| Legge sulla memoria, la Spagna riscopre le vittime rimosse |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 04 febbraio 2008 | |
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Antonio Carioti, Il film-inchiesta di Cremagnani e Deaglio sui 130 mila gettati nelle fosse comuni. I massacri nascosti di Franco. Legge sulla memoria, Un pettine, medagliette arrugginite, un crocefisso di legno, un paio d'occhiali rotti. Scorrono sul video le immagini degli oggetti ritrovati, insieme a una massa enorme di ossa umane, in una delle fosse comuni dove furono gettate le vittime del terrore franchista prima e dopo la guerra civile spagnola. Siamo alle sequenze iniziali del film-inchiesta L'ultima crociata (Luben Production), realizzato da Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio, che sarà allegato in Dvd al numero speciale per la giornata della memoria della rivista Diario, diretta dallo stesso Deaglio, in edicola da giovedì prossimo. Il documentario racconta come si è arrivati alla «legge sulla memoria» approvata il mese scorso dal Parlamento di Madrid. Tutto è partito dal basso, dai parenti delle innumerevoli persone (si calcola che nelle fosse comuni siano stati seppelliti circa 130 mila cadaveri) fucilate e fatte sparire nel nulla. È scesa in campo la «generazione dei nipoti», desiderosa di conoscere e far conoscere quella tragedia, dopo che i figli delle vittime, negli anni Settanta e Ottanta, avevano preferito non rivangare il passato, stringendo con i carnefici e i loro dissidenti un «patto dell'oblio» per assicurare l'uscita pacifica della Spagna dalla dittatura. Per certi versi, il lavoro di Cremagnani e Deaglio può apparire manicheo, perché presenta come uno scontro tra fascismo e democrazia un conflitto che ebbe caratteri assai più complessi. In realtà i fascisti della Falange erano solo una parte del composito fronte nazionalista che il generale Francisco Franco raccolse intorno a sé nel 1936, quando diede il via al colpo di Stato militare contro Tuttavia non c'è dubbio che i caratteri sanguinari del franchismo, anche per via della felice transizione alla democrazia gestita dal re Juan Carlos dopo la morte del despota nel 1975 vengono spesso sottaciuti. E al ricordo delle atrocità compiute in campo repubblicano, mantenuto vivo in particolare dalla Chiesa cattolica, che ha appena beatificato 498 dei circa 6.000 religiosi uccisi da miliziani di sinistra durante la guerra civile, si accompagna in genere un interesse assai minore per i crimini dai nazionalisti, di cui in alcuni casi furono vittime anche dei sacerdoti, specie nei Paesi Baschi ribelli al centralismo di Madrid. Cremagnani e Deaglio hanno quindi l'indubbio merito di mettere in luce le dimensioni enormi della strage, che si proponeva di estirpare dalla Spagna ogni traccia delle idee marxiste e illuministico-massoniche - oltre che dell'autonomismo basco e catalano - colpendo indiscriminatamente chiunque fosse sospetto di professarle. Non venivano risparmiate le donne e neppure i bambini, visto che in alcune fosse comuni si trovano anche scheletri di persone in età infantile. È interessante poi notare che il franchismo, malgrado l'ossequio formale ai valori cristiani che gli assicurò il pieno sostegno della gerarchia ecclesiastica nella sua «crociata» e oltre, assunse anche alcuni tratti razzisti. Il documentario si sofferma sull'opera di Antonio Vallejo Nàgera, capo dei servizi psichiatrici militari e accademico di gran fama sotto Franco, che riteneva il marxismo una malattia mentale trasmessa per via ereditaria. A lui si deve il saggio Eugenesia de la hispanidad y regeneración de la raza, secondo cui i sostenitori di idee progressiste erano discendenti dei marrani, ebrei solo apparentemente convertiti al cattolicesimo secoli addietro. Convinto fautore dell'eugenetica, predispose un programma in base al quale 10 mila figli di donne recluse per motivi politici furono sottratti alle madri. Un altro aspetto poco noto è la destinazione massiccia dei prigionieri repubblicani ai lavori forzati. Furono loro, in condizioni di vera e propria schiavitù, a edificare il ciclopico complesso monumentale in onore dei caduti nazionalisti del Valle de los Caidos, più grande della basilica di San Pietro dove è sepolto lo stesso Franco. Ma anche per vane altre costruzioni furono impiegati, a costo zero, gli oltre 80 mila forzati. Se ne giovarono per arricchirsi imprenditori senza scrupoli come José Banùs, artefice del porto di Marbella, di cui si dice che scegliesse gli operai schiavi «controllando le dentature e tastando i bicipiti».
La campagna dei nipoti Il 10 dicembre scorso il Parlamento spagnolo ha approvato in via definitiva la legge per la memoria storica, che contiene la prima condanna ufficiale della tirannia franchista. Essa prevede il riconoscimento dei diritti di chi fu perseguitato dalla dittatura; dispone la rimozione dei simboli franchismi dai luoghi pubblici; dichiara illegittimi i tribunali istituiti da Franco per colpire gli oppositori; facilita le ricerche nei luoghi dove si pensa ci siano fosse comuni di repubblicani uccisi. Tale provvedimento voluto dal primo ministro socialista Josè Luis Zapatero (lui stesso nipote di un fucilato) e osteggiato dalla destra, è il frutto di una lunga agitazione popolare guidata dal giornalista Emilio Silva. Fra le iniziative più vistose del movimento, la pubblicazione sulla stampa, a partire dal luglio 2006, di necrologi dedicati a persone uccise settant’anni prima. |
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 febbraio 2008 ) |
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