Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il totalitarismo dei tarantolati PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 23 dicembre 2007

Emilio Gentile, Il totalitarismo dei tarantolati,

 

in «Il Sole-24 Ore», 23 dicembre 2007, p. 45.

 

 

Alcuni intellettuali, quando sentono parlare di totalitarismo, hanno un moto di stizzita repulsione e si lasciano andare a comportamenti poco consoni alla loro dignità, come accade, secondo una credenza popolare, a chi è morso dalla tarantola.

Per esempio, uno di questi intellettuali, quarantenni fa, propose addirittura la messa al bando della voce “totalitarismo” da un’autorevole enciclopedia di scienze sociali. Si può parlare, in questi casi, di una sorta di “tarantolismo da totalitarismo”: un comportamento che si manifesta specialmente quando il termine “totalitarismo” è associato al termine “fascismo”. Come è accaduto a due storici inglesi, David Forgacs e Stephen Gundle, autori del libro Cultura di massa e società italiana 1936-1954 (Il Mulino, 2007).

Discutendo di fascismo e totalitarismo, in meno di una pagina, i due autori sono riusciti a infilare una considerevole serie di affermazioni tanto perentorie, quanto imprecise o semplicemente non vere. Infatti, i due scrivono che «l’idea del fascismo come totalitarismo a pieno titolo ha conosciuto un calo di popolarità fra gli storici a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta», ignorando che neppure negli anni Cinquanta e Settanta questa idea era stata popolare fra gli storici. Successivamente, aggiungono i due autori, questa idea «è tornata in auge» in una linea interpretativa che «ha avuto un autorevole esponente nello storico Emilio Gentile, che sembra aver preso più o meno alla lettera quanto rivendicato dal regime stesso, ovvero di essere stato un sistema totalitario a tutto campo che aveva integrato la società nel proprio progetto politico per mezzo di rituali di massa e altre forme di appartenenza collettiva generate dall’alto».Nulla di quanto si legge in questo involuto brano corrisponde alla verità, tranne il nome dello storico citato. Infatti, mai questo storico ha sostenuto che il fascismo fu «un sistema totalitario a tutto campo» perché così diceva il regime, come lasciano intendere i due autori. I quali, probabilmente, non hanno letto neppure un articolo, per non dire un libro, dello storico citato. Altrimenti saprebbero che egli usa il concetto di totalitarismo nel senso attribuitogli dagli antifascisti che lo hanno inventato ed elaborato, nel corso degli anni Venti, Trenta e Quaranta, riferendosi non a quello che il fascismo diceva di sé o progettava di fare, ma a quello che esso effettivamente era e faceva come sistema di potere sorto dalla violenza e fondato sul dominio del partito unico. E neppure è vero, come i due autori sostengono, che lo storico da loro citato usa l’espressione “secolarizzazione della politica”, che è concetto chiaramente opposto al precedente, e non riguarda solo il fascismo né il totalitarismo fascista, ma anche la democrazia americana e i regimi comunisti.Dagli esempi menzionati, è lecito dubitare che il libro dei due novelli “tarantolati dal totalitarismo” sia un modello di rigore storico e di probità intellettuale. Per sapere se in una bottiglia c’è vino o aceto, non è necessario berla tutta. Basta annusarla. 
Ultimo aggiornamento ( domenica 23 dicembre 2007 )
 
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