Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
In Spagna: memoria e riconciliazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 21 novembre 2007

Elisabetta Rosaspina, In Spagna: memoria e riconciliazioneLa Chiesa si scusa: «Errori» nella Guerra civile,

in «Corriere della Sera», 20 novembre 2007, p. 13. 

MADRID - Tre settimane dopo la be­atificazione di quasi 500 religiosi massacrati, per lo più dagli anarchici, prima e durante la guerra civile in Spagna, la Chiesa ammette: «Dobbiamo anche noi chiedere perdono per gli errori com­messi in quel decennio». Il discorso del vescovo Ricardo Blàzquez, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha lasciato ieri sbalordita una buona parte del clero locale. Nessuno, o forse soltanto pochi si aspettavano che all'as­semblea plenaria dei vescovi potesse es­sere affrontata così la questione della memoria storica.

Il momento è delicato. Si sono appe­na sopite le polemiche sul criterio con cui il Vaticano ha scelto il nuovo contin­gente di martiri per la fede, tutti a debi­to del bando repubblicano; e stanno per riaccendersi le discussioni al Sena­to sulla legge che cancellerà i simboli franchisti dagli edifici pubblici, riaprirà molte fosse comuni e ricordi dolorosi; e smuoverà inevitabilmente sentimenti e risentimenti, solamente accantonati ne­gli ultimi trent'anni. Il «mea culpa» della gerarchia eccle­siastica, accompagnato però dall'esortazione a «non riaprire ferite né riattizza­re rancori», marca comunque un drasti­co cambio di rotta nell'atteggiamento della Chiesa spagnola che si era conside­rata finora soltanto una vittima, prima delle persecuzioni durante la seconda Repubblica e, poi, delle barbarie del conflitto fratricida negli anni dal 1936 al 1939. Alle accuse di aver appoggiato il golpe del generale Franco, lo schieramento nazionalista e poi la dittatura, i vescovi avevano opposto un elenco di almeno settemila, fra preti, suore e fede­li, torturati e uccisi spesso soltanto per la loro veste o il loro credo: «La Chiesa nella guerra civile fu soggetto paziente e vittima», proclamava nel 2000 l'allora portavoce della conferenza episcopale, Juan José Asenjo. Mai, prima del vescovo Blàzquez ieri, un prelato aveva alluso a eventuali «azioni concrete» che potessero aver ge­nerato odio e vendette nei confronti dei sacerdoti. Alla fine del suo mandato al vertice della Conferenza episcopale, Blazquez ha deciso, a sorpresa, di fare qualche concessione alle critiche. Il pre­sidente dei vescovi spagnoli ha la sua diocesi a Bilbao, e proprio nel Paese ba­sco morirono trucidati, questa volta per mano franchista, altri preti non ancora inclusi nella lista dei martiri. Che non sia stata ancora fatta luce, su tutta la ferocia di quel periodo è innega­bile, e Blàzquez ritiene sia arrivato il momento per gli storici di andare a fon­do: «In molti casi avremo motivo di rin­graziare Dio per ciò che fu fatto e per le persone che agirono; e probabilmente in altri momenti, di fronte ai fatti, sen­za elevarci orgogliosamente a, giudici degli altri, dobbiamo chiedere perdono e ritrovare l'orientamento». Secondo l'insegnamento di Papa Giovanni Paolo, ha ricordato ancora Blàzquez, e il suo invito alla «purificazione della memo­ria»: che «implica tanto il riconoscimen­to di limiti e peccati quanto il cambio di comportamento e il proposito di emen­darsi».  

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 21 novembre 2007 )
 
< Prec.   Pros. >