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«La Resistenza fu anche guerra civile», Napolitano: il 25 aprile non è di parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 02 maggio 2008

Dino Pesole, «La Resistenza fu anche guerra civile», Napolitano: il 25 aprile non è di parte, basta con le denigrazioni, in «Il Sole 24 Ore», 26 aprile 2008, p. 12.

 

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Da un lato Giorgio Napolitano, che rifiuta nettamente le "denigrazio­ni" e parla del 25 Aprile come di una festa che «non può appartenere solo a una parte della nazione», ma deve pun­tare a ricomporre «in spirito di verità la storia della nostra Repubblica». Dall'al­tro Silvio Berlusconi, che giudica maturo il tempo perché l'anniversario rappre­senti «un salto di qualità verso la definiti­va pacificazione nazionale».

Valutazioni che traggono ispirazione da distinte motivazioni, storie politiche e personali, ma che puntano sostanzial­mente a un unico obiettivo: tentare, se possibile, di ricomporre in un'unica me­moria condivisa un passato, quale quello vissuto dal nostro Paese dopo l'8 settembre del 1943, che a distanza di oltre sessant'anni continua ad alimentare divisio­ni, accese polemiche, in una sorta di per­manente "guerra della memoria".

Napolitano invia il suo messaggio da Genova, e da garante supremo delle isti­tuzioni parla della necessità di trasmet­tere «nella sua interezza» l'esperienza vissuta in quel drammatico periodo in cui «l'Italia era divisa in due» fino alla Liberazione. Nella Resistenza, al di là di ogni retorica, Napolitano invita a valo­rizzare il contributo offerto sia dai partigiani che dai militari, sia dalle moltepli­ci forme di solidarietà popolare che si espressero ovunque in modo sponta­neo a sostegno dei partigiani e di quanti di rifiutarono di subire la chiamata alle armi con la Repubblica di Salò.

Il presidente della Repubblica cita il famoso saggio di Claudio Pavone dell'inizio degli anni ‘90 sulla «moralità della Resistenza», in cui per la prima volta da parte di uno storico di sinistra si sostenne la tesi che quella del '43-45 fu anche un guerra civile.

Profilo a lungo negato - osserva Napo­litano - e che accanto al mito della «Resi­stenza tradita» è servito ad avvalorare «posizioni ideologiche e strategie pseu­do-rivoluzionarie di rifiuto e di rottura dell'ordine democratico-costituzionale scaturito proprio dai valori della Resi­stenza». Al contrario, quella di Pavone è un'analisi «ponderata, che non confonde in alcun modo le due parti in lotta».

Per sostenere la sua tesi, il prossimo presidente del Consiglio richiama a sua volta un precedente che costituì una sorta di spartiacque proprio perchè proveniva da un autorevole esponente della sinistra.

Luciano Violante, nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera (era il 10 maggio 1996) si chiese se l'Italia non dovesse cominciare a riflettere «sui vinti di ieri, non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le par ti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà». Ora Berlusconi richiama quella presa di posizione per ribadire che la compren­sione verso le ragioni dei «ragazzi di Sa­lò», accanto a un passo esplicito che «sal­di il debito contratto con gli esuli istriano-dalmati», costituisce la «strada giusta che non può in alcun modo ledere l'orgoglio di chi combatté per la libertà contro la tirannia». Non è in discussione la grati­tudine verso «quei combattenti che pose­ro le basi per la libertà delle generazio­ni». Tuttavia «non c'è gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni».

La polemica politica era esplosa in mattinata, quando si era diffusa la notizia che Berlusconi aveva ricevuto a Palazzo Grazioli il neo eletto senatore del Pdl, Giuseppe Ciarrapico, fascista per sua stessa esplicita ammissione. Un gesto che all'opposizione, e non solo, è parso assai grave proprio per la coincidenza delle celebrazioni del 25 Aprile, giornata che il premier in pectore aveva annunciato di voler trascorrere lavorando in prevalenza alla definizione della squadra di Governo. Subito dopo la nota del suo ufficio stampa ne esplicitava il pensiero.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 maggio 2008 )
 
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