Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il significato del termine «statolatria»: dal 1873 all'interpretazione di Monsignor Angelo Amato PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 24 dicembre 2008

Giorgio De Rienzo, Il significato del termine «statolatria»: dal 1873 all'interpretazione di Monsignor Angelo Amato. Quello scontro (verbale) tra Pio XI e Mussolini, in «Corriere della Sera», 19 dicembre 2008, p. 17.

 

 

Il duro attacco del Vaticano a Zapatero riporta alla ribalta un termine, «statolatria», in disuso da almeno 50 anni in Europa, che ha assunto dalla prima metà del secolo XIX via via nel tempo un senso sempre più dispregiativo. La parola già si era formata da una combinazione ibrida tra «stato» e «latria» (culto), la quale oggi è stata letta in assonanza con «idolatria». La voce invece è registrata nel 1873 sul vocabolario di Tommaseo e Bellini con una definizione leggermente più neutra: «Culto assoluto ed esclusivo dell'autorità dello Stato».

Più tardi Alfredo Panzini, nel proprio «Dizionario Moderno» del 1927, con la sua interpretazione sa essere ancora più obiettivo. Anche se sbaglia a definire «statolatria» come «neologismo», parla di termine «d'uso nel linguaggio politico» per indicare una dottrina che «nutre somma opinione e fede nell'azione diretta» dello Stato; mentre — precisa con spirito bipartisan — «statolatra può essere tanto il conservatore come il socialista». Verrà in Italia il regime e inserirà la parola nella «Dottrina del fascismo» del 1931, scritta da Gentile ma firmata da Mussolini. Di lì a poco, in un'enciclica, Pio XI bolla la statolatria come «un'ideologia pagana dello Stato», il cui «proposito» è quello «di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all'età adulta a tutto vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di un'ideologia», appunto, «che dichiaratamente» si risolve «in una vera e propria statolatria pagana».

Linguisticamente non era un'interpretazione corretta, ma ben più faziosa può apparire quella di Monsignor Angelo Amato nei confronti del presupposto indottrinamento laico e nell'ingerenza nella vita personale dei cittadini esercitato dal governo di Zapatero. Piero Gobetti, negli anni Venti, era stato ben più preciso nell'avvertire che «l'equivoco dei socialisti riformisti e di tutti gli ammiratori della statolatria» stava «nel confondere» uno «Stato ideale» fortemente laico, «oggetto caratteristico della speculazione dei filosofi del diritto», con uno «Stato-amministrazione pubblica» troppo burocratizzato: il che con Zapatero non ha proprio nulla a che vedere.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 24 dicembre 2008 )
 
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