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Mussolini e i grandi giornali degli anni Venti PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazioni   
martedì 25 dicembre 2007

Sergio Romano, Mussolini e i grandi giornali degli anni Venti,

 

in «Corriere della Sera», 27 ottobre 2007, p. 47.

 

 Ho letto l'articolo sulla vita di Luciano Frassati e mi permetto di osservare che andrebbe aggiunta qualche precisazione allorquando viene scritto che «pochi anni dopo la famiglia perdette il giornale, fagocitato dal regime». In effetti La Stampa, per un accordo fra Giovanni Agnelli e Mussolini, venne venduta alla Fiat (il regime quindi non ha «fagocitato», ma più semplicemente ne affidò la gestione e la proprietà a mani «amiche») e, inoltre, non si trattò di una «perdita» (in senso economico, anzi) dato che Alfredo Frassati incassò nell'ottobre 1926 la bellezza di 100.000 sterline e 2.410.609 lire.

Enrico Luksch Milano

 

 Caro Luksch, ...

non conoscevo la cifra incassa­ta da Frassati per il passaggio di proprietà e non sono in gra­do di verificarne l'esattezza. Ma è certamente vero che Mus­solini, per mettere a tacere la stampa di opposizione, si servì generalmente di mezzi soffici e indiretti. L'operazione gli fu re­sa più facile dalla volonterosa collaborazione di alcune gran­di famiglie che credevano nell'utilità del fascismo e a cui pre­meva avere buoni rapporti con il regime. Nel caso della Stam­pa poté contare sul senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat. Nel caso del Corrie­re, invece, fu aiutato dalle buo­ne disposizioni dei fratelli Cre­spi e dalla struttura azionaria dell'azienda.

 

Le azioni di cui Luigi Albertini era proprietario rappresen­tavano soltanto una minoranza, ma il contratto stipulato con i Crespi, e rinnovato da pa­recchi anni, gli conferiva tutti i poteri necessari per la direzio­ne, anche amministrativa, del giornale. Tuttavia, come accade spesso, soprattutto quando i rapporti sono fondati su una lunga consuetudine, il contrat­to non era stato registrato.

 

Nella sua biografia di Euge­nio Balzan (allora direttore am­ministrativo del giornale), Re­nata Broggini racconta che Ro­berto Farinacci, «ras di Cremona» e avvocato, scoprì l'imper­fezione e suggerì ai Crespi il ca­villo di cui avrebbero potuto servirsi per mettere Albertini con le spalle al muro e costrin­gerlo a vendere le sue azioni. Il prezzo, a quanto pare, fu fissa­to grazie all'intermediazione di Balzan e venne investito da Albertini nell'acquisto di una tenuta agricola a Torre in Pie­tra, nei pressi di Roma.

 

 Un'operazione analoga eb­be luogo qualche mese dopo per un altro grande quotidiano milanese dell'epoca, Il Secolo, concorrente del Corriere della Sera e tradizionale rappresen­tante della sinistra democrati­co-repubblicana. La proprie­tà, in questo caso, era nella ma­ni dell'editore Arnoldo Mondadori e del fondatore della Rina­scente Senatore Borletti. In una prima fase, il giornale cer­cò di approfittare delle difficol­tà del Corriere per prenderne il posto come primo quotidiano della città. Ma l'operazione fal­lì - ricorda Renata Broggini - per la spregiudicata abilità con cui Balzan difese le posizioni del suo giornale. Mondadori abbandonò la partita e Borlet­ti, rimasto solo con una impre­sa fortemente indebitata, deci­se di mettersi nelle mani dell'uomo che aveva abilmente fa­cilitato l'uscita di Albertini dal Corriere della Sera. Con l'aiu­to di Arnaldo Mussolini, fratel­lo di Benito, Balzan si pose al lavoro e riuscì a negoziare un'intesa che mise d'accordo quasi tutti i protagonisti della vicenda.Il Corriere assorbì il Seco­lo, ma a due condizioni, poste da Mussolini: l'assunzione di tutti giornalisti fascisti che la­voravano nel secondo quotidia­no milanese e una edizione po­meridiana. La seconda condi­zione rispondeva a un deside­rio che il capo del fascismo espresse in questi termini: «Non bisogna che tutto il pub­blico a-fascista sia interamen­te monopolizzato dal Corrie­re». Mussolini, in altre parole, non tollerava gli anti-fascisti, ma era disposto ad ammettere che una parte dell'Italia fosse e continuasse a essere a-fasci­sta. Alla fine dell'operazione tutti furono felici e contenti: Mussolini perché aveva esteso il suo controllo sulla stampa, Balzan perché aveva rafforza­to il Corriere, gli azionisti per­ché avevano salvato il loro de­naro e i giornalisti perché non avevano perduto il posto.
Ultimo aggiornamento ( martedì 25 dicembre 2007 )
 
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