nirenstein, candidata nella stessa lista di Ciarrapico, ri­badendo la fermezza inequivocabile del proprio antifasci­smo, ricorda di aver «visto Fini con la kippah chiedere scusa a Gerusalemme per quanto è accaduto» e di averne in tal modo potuto valutare il «coraggio».

 

Sembra di capire che per l'Italia del 2008 il fascismo sia iniziato nell'autunno del 1938 e che un'accorta e solle­cita condanna per la «degenerazione» delle leggi antie-braiche, magari accompagnata da un salutare lavacro nel­le acque del Museo della Shoah di Gerusalemme, possa mettere definitivamente la parola fine a questo fastidioso residuo di un passato che non passa. Su questa linea sem­bra si ritrovi la maggioranza di coloro che si sono espressi durante questa imbarazzante vicenda, formando una sor­ta di schieramento trasversale.

Così, nell'Italia del 2008, definita la natura del fasci­smo, per distanziarsene basterà procurarsi lo sguardo be­nevolo della sparuta minoranza ebraica italiana, o attua­re politiche di visibile «amicizia» con Israele, per potersi dire immuni da sospetti nostalgici.

Altri elementi, che sono stati sostanziali nella costru­zione del regime fascista che per oltre vent'anni ha con­culcato le libertà in Italia trascinando il Paese in una alle­anza e in una guerra disastrose, sono del tutto assenti dal dibattito politico e - quel che più stupisce - da una memoria storica radicata.

L'antifascismo, che è ancora oggi radice imprescindibi­le della nostra repubblica, si fonda sulla memoria negati­va di quel che Mussolini e il fascismo hanno determinato con le loro azioni politiche e militari: annullamento delle libertà democratiche, istituzione di una giustizia di regime, persecuzione degli oppositori, violenza di Stato diffu­sa, annullamento della libertà di movimento, di riunione, di stampa, aggressivo imperialismo militarista, massacri indiscriminati di civili. E poi un'alleanza politica, economi­ca e militare con il nazismo hitleriano, un'alleanza che ha condotto l'Italia e gli italiani a farsi compartecipi e corre­sponsabili di massacri e deportazioni indicibili. Questo - fra le altre cose - è stato il fascismo cui c'è ancora qualcu­no che pensa di potersi ispirare. Poi, è indiscutibile, il fa­scismo ha anche ideato le leggi razziali, e gli italiani le hanno sostanzialmente attuate (e non «subite», come vor­rebbe Ciarrapico). Ma in esse il fascismo non si esaurisce né si compendia. Se la nostra aspirante leadership politi­ca la pensa diversamente, dovrebbe ricominciare a stu­diare un po', di storia.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 aprile 2008 )
 
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