| Milano: polemiche sulla riconciliazione |
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| Scritto da Redazione | |
| domenica 04 novembre 2007 | |
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Sergio Harari, Polemiche sulla riconciliazione, Le azioni della memoria, in «Corriere della Sera», Lombardia, 4 novembre 2007, p. 1. Tutti i morti delle guerre, partigiani e repubblichini, tumulati insieme in un unico sacrario: è la proposta della giunta comunale milanese e del sindaco Moratti, che vorrebbe così testimoniare la raggiunta pacificazione e riconciliazione cittadina. L morti sono tutti uguali, ma come ha sostenuto monsignor Bottoni alla cerimonia del primo novembre in onore dei caduti della Resistenza «un conto è la pietas religiosa, per cui tutti i morti sono uguali perché tutti accolti nella misericordia di Dio, un altro è la pietas civile». Non si tratta di celebrare in modi diversi gli uni e gli altri, con più o meno onori, si tratta di rispettare la sensibilità delle famiglie e la storia individuale di ognuno. Voler cancellare a posteriori le azioni dei singoli seppellendo gli uni accanto gli altri non può rappresentare una misura della più o meno raggiunta pacificazione. Non credo sia tutto solo riconducibile a «da quale parte stessero» i nostri morti, o se stessero da una parte sbagliata ma fossero in buona fede, il punto è un altro: qual è la nostra concezione della memoria e del ricordo. La memoria dei nostri cari è fatta dalle loro azioni, piccole o grandi che fossero, che hanno lasciato una traccia indelebile nella nostra vita, nella nostra sensibilità, nel nostro modo di essere uomini e donne. Volere dimenticare l'individualità di ogni singolo, uniformando il ricordo in un «unicum» impersonale, svuota la memoria stessa e priva di significato la storia che i nostri morti ci tramandano. Quella stessa storia che raccontiamo ai nostri figli o che inconsciamente trasmettiamo loro nei nostri atti quotidiani, nei nostri sentimenti. Ogni morto ha insegnato qualcosa a chi rimane, che è il suo patrimonio, la sua memoria individuale; un ricordo senza distinzioni è la negazione dell'essenza stessa del ricordare. Tutti noi «siamo» anche per quanto abbiamo appreso dai nostri padri, dalle nostre madri, dalle loro scelte, dai loro insegnamenti, dalle loro sofferenze, volerli forzosamente uniformare a posteriori è un errore. La riconciliazione di un Paese non passa attraverso un livellamento della memoria. La sensibilità e il ricordo di chi ha visto soffrire e morire persone care vanno rispettate senza concedere nulla a un insensato ed insensibile relativismo della memoria. |
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 04 novembre 2007 ) |
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