Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
L’ultimo fascismo. In eredità la democrazia bloccata PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 08 giugno 2009

Roberto Chiarini, L’ultimo fascismo. In eredità la democrazia bloccata. L'Italia è stata condizionata per mezzo secolo dalla minaccia della Rsi nel sistema politico, con destra e sinistra impossibilitate a governare e il centro «condannato» a farlo, in «Giornale di Brescia», 27 aprile 2009, p. 25.

 

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Ogniqualvolta ritorna la questione del «passato fascista che non passa», l'attenzione si appunta quasi esclusivamente sulla nostalgia, mai davvero spentasi tra le file della destra, nei confronti del Regime e, ancor più, della Repubblica di Salò. Si dimentica che la Rsi, oltre ad essere un mito per la destra, ha costituito una permanente minaccia nell'immaginario repubblicano per i democratici, finendo con il relega­re la destra nel ghetto. Il risultato è che la democra­zia italiana è stata per mezzo secolo bloccata, con destra e sinistra entrambe (pur se a diverso titolo) illegittime, impossibilitate cioè a governare, e il cen­tro viceversa «condannato» a farlo.

 

La stagione del Centrismo

 

Dopo l'esclusione, nel 1947, delle sinistre dal go­verno, la pregiudiziale antifascista ha continuato a discriminare la destra. Il clima imposto dalla guerra fredda ha spinto, però, ad enfatizzare la simmetrica e più stringente pregiudiziale anticomunista. Si può dire anzi che nella Dc si è fatta strada la preoccupa­zione di opporre un argine al comunismo chiaman­do a raccolta tutte le energie disponibili. Alla luce del sole il centrismo si contrapponeva tanto alla de­stra quanto alla sinistra. Al riparo dei riflettori, nei corridoi parlamentari e negli enti locali, si è per lo più resa operativa una collaborazione, anche se mai formalmente enunciata, tra centro e destre. La di­scriminante politica dell'anticomunismo ha fatto premio sulla discriminante etica dell'antifascismo.

Sul versante di destra, l'allarme anticomunista fa mettere in second'ordine le riserve di principio sull'Occidente democratico. Le opzioni più apertamen­te filofasciste si stemperano nel progetto di una «grande destra» mentre finiscono per essere marginalizzati i gruppi minoritari, il più famoso ed insie­me anche il più influente dei quali è destinato a di­ventare il Centro culturale «Ordine Nuovo».

 

Gli anni del Centro-sinistra

 

Il varo della formula governativa del centro-sinistra non avviene a caso all'indomani della sconfitta dell'esperimento Tambroni. La crisi del luglio 1960 dimostra che la Dc non può forzare là discriminante antifascista senza pagare pegno: senza perdere cioè la centralità nel sistema politico. Fallito l'assalto fi­nale al centro, cadono anche quasi tutte le roccaforti costruite in periferia da Msi e monarchici. L'anti­comunismo non è più in grado di reggere la strategia di un'unificazione interna della destra e di una saldatura della destra e di un saldatura della destra col centro.

Nel clima rinnovato della coesistenza pacifica il fronte anticomunista si disarticola sia in Italia sia all'estero. La destra che attinge le sue suggestioni culturali al patrimonio del Ventennio ed in particola­re alla Rsi, si divide tra la strategia micheliniana di un'aggregazione della destra al centro e la ricerca, confusa e solitaria ma tenacemente perseguita, di alternative «rivoluzionarie» e/o eversive alla temuta deriva comunista delle democrazie occidentali, di quella italiana in particolare.

La prospettiva di un ingresso della destra nostalgica nelle istituzioni non ha più alcuna possibilità di divenire praticabile. Viceversa il radicalismo estremista trova rinforzi nell'avanzata che i movimenti di liberazione nazionale realizzano negli anni Sessanta un po' ovunque (Africa, Asia, America Latina) e si esercita su un arco indistinto di strategie: quella extraparlamentare ed antisistemica di Ordine Nuovo, quella eversiva di Avanguardia nazionale, quella terroristica di nuclei più avventurosi, alcuni dei quali si fanno forza dell’appoggio fornito loro da settori dello Stato – italiani o stranieri – interes­sati a destabilizzare la democrazia (strategia della tensione), mentre altri si mettono sulla strada che darà vita, alcuni anni più tardi, alle organizzazioni terroristiche storiche della destra, come i Nar o Ter­za Posizione («spontaneismo armato» del 1976-'82).

La Solidarietà nazionale

 

Gli anni Settanta si aprono con il tentativo del Msi volto ad esercitare una pressione sul centro de­mocristiano per spingerlo a cooperare alla costruzione di un blocco d'ordine. La prospettiva propizia una ricomposizione delle diverse anime del partito (a partire da Ordine Nuovo) sotto la guida più intra­prendente di Almirante, mentre la frazione eversivo-terroristica del radicalismo di destra sembra per il momento fornire il carburante utile a tenere viva la fiamma dello scontro sociale e politico. La pro­spettiva si inverte, però, assai presto.

L'offensiva della destra si arena già nel '72 e la Dc si prodiga in tutti i modi per recuperare la sua cen­tralità anche a costo di istituire una forma di colla­borazione con il Pci. La solidarietà nazionale, sotto­scritta nel nome di una ribadita discriminante anti­fascista, spinge la destra verso addirittura l'illegalità, ragione questa di implosione dello stesso parti­to, scissosi tra sostenitori della linea di opposizione intransigente alla svolta a sinistra (il vertice guida­to da Almirante) e i fautori di un appeasement colla Dc nel tentativo di liberarla dal condizionamento del Pci (la «Democrazia Nazionale» di De Marzio, Nencioni e Delfino degli anni 1976-'79).

La delegittimazione della destra ripristina la logi­ca del bipolarismo operante negli anni Cinquanta. Questa volta, però, a danno - non più della sinistra - ma della destra.

 

 

La Seconda Repubblica

 

La caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, la Lega sono all'origine di una «rivoluzione politica» che culmina nell'avvio, mai completato, di una sor­ta di «democrazia dell'alternanza» fondata sul bipo­larismo. La crisi delle ideologie aveva già avviato nel corso degli anni Ottanta la progressiva integra­zione del Msi-Dn nel sistema democratico. Il rien­tro della storica formazione neofascista si comple­ta, però, negli anni Novanta con la sua reinvenzio­ne liberale, culminata nella nascita di An. È la pre­messa perché anche la nostra Repubblica abbozzi l'esperimento, appunto, di una democrazia dell'al­ternanza.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 06 luglio 2009 )
 
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