Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
L’Anpi e il sacrario per partigiani e repubblichini PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 22 settembre 2007

Armando Stella,

L’Anpi e il sacrario per partigiani e repubblichini.

«Revisionismo spregiudicato, la giunta sbaglia»,

in «Corriere della Sera», 19 settembre 2007,

Corriere Lombardia, p. 5.

   

Prima la lezione: «Il revisionismo si prefigge di cancellare con la penna la storia scritta con il sangue». Poi l’affondo: «La giunta si fa apripista di un revisionismo spregiudicato di cui non sente vergogna». Il Presidente dell’Anpi, Tino Casali, parla nel salone di Via Mascagni. Le cento persone in sala annuiscono. Il Sacrario comune per partigiani e repubblichini, simbolo di riconciliazione voluto dalla giunta di Letizia Moratti, ecco, «è un progetto irricevibile». La «mobilitazione straordinaria» delle associazioni antifasciste inizia nel pomeriggio di ieri senza neppure un’alzata di mano. Tutti d’accordo nel dire no al Sacrario. Così Casali: «Non si strumentalizza la pietà, il senso di uguaglianza». E, ancora: «Noi onoriamo i nostri caduti al campo 64 del Cimitero Maggiore e in nessun altro luogo». La Moratti «ha fatto un buco nell’acqua». Il senso del discorso ricalca l’intervento di Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità. Un conto è il rispetto dei vinti; un altro l’equiparazione di vittime e carnefici, fucilati e fucilatori. E in ultima analisi, sostiene Casali, «le stesse polemiche sulla sepoltura di Giovanni Pesce al Famedio sono alla base di una ricostruzione insensata della storia». Per dire: la valle de Los Caidos, portata a modello dall’assessore Stefano Pillitteri, mette sì insieme repubblicani e franchismi (compresi Francisco Franco e Josè Antonio Primo de Rivera), ma è stata costruita «dai prigionieri repubblicani, è meta dei nostalgici e non é mai stata riconosciuta dalla sinistra». Ecco, secondo Casali, che «qui si palesa la massima ignoranza di chi ha proposto» il Sacrario. Un progetto «vergognoso», per dirla con Gianfranco Maris, presidente dell’Associazione ex deportati. E poi, «perché dovremmo accettare le equiparazioni tra liberatori e fascisti?», chiede Mario Artali della Fiap: «Questa è una triste abitudine italiana», si chiama «qualunquismo», e non «lascia riposare nemmeno i morti». Nemmeno il comandante Visone. L’assemblea dell’Anpi preferisce ricordarlo con un minuto di silenzio. Contro le polemiche.

Ultimo aggiornamento ( sabato 22 settembre 2007 )
 
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