Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Milano: la polemica nel giorno dei defunti PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 03 novembre 2007

Luigi Bolognini, Monsignor Bottoni: non cadiamo nel relativismo della memoria. L' Anpi accusa: interessi miseri e di parte“I morti non sono tutti uguali”È polemica per l’assenza del sindaco alla commemorazione dei caduti,

in «La Repubblica», 2 novembre 2007, p. VII. 

È andata in scena senza il sindaco la cerimonia in onore dei caduti della Re­sistenza: unico rappresentante comu­nale il presidente del consiglio Man­fredi Palmeri (che ha ricordato Anto­nio Greppi, primo sindaco di Milano del dopoguerra, e il partigiano Giovanni Pesce scomparso a luglio). Un'assenza annunciata: Letizia Mo­ratti ha scelto di ricordare i defunti al cimitero Maggiore oggi alle 13, campo l, inaugurando una stele per i morti sul lavoro. «Nessun intento polemico, semplicemente si preferisce ricordare chi continua a morire ogni giorno», as­sicurano in municipio. Ma non basta a placare le polemiche. Il presidente dell'Associazione partigiani, Tino Casali, parla di «atteggiamento che non può trovare il nostro consenso. Mila­no, protagonista della Resistenza, non può essere messa in sordina da inte­ressi miseri e di parte. Letizia Moratti sarebbe dovuta essere qui. Le diamo appuntamento già ora per il 25 aprile. non prenda altri impegni». E il consi­gliere del Pd Andrea Fanzago recrimi­na: «Peccato che il sindaco non abbia ascoltato la coraggiosa, limpida e li­neare voce di monsignor Bottoni». Vero protagonista della cerimonia è stato infatti il rappresentante della Cu­ria, Gianfranco Bottoni, il cui discorso è stato più volte interrotto dagli applausi di partigiani, simpatizzanti dei partiti di sinistra (bandiere di Prc e Sd), comuni cittadini: «Un conto è la pietas religiosa, per cui tutti i morti sono uguali perché tutti accolti nella misericordia di Dio, un altro è la pietas civile mossa dal pur apprezzabile desiderio di promuovere la ri­conciliazione nazionale. Non tutti con la loro vita e la loro morte hanno voluto che la polis terrena fosse la casa di tutti. La ca­sa è di tutti se nessuno se ne appropria, come ha fatto il fascismo e ancora po­trebbe sotto mentite spoglie. Né qui né in altro luogo della nostra città medaglia d'oro della Resistenza il desiderio di ri­conciliazione deve portare a mettere tut­ti i morti sullo stesso piano, cadendo in una sorta di relativismo della memoria». Un accenno chiaro all'idea del Comune di raccogliere nel sacrario ai caduti di lar­go Gemelli le spoglie dei partigiani e dei repubblichini, idea che anche Casali (che chiama alla mobilitazione contro l'ipotesi che il Comune sfratti l'Anpi dal­la sede di via Mascagni) liquida come «of­fensiva, non si può fare un'ammucchia­ta tra chi voleva libertà e democrazia e chi le combatteva». Ma l'assessore ai Servici Civici Stefano Pillitteri, autore della pro­posta, tiene duro: «E chiaro e ovvio che hanno vinto i partigiani e le loro ragioni" non li equiparo ai fascisti. Ma è ora di superare le divisioni». E Carlo Fidanza, ca­pogruppo di An, rilancia: «Bene fa Mo­ratti a deideologizzare la ricorrenza dei defunti e a dedicarla ai caduti sul lavoro. Il nostro auspicio è che, in previsione del 25 aprile, si realizzi presto un monumen­to alla pacificazione nazionale». Infine, la replica a monsignor Bot­toni di Carlo Borsani, di An, il cui pa­dre eroe di guerra e aderente alla Repubblica di Salò, fu barbaramente uc­ciso: «La critica al relativismo per es­sere credibile non può cominciare fa­cendo lo struzzo anche con un pezzo della propria storia. Bisogna avere l'o­nestà e il rigore morale di denunciare che molti, seppur in buonafede, com­battevano in nome di un altro totalita­rismo ben più sanguinario di quello nostrano». 

Per duecento nostalgici mattinata a braccio teso

 

 Cantano commossi "salva l'Italia del duce sempre nell'ora di nostra bella morte". Partecipano alla messa in latino officiata dal sacerdote lefebvriano Ema­nuel Duchalard. E ricordano i 137 caduti della guardia nazionale repubblichina ­più gli altri delle Brigate Nere, della Etto­re Muti, delle Ss italiane, con il saluto ro­mano. Tende il braccio anche Umberto Maerna, segretario cittadino di Alleanza nazionale: «Lo scriva pure». Ma trai due­cento nostalgici del Ventennio che pian­gono i loro morti al cimitero Maggiore,la presenza degli esponenti di An suscita molti brusii. «La giunta di cui quel parti­to di traditori fa parte vuol trasferire nel sacrario le ossa dei nostri caduti - accusa Sauro Ripamonti, della rivista Rinascita - ma noi abbiamo organizzato una peti­zione per impedirlo: siamo già a quota 1.500 firme. Questo è un campo militare, per legge è un luogo di riposo perpetuo». Rassegnazione, invece, per l'assenza del sindaco Letizia Moratti: «Il suo prede­cessore, Gabriele Albertini, veniva sem­pre a onorarci della sua presenza anche se senza la fascia tricolore - commenta l'ex repubblichino Franco Bianchi - lei no, ma pazienza. Capisco che le cariche istituzionali debbano barcamenarsi».  

Maurizio Giannattasio, An: basta ideologie nel giorno dei defunti. Monsignor Bottoni: no al relativismo della memoria. L’Ulivo: più etica e meno proposte facili. Partigiani «dimenticati». Scontro Anpi-Moratti, Il sindaco non visita il Campo della Gloria,

in «Corriere della Sera», Corriere Lombardia, 2 novembre 2007, p. 2. 

L'aveva anticipata: «Sarà un primo novembre molta di­verso perché ricorderemo i morti sul lavoro». E così è sta­to. Ieri Letizia Moratti non si è presentata al tradizionale appuntamento al Campo del­la Gloria del Musocco. Al Mu­socco ci sarà invece aggi, ma per inaugurare la stele in ri­cordo dei caduti sul lavoro. Una scelta precisa. Che ha provocato la dura presa di po­sizione dell'Anpi: «È un atteg­giamento che non può trova­re il nostro consenso - attac­ca il presidente Tino Casali. ­Bisogna che ci si renda conta che Milano, capitale della Re­sistenza, non può essere mes­sa in sordina da interessi mi­seri e di parte». Ironicamen­te aggiunge: «Le diamo ap­puntamento per il prossimo 25 aprile così il sindaco sa che non deve prendere altri impegni». Replica la Cdl con Carla Fidanza, An: «Bene fa il sindaco a onorare i morti sul lavoro. La ricorrenza dei defunti va deidealogizzata. Il dibattito lo si faccia il 25 apri­le». Certo, la Moratti aveva dis­seminato di tracce la sua de­cisione. Maturata, forse, all’indomani del primo novem­bre dell'anno scorsa, quando rompendo un'altra tradizione inaugurata da Gabriele Al­bertini, non si recò al Campo 10 dove sono sepolti i repub­blichini. Ne seguì una polemi­ca con Carlo Borsani, figlio della medaglia d'oro Carlo Borsani, ucciso dai partigia­ni. La Moratti scrisse a Borsa­ni: «Creda che, dopo tanti an­ni, sia venuto il momento di "storicizzare" una pagina an­cora "aperta" del nostro tem­po perché non venga più usata, come oggi purtroppo an­cora accade, per strumenta­lizzazioni politiche legate al presente». Dopodiché, qual­che mese fa, la decisione, sua e della giunta di trasformare il Sacrario di Largo Gemelli, nel luogo della riconciliazio­ne dove ricordare tutti i mar­ti della guerra, repubblichini e partigiani. Ma è proprio questo «proget­to» a provocare la rabbia del­l'Anpi e la durissima presa di posizione di Monsignor Gian­franco Bottoni, oratore uffi­ciale della Curia: «In nome della mia fede cristiana pos­so essere spinto a considera­re i morti tutti uguali davanti a Dio. Ma questo non mi sot­trae dal senso della cittadi­nanza per la quale non mette­rò mai sullo stesso piano né troverei accettabile l'idea di seppellire o di onorare gli uni accanto agli altri i caduti su­gli opposti fronti della guerra di liberazione nazionale». E conclude: «Né qui né in altro luogo della nostra città me­daglia d'oro della Resistenza il pur apprezzabile desiderio di promuovere la riconcilia­zione nazionale dovrà portar­ci a mettere tutti i morti sul­lo stesso piano, cadendo in una sorta di relativismo della memoria». Replica Borsani: «Se si vuole davvero combattere il relativismo della memoria bisogna avere l'onestà e il rigore morale di denuncia­re che molti, seppur in buona fede, come peraltro era mio padre, combattevano in no­me di un altro totalitarismo che, storicamente si è rivela­to ben più sanguinario di quello nostrano. Non biso­gna fare gli struzzi davanti alla storia. Biso­gna dire la veri­tà». Ma quella del Sacrario del­la riconciliazio­ne una propo­sta «offensiva» anche per Casa­li: «Non si può fare un'ammuc­chiata tra chi cadde per la de­mocrazia e la li­bertà e chi quel­la democrazia e libertà vollero negare». «Pecca­to - ironizza An­drea Fanzago, Ulivo - che il sin­daco non abbia potuto ascolta­re quella rifles­sione che suggerisce una eti­ca di comportamento rispet­to alle polemiche o alle propo­ste facili e superficiali che spesso si sentono su questo argomento». «Siamo alle soli­te - conclude l'assessore di An, Maurizio Cadeo - Si parla tanto di riconciliazione ma è un percorso irto di difficoltà. Sono pessimista. Forse biso­gna aspettare che passi una generazione. O altrimenti piantarla con l'ipocrisia di di­re che bisogna cercare la ri­conciliazione».    

Ultimo aggiornamento ( sabato 03 novembre 2007 )
 
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