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Ma le foibe di Tito furono «pulizia politica» PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 21 marzo 2008

Dario Fertilio, Ma le foibe di Tito furono «pulizia politica», in «Corriere della Sera», 23 febbraio 2008, p. 47.

 

 

 

I fantasmi di Giado, il campo di concen­tramento italiano in Libia do­ve morirono di stenti più di 500 ebrei, continuano a tor­mentarci. In successivi artico­li firmati sull'Unità da Bruno Gravagnuolo, la vicenda vie­ne deviata però dal suo signi­ficato originale, di denuncia, e finisce per puntellare un'al­tra tesi: quella strage «fu una piccola cosa» in confronto ad altri misfatti commessi dai militari italiani in zona di guerra. Dunque, si parlereb­be di Giado, in Libia, per «ri­muovere» le responsabilità italiane nell'ex Jugoslavia. Le quali, poi, avrebbero «prepa­rato» le successive epurazio­ni, comprese le foibe.

Ma si dimentica che le eliminazio­ni nel campo libico di Giado inseriscono l'Italia fascista a tutti gli effetti, se ancora ce ne fosse bisogno, nel proget­to di sterminio complessivo degli ebrei. Rappresentano dunque una novità storica - come attestato dal libro-re­portage di Eric Salerno. Inve­ce il progetto di colonizzazio­ne dell'ex Jugoslavia, dell'Al­bania e della Grecia rientrava in un disegno politico, certo crudele, ma senza finalità di sterminio. Il rischio, di cui an­che l'attento collega Bruno Gravagnuolo dovrebbe rendersi conto, è quello di «giu­stificare» alla fine gli eccidi commessi dai partigiani di Tito in Jugoslavia - una puli­zia etnica e politica insieme - attraverso il riferimento obbligato ai crimini italiani. Come se una cosa «compen­sasse» l'altra. E come se, agli occhi dei partigiani comuni­sti, gli infoibati di qualsiasi nazionalità (italiani, croati, sloveni, cetnici, tedeschi) non rappresentassero anzitut­to avversari politici, da elimi­nare preventivamente in vi­sta della instaurazione del nuovo regime.

Ultimo aggiornamento ( domenica 23 marzo 2008 )
 
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