
| Nazisti in Italia, commissione sotto tiro. Critiche al gruppo misto |
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| Scritto da Redazione | |
| giovedì 28 maggio 2009 | |
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Carioti Antonio, Nazisti in Italia, commissione sotto tiro. Critiche al gruppo misto. Gustavo Corni: studiosi tedeschi più qualificati dei nostri, in «Corriere della Sera», 3 aprile 2009, p. 49.
Piovono critiche sulla commissione di storici istituita dai governi di Roma e Berlino «con il mandato di un approfondimento comune sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli internati militari italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria». L’organismo, che si è insediato il 28 marzo presso il centro culturale di Villa Vigoni a Menaggio, sul lago di Como, comprende cinque membri italiani e cinque tedeschi. Sia i suoi scopi sia la sua composizione hanno suscitato perplessità. Tutto nasce da un sentenza della Cassazione che, nello scorso ottobre, ha accolto la richiesta di risarcimento rivolta alla Germania da parenti delle vittime della strage nazista di Civitella (Arezzo). A ciò si aggiungono le rivendicazioni degli ex internati militari (Imi), soldati e ufficiali dell’esercito italiano catturati dalla Wehrmacht dopo l’8 settembre 1943, ai quali non fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra: persone sempre escluse dalle varie forme d’indennizzo accordate dal governo tedesco alle vittime del Terzo Reich. Contro il verdetto della Cassazione le autorità di Berlino rivendicano un principio d’immunità per il quale nessuno Stato può essere chiamato a rispondere per i suoi atti sovrani da tribunali stranieri. In caso contrario, notano i tedeschi, ogni governo del mondo potrebbe essere subissato da richieste di risarcimento avanzate da chi ha subito atrocità ad opera delle sue truppe in tempo di guerra. Quindi la Germania ha presentato un ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, chiedendo l’appoggio dell’Italia. E al vertice bilaterale di Trieste, il 18 novembre, i due ministri degli Esteri, Franco Frattini e Frank-Walter Steinmeier, hanno emesso una dichiarazione da cui risulta che «l’Italia rispetta la decisione tedesca» di fare ricorso all’Aja. Al tempo stesso, hanno deciso di istituire la commissione con i compiti di cui si è detto. Una soluzione che non convince Enzo Collotti, uno dei massimi esperti italiani di storia tedesca: «Che scopo ha questo organismo? Le questioni giuridiche, com’è ovvio, esulano dalle sue competenze. E l’esplorazione dei temi storici spetta agli studi e ai convegni, non è materia per una commissione ufficiale. Temo che ne verrà fuori una visione più equilibrista che equilibrata: nella sostanza è un modo elegante per schivare un problema spinoso. Inoltre la debolezza della rappresentanza italiana, rispetto a quella tedesca, mi sembra un sintomo di scarsa convinzione». Qui emerge un altro genere di dubbi. Si osserva che i membri tedeschi della commissione (Wolfgang Schieder, Lutz Klinkhammer, Gabriele Hammermann, Thomas Schlemmer, Hans Woller) sono nomi noti nella comunità scientifica, autori di opere importanti sui rapporti tra Italia e Germania in guerra. Non tutti i rappresentanti italiani, sostiene lo studioso del Terzo Reich Gustavo Corni, vantano titoli analoghi: «Quando un collega tedesco mi ha mostrato l’elenco, sono rimasto perplesso. Ne conoscevo solo tre: gli storici Paolo Pezzino e Carlo Gentile, che si sono occupati di stragi naziste, e il professor Aldo Venturelli, un valido studioso di letteratura tedesca, non di storia, ex direttore di Villa Vigoni. Gli altri due mi erano ignoti. Poi ho appreso che Mariano Gabriele, copresidente della commissione insieme a Schieder (figura accademica di grande rilievo in Germania), è uno specialista di storia navale, autore di saggi sulla marina militare italiana. Mentre Valeria Silvestri è una giovane studiosa di Diritto internazionale, che ha dedicato la sua tesi di laurea al tema degli internati militari. Salta agli occhi lo squilibrio rispetto ai membri tedeschi. Questa iniziativa era una buona occasione per dissipare le incomprensioni tra i due Paesi, ma l’Italia l’ha sprecata, dimostrando ancora una volta di non saper fare politica estera». Il copresidente della commissione, Mariano Gabriele, nega l’addebito: «Tutti abbiamo studiato i rapporti italo-tedeschi e i nostri profili, pubblicati nel sito web di Villa Vigoni, lo dimostrano. Inoltre non abbiamo il compito di produrre ricostruzioni specialistiche dei fatti, gia ampiamente esplorati. Dobbiamo invece ragionare sui diversi punti di vista delle due nazioni, per superare i pregiudizi reciproci e costruire una memoria condivisa». Nello stesso senso va la replica raccolta dal Corriere presso la Farnesina. Si ricorda che Venturelli ha una lunga esperienza di mediazione culturale tra Italia e Germania, mentre Valeria Silvestri ha prodotto una tesi molto apprezzata su un argomento poco trattato dalla nostra storiografia accademica. Si aggiunge poi che i membri italiani sono stati designati dal ministro anche sulla base delle indicazioni fornite dalle associazioni degli ex internati, che era giusto coinvolgere in un caso del genere. La circostanza è confermata da Enzo Orlanducci, segretario dell’Associazione reduci dalla prigionia (Anrp), che però avanza forti riserve su tutta l’operazione: «Ci è stata chiesta una rosa di nomi e ne abbiamo elencati alcuni, tra cui Valeria Silvestri. Riteniamo utile il lavoro della commissione, ma disapproviamo il modo in cui Frattini è parso avallare la posizione tedesca sugli indennizzi. Non vorremmo che la ricerca della memoria comune servisse da cortina fumogena per coprire l’ingiustizia subita dagli internati militari italiani». |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 30 maggio 2009 ) |
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