| Mussolini, un processo da rifare |
|
|
|
| Scritto da Redazione | |
| domenica 30 settembre 2007 | |
|
La morte del Capo del fascismo. Il nipote del Duce vuole un processo: “Ucciso dagli inglesi”. Guido Mussolini chiede al gip di Como l ’acquisizione di alcuni documenti che dimostrerebbero la responsabilità di Churchill. In «Libero», 28 settembre 2007, p. 15. Dall’inviato a Como Miska Ruggerri Il feuilleton continua. Oltre sessanta anni di “rivelazioni”, con una valanga di diverse versioni (c’è chi ne conta ben 22, compresa persino quella del suicidio) e mille varianti, sui fatti di Dongo e Giulino di Mezzegra non hanno esaurito la curiosità degli italiani sulla morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci. Anche perché, in effetti, in un Paese dove non si riesce a capire chi abbia ucciso Chiara Poggi a Garlasco solo un mese e mezzo fa, la versione “ufficiale” del Pci (il Duce e la sua amante sono stati uccisi davanti al cancello della villa Belmonte, nel pomeriggio del 28 aprile 1945, da un comando di partigiani comunisti, guidati dal colonnello “Valerio”, cioè Walter Audisio, e dal commissario “Guido”, cioè Aldo Lampredi) mostra parecchie zone d’ombra e non c’è certezza neppure sul luogo e sulla data, per non parlare dell’ora, dell’esecuzione.Il feuilleton continua. Ieri mattina, davanti all’aula “Ulpiano”, al piano terra del Tribunale di Como, tra giornalisti e telecamere, si aggirava, con un faldone di carte un presunto “supertestimone”, Ernesto Volontè, che ha “litigato con i figli per parlare” e che è stato anche “picchiato da tizi in divisa per questo”. Raccontava di aver visto, 12enne, l’oro di Dongo e di aver sentito dal lago, all’altezza delle cave di Musso, le raffiche fatali all’1.15 del 29 aprile. Aggiungendo, come una ciliegina sulla torta: “La “Gianna” (nome di battaglia della celebre partigiana milanese Giuseppina Tuissi, ndr)? Mica è morta. È ancora viva e vegeta e abita in Valtellina”. Audisio non c’entra. Ma soprattutto c’erano Guido Mussolini, il figlio di Vittorio, con la moglie Rosa, gli avvocati Luciano Randazzo e Carlo Morganti, il 95enne Mario Nicolini, presidente nazionale dei reduci della Rsi, e gli attuali proprietari di Villa Carena presso Predappio. Tutti in ansiosa attesa della decisione del gip Nicoletta Cremona, chiamata a pronunciarsi sull’apertura di indagini sulla controversa vicenda (il pm Maria Vittoria Isella ne ha già chiesto l’archiviazione).Il feuilleton continua. Il nipote del Duce chiede a gran voce di poter finalmente sapere chi ha ucciso il nonno. Lo fa “per l’affetto che prevale sulla volontà storica” e perché “Audisio non è stato di sicuro”. Quindi si mette a raccontare della sua infanzia. “Non sapevo chi fosse mio nonno, per me era un nonno normale. Aveva una ciste sulla testa e io, ogni volta che lo vedevo, mi divertito a “suonarla” come fosse una sorta di campanello. E per questo mi diceva sempre: “Sei l’unica persona al mondo a cui io mi inchino”. Poi un giorno vidi dei fuochi d’artificio e chiesi il perché. “Festeggiano la morte di tuo nonno”, rispose mia madre. Il feuilleton continua. L’avvocato Randazzo che aveva chiesto (“i notabili del vecchi Pci sanno tante cose”) anche la convocazione formale di Giorgio Napolitano e Massimo D’Alema, che hanno declinato, e di Armando Cossutta, che neppure ha risposto, si dice certo dell’uccisione ad opera non di partigiani ma dei servizi segreti inglesi e al chiuso. Cita documenti privati americani, un filmino della fucilazione in mano alla Cia e un rapporto segreto di Togliatti a Stalin sulla morte di Mussolini, oggi conservato presso l’Istituto Gramsci. La pista USA Il feuilleton continua. Al giudice per le indagini preliminari il legale ha indicato come oggetti di investigazione suppletiva l’esame di tutti i siti internet provenienti da archivi americani, inviati dall’ambasciata Usa e contenuti nel fascicolo indagini; l’acquisizione con rogatoria internazionale del documento redatto da Charles Noel, alto commissario inglese per l’Italia dal 5 aprile 1944, e diretto a Winston Churchill, giacente presso l’Archivio di Stato britannico; l’acquisizione delle memorie del Duce redatte dal colonnello dell’Aeronautica italiana Virgilio Pallottelli (classe 1917) e pubblicate sul mensile “Storia illustrata” n. 322 (luglio 1985) e ecc.; l’acquisizione di tutti gli atti processuali relativi al processo padovano del 1957 nei confronti del Pci e della Delegazione Lombardia Brigata d’assalto Garibaldi per l’omicidio di Luigi Canali 8”il “Capitano Neri”) e di Giuseppina Tuissi (“Gianna”), i partigiani che tradussero Mussolini e la Setacci da Germosino a Giulino di Mezz’egra. Per il momento il gip Cremona si è riservata di decidere se archiviare il fascicolo o disporre un supplemento di indagine. Ma tanto il feuilleton continuerà in ogni caso. Claudio Del Frate, Como. «La decisione di eliminarlo fu presa a Londra». Chiesta l’acquisizione di una serie di documenti. «Mussolini, un processo da rifare» Il gup decide se riaprire le indagini sulla morte del Duce. In «Corriere della Sera», 28 settembre 2007, Corriere Lombardia, p. 13. Benito Mussolini, una storia che sembra non passare mai. Il Tribunale di Como discute se riaprire le indagini sulla morte del Duce? E subito un piccolo mondo si raduna nell’atrio del palazzo. Metti la versione ufficiale che non convince, metti il mistero infinito dell’oro di Dongo, i nuovi testimoni che spuntano anche dopo 62 anni, metti la fascinazione che Mussolini continua a esercitare, alla fine accade quanto segue: fuori dell’aula, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, si scontrano almeno cinque versioni diverse sulla fine del capo del fascismo. C’è quella ufficiale (Benito e Claretta uccisi dal “comandante Valerio” avanti alla villa di Giulino Mezzegra), quella dei legali della famiglia Mussolini (morte ordinata dai servizi segreti inglesi), quella di Domenico Morosini proprietario della villa-museo di Predappio («Fu ucciso da una raffica di mitra nel letto di villa Belvedere»), quella di Mario Niccolini, reduce della Rsi («Macchè, il Duce uscì con le sue gambe da Villa Belvedere») e infine quella di Enrico Viganò, ultimo teste venuto allo scoperto («L’esecuzione avvenne in una cava di Musso»).Insomma, è un giallo che anziché avviarsi a conclusione sembra perdersi lungo piste sempre nuove. L’ultima è appunto quella che Guido Mussolini, figlio di Vittorio e nipote del Duce è venuto ieri a Como a sottoporre ai giudici, assistito dagli avvocati Luciano Randazzo e Claudio Morganti. La tesi è la seguente: in archivi privati, principalmente negli Usa, esistono documenti in grado di provare che la morte di Mussolini non fu frutto di un azione partigiana, ma venne decretata ben prima della fine del conflitto dagli inglesi.«Quello del Duce – ha sostenuto ieri l’avvocato Randazzo – non è un omicidio semplice, ma premeditato. Dunque non coperto da amnistia o prescrizione. Senza contare che può essere contestato il reato di attentato a un Capo di Stato».I legali hanno chiesto al gup Nicoletta Cremona l’acquisizione di una serie di documenti, prima fra tutti una lettera inviata a Churchill il 5 aprile del ’44 da Noel Charles, definito “alto commissario della Gran Bretagna per l’Italia”: in quel foglio ci sarebbe nero su bianco la decisione di eliminare fisicamente Mussolini. Il nipote Guido chiede dunque che quelle carte vengano allo scoperto per via giudiziaria, riaprendo le indagini su quanto avvenne a Como e dintorni nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile ’45.Il pm Isella ieri in aula si è detta contraria alla “riesumazione” dell’ingombrante caso: codice alla mano, sia che venga presa per buona la versione ufficiale sulla fine del Duce, sia che si passi ad altre ipotesi, tutte ricadono sotto specie di reato annullate o dalla prescrizione o dall’amnistia Togliatti del ’46. Il Gup Cremona depositerà la sua decisione non prima di lunedì; l’atrio popolato di nostalgici, curiosi, storici più o meno improvvisati si svuota. Nessuno fa caso alla lapide che sovrasta l’ingresso dell’aula: ricorda la morte di Pier Amato Perretta “magistrato integerrimo e ribelle da sempre al fascismo” che “chiamò il popolo comasco alla lotta”. Il nipote: «Voglio chiarezza, in nome della storia» C’è un personaggio particolare arrivato ieri a Como per chiedere che venga fatta luce sulla fine di Benito Mussolini. Un personaggio che si appella al Tribunale perché a quei tempi lui aveva solo 8 anni e dunque ha ricordi piuttosto vaghi; ma soprattutto perchè l’uomo finito appeso a testa in giù a piazzale Loreto era suo nonno.Guido Mussolini oggi fa il pensionato e a differenza di altri componenti della sua famiglia ha sempre fatto vita molto riservata.Quello di ieri è in qualche modo il suo “debutto” a 70 anni, davanti a flash e taccuini.«Mi sono sentito in dovere di promuovere questa azione – racconta – dopo che è mancato mio zio Romano. Ho voluto raccogliere il testimone di chi deve tutelare la memoria del nonno in quanto ormai sono il più anziano dei suoi congiunti rimasto in vita. Sapete, noi Mussolini siamo una famiglia con spirito gerarchico», aggiunge fingendo di non capire il doppio senso. O semplicemente non capendolo. C’è curiosità di sapere se questa sortita giudiziaria è figlia di un bisogno politico o se c’entra di più la “mozione degli affetti”, il legame tra un nonno e un nipote. Guido fa capire che per lui i due aspetti non sono così distinti: «Al tribunale chiedo che sia fatta chiarezza in nome della storia e di tutti gli italiani. Ma anch’io, come discendente, vorrei sapere una volta per tutte chi è stato davvero a uccidere e fa uccidere mio nonno».Di quel personaggio che ha riempito piazze, cimiteri e libri di storia. Guido Mussolini conserva un ricordo che è innanzitutto intimo, familiare: «Quando lui era vivo ero solo un bambino e non mi rendevo conto che mio nonno fosse un Capo di Stato, non ne avevo affatto percezione. Di lui ho in mente le giornate passate a Villa Torlonia; facevamo assieme un gioco. Sul cranio calvo lui aveva una specie di ciste che io mi divertivo a toccare. Lui mi si avvicinava, si toglieva il cappello e mi lasciava fare. “Sei l’unica persona al mondo davanti alla quale mi inginocchio” mi diceva. Ecco, forse da quelle parole, si intuiva che fosse una persona importante».Dei giorni che segnarono la fine del fascismo e della guerra, Guido Mussolini ha ricordi ancora più vaghi: «La mia famiglia era arrivata proprio qui a Como, abitavamo a poche centinaia di metri dal tribunale. Ma mio nonno in quel periodo non lo vidi mai; l’ultima volta che lo incontrai, mi sembra che fossimo nella villa di Gargnano, sul lago di Garda. Avevo catturato una biscia d’acqua e corsi orgoglioso a mostrargliela; ma lui mi ordinò brusco di lasciarla andare».Della morte del Duce, Guido fu informato in un modo piuttosto singolare: «Tornando a casa una sera vidi in lontananza dei fuochi d’artificio. Chiesi cosa si festeggiava. “La morte del nonno” mi risposero. “Bè si vede che era una persona davvero importante” mi venne da rispondere». |
|
| Ultimo aggiornamento ( domenica 30 settembre 2007 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|





