Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Immagini e simboli del franchismo in Spagna vs gadget con fasci littori in Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 11 novembre 2007

Dalle «Lettere al Corriere. Risponde Sergio Romano.Spagna: Zapatero rompe il patto»

in «Corriere della Sera», 21 ottobre 2007, p. 31. 

Leggo che in Spagna sono stati messi al bando immagini e simboli del franchismo, mentre in Italia imperversano in bancarelle e negozi poster di Benito Mussolini, gadget con fasci littori e croci" celtiche. Già dimenticata la dittatura, la guerra assieme alla Germania nazista che voleva dominare il mondo e, dunque, le aggressioni militari alla Francia, all'Albania, alla Grecia, alla Russia con le migliaia di morti italiani e stranieri? Già dimenticata la persecuzione degli ebrei rastrellati e consegnati ai nazisti dalle milizie fasciste?

Guido Lucente guido.lucentel@ tele2.it   

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Caro Lucente,

la legge che il Parlamento spagnolo dovrebbe approva­re alla fine di ottobre concer­ne in primo luogo le vittime repubblicane della guerra ci­vile, a cui il governo intende «restituire la dignità». Ma contiene anche disposizioni simboliche come la rimozio­ne dei simboli franchisti che ancora appaiono su alcuni edifici pubblici. E probabile quindi che continueranno a esservi negozi e bancarelle in cui collezionisti e nostalgici potranno comperare meda­glie, distintivi, uniformi e al­tri oggetti del passato. Non è chiaro d'altro canto, ha scrit­to El Pais, come si possa re­stituire la dignità a coloro che non l'hanno mai perduta. La legge tenacemente voluta dal Primo ministro, quindi, potrebbe essere soltanto una grida retorica, l'esaudimen­to di un voto che José Luis Rodriguez Zapatero fece all'inizio del suo mandato per onorare la memoria del non­no, ufficiale repubblicano dell'esercito spagnolo e fuci­lato dai nazionalisti. Ma la legge, por essendo so­stanzialmente inutile, potreb­be avere qualche ricaduta negativa. Il passaggio alla de­mocrazia, dopo la morte di Franco nel 1975, venne realizzato sulla base di un tacito compromesso che fu definito il «patto dell'oblio». Gli ere­di del repubblicani si sarebbe­ro astenuti dal celebrare un processo al passato. I fran­chisti e i loro eredi avrebbero accettato le istituzioni demo­cratiche e rinunciato a colti­vare progetti di restaurazio­ne conservatrice. Grazie a questo compromesso, caro Lucente, gli spagnoli hanno affrontato i problemi nazio­nali con un sorta di consenso «bipartisan» e hanno fatto del loro Paese un dinamico protagonista della politica europea e della economia in­ternazionale. Oggi la rottura del patto rischia di scoperchiare il calderone delle peg­giori memorie nazionali. Co­me tutte le guerre civili, an­che quella spagnola spaccò il Paese in due campi contrap­posti. Non vi furono soltanto vittime repubblicane. Vi furo­no anche le vittime dell'altro campo fra cui 7.000 preti e suore uccisi soprattutto nel­la prima fase del conflitto (487 verranno beatificati a Roma nei prossimi giorni). Franco fu spietato con gli op­positori, particolarmente dopo la vittoria. Ma agli occhi del suo Paese ebbe il merito di restare a guardare, durante la Seconda guerra mondia­le, senza impegnare la Spa­gna a fianco di Hitler, e più tardi, negli ultimi anni della sua vita, di preparare il ritor­no della monarchia. Con la sua legge Zapatero rischia di provocare una «guerra civile delle memoria» che potrebbe riaprire molte ferite. Un'osservazione, infine, sui gadget fascisti che ancora si trovano sui banchi di molti negozi italiani. Uno Stato liberale non deve vietare tutte le stranezze dei suoi cittadini e dovrebbe intervenire con misure di polizia soltanto quando l'uso ostentato di certi simboli minacci l'ordine pubblico. Le segnalo che Predappio, patria di Mussolini, ha due empori di bric à brac fascisti ed è luogo di continui pellegrinaggi. Ma il sindaco, rigorosamente di sinistra, chiude un occhio e lascia fare.  

Ultimo aggiornamento ( domenica 11 novembre 2007 )
 
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