Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Leader e folla in delirio: ieri, oggi e sempre PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 21 aprile 2008

Giovanni Belardelli, Leader e folla in delirio: ieri, oggi e sempre, in «Corriere della Sera», 19 aprile 2008, p. 53.

 

 

Archiviate le elezioni, e con esse le op­poste propagande e tifose­rie, sarebbe utile interrogar­si su certe parole, aggettivi, verbi che forse era meglio non utilizzare. Si potrebbe anche farlo in modo non troppo serio e noioso, ad esempio a partire da un pic­colo divertissement che propongo alle lettrici e ai lettori. Si tratta semplicemente di in­dividuare, tra le due citazio­ni che seguono, quale appar­tenga a un articolo pubblica­to sull'«Unità» il 10 aprile scorso, in cui il direttore del giornale Antonio Padellaro descriveva i comizi di Veltroni («L'Italia bella che si fida di Veltroni»); e quale invece sia stato ripreso da uno dei numerosi testi che durante il Ventennio descrissero e cele­brarono il rapporto tra il Du­ce e gli italiani (I. Avetta, Mussolini e la folla, 1927).

«Lui, allenato, riesce a lasciare un segno su mani, guance, quaderni, foglietti, cartelli tricolori (...) mentre cammina veloce inseguito da un tumulto festoso che sta per accerchiarlo (...). È co­me se ciascuno stipulasse con lui un proprio contratto personale. Vogliono stringergli la mano, abbracciarlo, toc­carlo per dirglielo diretta­mente affinché resti un mes­saggio indimenticabile». «Suscita intorno a sé un deli­rio, un fremito, una commo­zione tali, che hanno cause più intime e più profonde. (...) Quando la folla è raccol­ta intorno a lui, sa di non es­ser mai una passiva ascoltatrice, ma di essere chiamata come ad un'opera di collaborazione». Nella prima citazio­ne si parla di Veltroni e nella seconda, dunque, di Mussoli­ni; ma se qualche lettore non avesse risposto esatta­mente al piccolo indovinel­lo, come non giustificarlo?

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 23 aprile 2008 )
 
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