| La bufala di Odessa |
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| Scritto da Redazione | |
| venerdì 21 marzo 2008 | |
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Alessandro Melazzini, La bufala di Odessa. L'organizzazione per far fuggire i criminali nazisti in Sudamerica non è mai esistita, in «Il Sole-24 Ore», 16 marzo 2008, p. 39.
Il compito dello storico? Distruggere miti. Perché «la cattiva storia non è storia innocua», avverte Eric Hobsbawm, «ma storia pericolosa». E proprio a una tenebrosa leggenda contemporanea è dedicato l'ultimo studio del suo collega tedesco Heinz Schneppen: il mito dell'«Organizzazione Odessa». Dietro a questo nome si sarebbe celata per decenni una rete intercontinentale di aiuto e protezione tra nazisti costituita in prossimità della disfatta tedesca e inizialmente volta a favorire l'espatrio dei criminali di guerra in Argentina (Odessa und das Vierte Reich [Odessa e il Quarto Reich], Metropol, Berlino 2007, pagg. 280, € 19,00). Alla base di Odessa (un acronimo per definire l'Organizzazione delle SS) una conferenza di industriali tedeschi segretamente riuniti il 10 agosto 1944 presso l'Hotel Rouge di Strasburgo per volontà di Martin Bormann, segretario di Adolf Hitler, all'insaputa del Führer. Tra gli scopi della fantomatica organizzazione, oltre ad agevolare la fuga dei nazisti dalla Germania preparando il terreno con ingenti trasferimenti di capitali in Sudamerica, Spagna e Turchia anche quello, a guerra conclusa, di ostacolare il corso della giustizia nella neonata Repubblica Federale e sabotare lo Stato di Israele. A capo della poco rispettabile struttura pare vi fosse lo spericolato Otto Skorzeny, la SS che nel '43 con un'azione aerea liberò Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso. Principale via di fuga dei membri di Odessa il valico del Brennero. Una volta giunti in Italia i criminali nazisti avrebbero goduto di aiuti e supporto da parte del Vaticano e della Croce Rossa, grazie a cui sarebbero potuti discretamente sfuggire alla giustizia per riparare in Argentina. Tra i propagatori del mito di Odessa Simon Wiesenthal riveste il ruolo principale. Schneppen non discute gli onorevoli motivi del noto «cacciatore di nazisti» ma contesta la superficialità con cui egli trattò le proprie fonti, a cominciare da quell'informativa francese giunta ai Servizi segreti americani nel novembre del '44 e che diede inizio alla leggenda. Sebbene di tale documento sia stata accertata la falsità solamente di recente, sarebbe bastato un controllo critico dello stesso per fiutare la truffa. Tra i nomi degli industriali e dei manager elencati come partecipanti alla conferenza segreta, infatti, solo una minima parte è riconducibile a persone realmente esistite. E anche l'idea di tenere una conferenza segreta in un hotel appena due settimane dopo l'attentato a Hitler, in cui il Führer uscì salvo e determinato a sterminare chiunque sospetto di propositi disfattisti, risulta assai poco credibile. Senza poi contare che nel 1944 l'esportazione di ingenti capitali in denaro e titoli di credito dalla Germania era pressoché impossibile per via dello stringente controllo degli Alleati, esercitato anche sugli Stati neutrali. Quanto ai contatti italiani tra nazisti rifugiati in Nord Italia e poi riparati in Vaticano, sussiste un elemento di verità tuttavia poi ingigantito. È vero infatti che negli anni dopo il '45 il Sud Tiralo costituì un luogo ottimale per nascondersi e procurare documenti falsi sia per la tradizionale attività di contrabbando della regione, sia per la presenza di simpatizzanti nazisti, sui per il fatto che esprimersi in tedesco in quelle zone d'Italia non suscitava sospetti. E pure corrisponde a verità che alcuni elementi del clero cattolico, tra cui le suore tedesche di via Panizza a Milano e soprattutto il vescovo Alois Hudal, rettore del Collegio Germanico di Santa Maria dell'Anima a Roma, aiutarono attivamente i criminali in fuga perché nazisti si, ma soprattutto cattolici e anticomunisti. Prova ne è che Adolf Eichmann affermò di essersi voluto convertire al cattolicesimo per riconoscenza alla Chiesa sua salvatrice. Ma da questi singoli aiuti - indubbiamente sconcertanti - a ipotizzare l'esistenza di un'organizzazione internazionale specificamente appoggiata dal Vaticano mancano del tutto le prove. È invece comprovato che i servizi segreti della Germania Est cospirarono per attribuire allo Stato pontificio simpatie naziste. La verità è che in quegli anni migliaia e migliaia di «displaced persons» ricevettero assistenza dalla Chiesa cattolica. Ma le persone da aiutare erano così tante che, come si giustificò Karl Bayer, futuro segretario generale della Caritas Internazionale, non c'era tempo per controllare il passato di tutti, anche perché «se uno voleva raccontarci di essere nato a Viareggio - non importa se era nato in realtà a Berlino e non masticava una parola d'italiano - gli bastava andare in strada e avrebbe trovato dozzine d'italiani pronti a giurare per cento lire su una pila di Bibbie che era nato a Viareggio». Quanto all'Argentina di Perón, i motivi che indussero il Caudillo ad accogliere i nazisti non sarebbero tanto l'ammirazione per il nazifascismo o un ambiguo antisemitismo - Perón ostacolò l'emigrazione ebraica ma nominò ministri e ambasciatori ebrei - quanto un pratico calcolo: il Paese aveva bisogno di tecnici e personale qualificato, quindi si favorì l'immigrazione tedesca senza curarsi del passato degli sconfitti. Così avvenne per i tre casi più famigerati, quelli di Mengele, Eichmann e Priebke. Nonostante la mancanza di prove concrete, il mito dell'organizzazione Odessa, testimoniato negli anni passati anche dal successo di romanzi come Dossier Odessa di Frederick Forsyth, sembra tuttora permanere intatto. Quale il motivo di una simile vitalità, al di là della disinvoltura con cui Wiesenthal e molti storici hanno contribuito ad alimentarlo? Secondo Schneppen, alla base di tutto vi sarebbe il bisogno collettivo di credere al complotto, unito alla paradossale forza del mito. Perché, nonostante la razionalità porti spesso a conclusioni più sobrie, nessuno mai può riuscire veramente a confutare le convinzioni di chi crede in ciò che non esiste. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 22 marzo 2008 ) |
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